lunedì 2 marzo 2026

Il Dottor Živago - Boris Pasternak

 Acquistato e letto per la prima volta nel duemila o qualcosa giù di lì, sapevo bene che da allora non me ne era rimasto un bel niente - lettrice malmatura! - e le cinque stelle erano state assegnate puramente d'ufficio, le immagini del popolare film con i popolari attori avevano rapidamente rimpiazzato qualsivoglia ricordo della lettura. Andando avanti con gli anni, era dal 2020 che mi riproponevo di rileggerlo, e finalmente mi ci sono messa. E quanto ho fatto bene.


Come (purtroppo) spessissimo accade, il film è obbligato a semplificare, appiattire, accelerare, eliminare personaggi ed episodi e soprattutto sensazioni.
Al di là del piacere di leggere la storia che tutti ben conoscono e che non starò qui a ripetere, con personaggi che si fanno a loro modo amare, con ambientazioni poetiche che vengono ancor più poeticamente descritte, al di là di tutto ciò, mi sono gustata una lettura squisitamente dostoevskiana - un aspetto che all'epoca della prima lettura non avrei potuto cogliere né tantomeno apprezzare. Di più, vi si trovano sia Tolstoj che Fëdor Michajlovič.

Altre osservazioni: romanzo antico e moderno al tempo stesso. I dialoghi sono teatrali e pomposi, e lo stesso dicasi per certe poeticherie nelle descrizioni; però le riflessioni che Zivago va di man in mano facendo sulle varie parti della società in disfacimento/rifacimento, queste sono estremamente attuali; ed anche il personaggio in sé, con i moti del suo animo e le sue incertezze e le sue ingenuità, tutto questo rappresenta un lato moderno dell'opera. Anche la figura di Antipov/Strelnikov, corrisponde ad un archetipo antichissimo eppure ancora così moderno: il mite che per delusione ed esasperazione diventa una furia; è anzi una figura postmoderna perché di solito il supereroe è un mite che con la trasformazione acquista forza ma rimane sempre nel solco della bontà, qui invece c'è un passo in più. In letteratura così come nel cinema è raro trovare sviluppata fino in fondo la figura di quello che "era meglio non farlo incaxxare".
Le figure femminili sono ben complesse, non c'è nessun angelo e nessuna strega, hanno tutte le loro cento peculiarità e sfaccettature.
E che dire di Komarovskij: un avvocato faccendiere che con agilità funambolica e abilità diabolica sa mescolare politica e finanza e bella vita; e sa riciclarsi con tutti i governi, tutti i regimi, tutte le stagioni. Sull'attualità di questo credo che non ci sia niente da aggiungere né da spiegare.

Il discorso politico: il protagonista (e dunque il romanzo) non ha un'opinione univoca e monolitica sulla rivoluzione, ne sviscera gli aspetti sottolineando tanto quelli buoni quanto quelli negativi, all'inizio ne è entusiasta e invece poi si ricrede e non vorrebbe più averci a che fare; e si può ben comprendere come la cosa all'epoca non abbia suscitato troppe simpatie nel regime, comunque quel che oggi resta a noi posteri è un discreto esercizio di lucidità e obiettività.

Per dire il vero i due protagonisti sono tutt'altro che perfetti: nella seconda metà del romanzo iniziano a parlare e a comportarsi in maniera più che volubile, sembrano sotto l'effetto di qualche strana sostanza. Mi si potrebbe replicare che questa volubilità è un qualcosa di realistico, perché nella realtà succede effettivamente che le persone si comportino in maniera volubile, specialmente in condizioni di crisi e/o emergenza. Eppure questo loro continuo ondeggiare da una risoluzione all'altra, da uno stato d'animo all'altro, mi dà una sensazione fastidiosa, crea un'indeterminatezza che toglie un po' di piacere alla seconda parte della lettura, come se l'autore dopo un inizio magistrale e dopo aver creato due ottimi protagonisti, non sapesse più bene cosa far loro fare.
Eppure eppure, questo Zivago, sarà volubile, sarà un indeciso, ma è pur sempre un disertore e un fuorilegge, insomma un prototipo di eroe romantico.

E a tal proposito: qual è il vero tema del romanzo?
- Rivoluzione di Ottobre?
- La guerra in generale che stravolge le vite non solo con gli ammazzamenti e la distruzione ma anche con il sovvertimento di ogni regola e meccanismo della quotidianità, trasformando così in zingari quelli che in teoria (in partenza) avrebbero dovuto essere dei piccoli e semplici borghesucci?
- O ancora: l'amore quello fulmineo, che si brucia in pochi giorni ma che dà senso a tutta una vita, anche quando (soprattutto quando) quella stessa vita fa disperdere per sempre i due amanti?
- O ancora: è tutta un'allegoria e l'amore ancestrale e contraddittorio che Zivago prova per Larisa non è altro che la rappresentazione di quel che l'autore prova per la sua patria?

- nota a latere: è il prototipo di romanzo ferroviario, qui bene o male tutto ruota intorno alle ferrovie e ai ferrovieri.

Comunque sia, il giuoco è facile: più sfaccettature, più interpretazioni, più stelline.

domenica 8 febbraio 2026

Middlesex - Jeffrey Eugenides

 Mia mamma ha lavorato per anni nel reparto pediatria della clinica universitaria, e sentendola parlare con altri (con me non avrebbe osato mai e poi mai intavolare l'argomento, né quando ero bambina, né da ragazzina, e nemmeno ora che sembro vecchia come e più di lei) l'ho sentita dire che ha avuto occasione di vedere di persona diversi casi di bambini in cui erano presenti contemporaneamente - in modalità diverse, spesso e volentieri con malformazioni - sia gli organi femminili che quelli maschili; un'esperienza che oggettivamente non avrebbe avuto modo di fare lavorando in altri reparti.


Il protagonista e voce narrante di questo romanzo è uno di questi strani casi di persone che si tirano dietro un gene impazzito. Raccontare di un ermafrodito permette di apparecchiare argomentazioni circa l'annoso dilemma se nelle differenze di genere contino di più la biologia con la genetica oppure l'educazione ricevuta e le influenze dell'ambiente circostante al giovane in questione.
Ma il romanzo non racconta solo di questo: è più corretto dire che a partire dal gene impazzito prende le mosse (o la scusa) per raccontare una saga familiare ultra-classica. In questa saga non si parlerà solo di sesso, di genetica, di rapporti familiari ma anche di emigrazione, diaspora e nostalgia. Razzismo e integrazione e religione e guerra, cronaca, politica.
Apparentemente molti punti in comune con Birds without wings di De Bernières.
In comune con De Bernières, apparentemente, ha anche la passione per la Storia. Quando racconta macro-eventi sa farti sentire l'ampio respiro del discorso, quando si sofferma su micro-episodi prova a trasmettere il gusto per il cammeo.

Dunque, tanti aspetti positivi. All'inizio mi piaceva, poi per lunghi tratti mi ha annoiata, e ad un certo punto mi sono resa conto che ci stavo tirando in fondo per il solito senso del dovere ma di sapere cosa doveva succedere alla/al protagonista non me ne fregava più niente. Forse per via di un sovraccarico di dettagli, microstorie, cammei, e in più l'ironia, gli ammiccamenti al lettore, flashback e flasforward e poi di nuovo riassuntino del flashback... insomma, tutto un po' troppo.

Quando poi l'autore inizia a sentirsi in obbligo di fare una cronaca spicciolo-politica della città di Detroit suddivisa per anni, come fa certe volte Scurati, come se fosse una cronaca e non un romanzo, allora la lettura assume connotati tragicomici, perché sembra quasi che ci fosse dello spazio da riempire e qua non si sapeva più come riempirlo.

domenica 25 gennaio 2026

Il Dio dei Boschi - Liz Moore

 Nelle primissime pagine ho incontrato un paio di periodi pasticciati che mi hanno fatto storcere il naso. Ma per fortuna era un episodio quasi del tutto isolato: proseguendo ho trovato una scrittura tra il buono e il discreto, temi interessanti, personaggi ben pensati e ben delineati. Lo schema del thriller è quello super-classico, e a voler esser pignoli ci sono tanti personaggi stereotipati e tanti luoghi comuni, ma ciò che conta e che mi fa apprezzare la lettura è che sia ben fatto il contorno. In questo contorno ci sono temi e ambientazioni tipici americani; noto numerosissime assonanze e somiglianze con Amity Gaige, con Joyce Carol Oates, Joe Wilkins. La location del campeggio estivo mi ha fatto ripensare - con un mezzo sorriso -  persino a un giorno questo dolore ti sarà utile. Gli ingredienti sono tanti e tutti interessanti, ben trattati e tutto sommato senza calcare eccessivamente la mano: la famiglia e la sua storia e il suo territorio, rapporti genitori-figli, rapporti di amicizia tra adolescenti, rapporto con la natura selvaggia, le dipendenze da alcool e droga, i rapporti tra persone ricche e persone di estrazione sociale più bassa. La detective alle prime armi che però sa seguire intuizioni più brillanti dei colleghi maggiormente anziani ed esperti -  e il serial killer che è certamente cattivo e pericoloso ma che ha anche un lato buono e persino comprensivo, questi due ingredienti sembrano mutuati abbastanza direttamente da Il silenzio degli innocenti. Eppure il finale si dimostra un po' diverso dal solito - un po' tanto - per cui è in grado di riscattare gli stereotipi visti fino a quel momento. Quattro stelle complete.

sabato 10 gennaio 2026

Il segreto di Luca - Ignazio Silone

 Di Ignazio Silone avevo letto qualcosa tantissimissimi anni fa, e mio malgrado devo ammettere di ricordarne poco o niente. Anzi, proprio niente. Dunque, si riparte da zero.


Ora, tutto mi aspettavo tranne che trovare un giallo/noir con una spruzzatina di gotico. E parlando di giallo/noir: tutto mi aspettavo tranne che mi piacesse. E proprio per questo, mi aspettavo che la matassa si sbrogliasse in maniera geniale e perfetta, e invece alla fine i gesti ed i comportamenti si rivelano in qualche caso un tantino forzati. La scrittura, d'altronde, è davvero di livello superiore. I dialoghi in qualche passo suonano un poco teatrali, ma che importa se raggiungono il loro scopo, non solo di raccontare una storia ma dipingere un quadro completo.
Il meccanismo è ben oliato e ben architettato: i dettagli dell'inquisitoria vengono svelati poco a poco. I primi capitoli contengono un'immagine tanto veritiera quanto impietosa della politica di livello locale, per la precisione a livello del piccolo comune. Il nuovo parroco che ha come ideale religioso l'incremento edilizio. E poi l'anziano giudice che esibisce la sua falsa modestia come un pavone che fa la ruota. I paesani con le loro paturnie e manìe e superstizioni, disposti a perdonare un adulterio, capaci eventualmente di comprendere persino un ipotetico omicidio, ma impossibilitati a concepire i sentimenti di caratura superiore. Il partito che si propone (o impone) come nuova religione. C'è ironia pur senza fare parodia, direi che c'è quasi quasi una parentela con Guareschi.

Media aritmetica di tutto quanto sopra: quattro stelle.

venerdì 2 gennaio 2026

Diario di un uomo superfluo - Ivan Sergeevič Turgenev

 Del ritrovarsi descritti in modo impietoso - per quanto talentuoso.