All lost, nothing lost.
La prima lettura risaliva a così tanti secoli fa che il ricordo era più che sbiadito, pressoché annichilito. Alcuni dettagli non li ricordavo affatto, altri me li ricordavo male. Del resto, ho pagato anche io lo scotto di ritrovarmi a leggere in gioventù quella che veniva comunemente propinata come letteratura per giovani per il semplice fatto che i protagonisti sono dei giovani... che stupidata pazzesca.
In tempi molto più recenti - dicembre '21 - ho letto e amato Gli occhiali d'oro, e mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano Il Giardino. E infine, alcuni giorni fa mi è venuto in mente che la luce dell'autunno, o ancor meglio l'estate dei Cosacchi, è perfetta per leggere o rileggere Bassani. E poi volevo ritrovare quel passaggio in cui Micòl dice che gli amici, le persone affini, sono l'una a fianco dell'altra, mentre amanti e innamorati sono l'uno di fronte all'altra. La cosa non è universalmente vera ed esatta, ma qualche volta in effetti le cose funzionano così.
Uno dei dettagli che proprio non mi ricordavo era il tono ironico: a tratti pare quasi Buzzati. Incredibile l'agilità con cui passa dal tono ironico al tono malinconico, con il lungo periodare arzigogolato riesce a ricamare, girare intorno al concetto, dire le cose senza dirle veramente... il punto qual è: i contemporanei, quando si cimentano nei barocchismi del dire per non dire, del non dire per sottointendere, and so on, novantanove volte su cento finiscono per impantanarsi e scrivere obbrobri. E invece Bassani riesce alla perfezione. Tutto qui, semplicemente. Eh, dici poco.
Più in generale, guardando al contenuto oltre che alla forma, questo è quel che veramente corrisponde alla tanto abusata definizione di "piccolo gioiellino", lieve e profondo al tempo stesso, semplice ma anche sofisticato, storia d'amore ma anche di formazione e anche di politica e di Italia, molteplici livelli di lettura perfettamente incastrati tra loro, perfettamente coesi e che si supportano a vicenda. E ovviamente, come già osservato ne Gli occhiali d'oro, c'è la ricostruzione dell'orlo del baratro, della fine di un'epoca, una ricostruzione fatta interamente di sensazioni e sottointesi, solo in un paio di momenti si permette di usare le parole esplicite, che fanno allora l'effetto di vere e proprie stilettate (e a proposito del tema "fine di un'epoca, malinconia del passato": non sorprende che sia stato proprio Bassani tra i primi a cogliere il potenziale de Il Gattopardo).
Poi chiude in tono pacato, come se fosse facile raccontare la storia della propria giovinezza dandole un senso e dandosi un limite. Questo è quello che fanno i fuoriclasse, fanno una cosa difficile e te la fanno sembrare roba facile e semplice.
Chissà come nasce e perché una vocazione alla solitudine.