sabato 16 maggio 2015

La Sanfelice - Alexandre Dumas

Grandioso. Sin dalle prime pagine.
Superiore a I tre moschettieri e forse anche a Il Conte di Montecristo, in qualità come in quantità. Eppure è un libro sconosciuto ai più, anche quelli che hanno visto lo sceneggiato tv anni ‘60, per la maggior parte ignorano che il romanzo da cui è tratto sia di Dumas.
Di quelle letture che quando uno alza la testa dalle pagine, non si ricorda più dov’era (di solito uno vive la sua giornata e poi si chiede “a che punto ero rimasto con il libro”, qui uno legge il libro e poi si chiede “a che punto ero rimasto con la giornata“).
Uno stile impeccabile, moderno e ottocentesco al tempo stesso, e anche molto cinematografico: le panoramiche per descrivere i paesaggi, gli stacchi dei capitoli, il modo di introdurre i personaggi, di iniziare i dialoghi.
Un contenuto che definire ricco è poca cosa. Dumas qui ha eseguito un lavoro minuzioso di storico, ha raccolto documenti che prima non erano stati mai consultati, intervistato gli anziani che hanno vissuto gli eventi in prima persona, e i loro figli, proprio come la Mitchell per raccontare la guerra di secessione americana. La storia di Luisa e Salvato è  solo la punta dell’iceberg - mi si passi il paragone per dare un'idea delle dimensioni - il grosso del lavoro, la sostanza, è quella che sta sotto.
Ancora una volta si può constatare come là dove la storia scrive pagine di guerra terribile, il bravo scrittore sa trarne le sue pagine migliori, ed il grande scrittore sa trarne i suoi capolavori. E in questo senso non c’è dubbio che Napoleone abbia dato un notevole contributo, alla letteratura come e forse più che alla storia.
Oltre a tutto quello che già sapevo di poter trovare in Dumas (l’intreccio, l’intrigo, i personaggi dal forte carattere, i duelli, i palazzi sontuosi, ecc.) c’è il piacere dell’obiettività con cui l’italianità viene descritta e spiegata, secondo il punto di vista dello straniero che qui ha vissuto per diverso tempo. Descrive un’Italia finalmente non più come un luogo esotico dove lo straniero viene in vacanza ma come un paese, un paese europeo qualsiasi, con i suoi tanti pregi e i suoi tantissimi difetti.
Si impara di più sulla città di Napoli - la sua storia, la sua geografia, i suoi monumenti, la sua gente, le sue tradizioni - leggendo questo libro che non con una visita in loco. D’altra parte Dumas ha vissuto la Napoli del 1860, ha raccontato la Napoli del 1799, ma è comunque tutta attualità perché, come per il resto dell’Italia, non è che le cose siano cambiate granché. Al termine della lettura, Napoli apparirà al lettore come minimo sotto una luce completamente diversa rispetto quel che gli appariva prima di iniziare il libro.
Nelle prefazioni e postfazioni si parla di innalzare il romanzo all’altezza della storia, innalzare la storia all’altezza del romanzo… e qui c’è di che disquisire all’infinito.

Nessun commento:

Posta un commento