martedì 23 giugno 2026

Ferito a morte - Raffaele La Capria

 Which witches wishes?


Questo è quello che ci si aspetta da uno Strega: se proprio non è da cinque stelle, per lo meno son quattro e mezza. Ma anche no: dopo un intero pomeriggio trascorso a "rovistare" il romanzo per analizzarlo alla luce dei saggi in appendice, facciamo che qui le cinque stelle ci sono eccome.

Sorpresa, sorpresa: un libro celebre che è ormai divenuto un classico degli anni duemila - e sto parlando de La vita in tempo di pace di Pecoraro - scopro solo ora quanto sia debitore a questo classico e premio Strega degli anni sessanta: è evidente come Pecoraro si sia ispirato da qui per il tono della narrazione, la struttura (zompettando dalla prima alla terza persona e viceversa); chiamare la città non con il suo proprio nome bensì con un appellativo simbolico e descrittivo; e tutto sommato anche per temi e vicende e contenuti.
Comunque sia, quanto mi era piaciuto quello, tanto e a maggior ragione ho apprezzato questo.

La mescolanza/sovrapposizione di flussi di coscienza ne fa un quadro cubista. L'ambientazione partenopea fa sì che i toni del quadro siano essenzialmente il blu del mare, il turchese del cielo, l'argento dei pesci, i toni terrosi del tufo. Il bianco delle ville a picco sul mare, il nero antracite ruvido degli scogli. Niente male per una lettura a cavallo del solstizio.

La ferita del titolo altro non è che un malinconico e gattopardesco modo di considerare la città di Napoli: "Viviamo in una città che ti ferisce a morte o t'addormenta, o tutt'e due le cose insieme."

La trama è nebulosa finanche insignificante, come altri premi Strega di quegli anni. Anzi, qui ancora meno, è una non-trama con un non-protagonista, qui gli unici temi e unici protagonisti sono Napoli e il trascorrere del tempo. Ci sono persino riferimenti alla rivoluzione del 1799 (che non avrei saputo cogliere se non avessi letto La Sanfelice, Dumas Santo Sempre).
" ... inutile è ostinarsi, mai più, mai più uno di quei giorni di prima, uno solo, ritroverai per caso una mattina. Tieniti quello che ti spetta, ad ognuno il suo, solo il modo è diverso, fanne un mistero se vuoi ma non un dramma, vivi se ti va, e se ti va di lasciarti morire, lasciati morire."

L'esperienza della guerra non ha, per questi ragazzi, il peso che ci si aspetterebbe e che invece si trova in altri libri che descrivono quegli anni: i bombardieri che passano sopra le loro teste sembrano più che altro un temporale estivo, ci si ripara un attimo aspettando che passi. Ma credo sia una cosa voluta, una parte non irrilevante della napoletanità. Uno potrebbe dire alzando le spalle: ...so' guaglioni...

L'alternanza tra discorso diretto e indiretto, l'altalenanza prima/seconda/terza/quarta persona, tutto questo si riesce a seguirlo e crea una bella coralità. Piuttosto ho rischiato di far fatica a tenere a mente la ridda (o mitragliata) di nomi di personaggi e comparse e comparsate varie, ma d'altro canto è un testo breve, rischio scongiurato.

I piani temporali sono sfalsati e procedono in una continua sovrapposizione.
Il lessico è particolarmente levigato e ricercato e giocoso, anche quando a parlare/pensare sono personaggi di popolo e un po' ignoranti, il lessico è comunque frutto di attenta scelta - e in ogni caso una scelta sempre attinente e pertinente con il personaggio.
Non solo gioca con le parole, ma sa anche fare auto-ironia: se da un lato si attarda in descrizioni perfettamente hemingway-ane, poi dall'altro lato si prende in giro da solo facendo dire a Ninì: "Pure se ha letto tutto Hemingway, sempre ridicolo è."
Se fossi un'esperta e/o intenditrice, potrei azzardare di scrivere che è un perfetto prototipo di romanzo postmoderno. Condensato in poche pagine.

Ma siccome non la sono, mi limito ad annotare:
- qualche volta so trovare soddisfazioni al di fuori della mia comfort zone, e già questo è un poco di bravura;
- con la mia vecchia, orrenda manìa della lista dei Premi Strega, ho preso delle sonore batoste ma mi sono anche messa in casa ottime letture, come questa.
E poi cito Pomilio: "Uno dei miracoli del libro sta nell'essere riuscito a condensare in poche pagine tanta mole di problemi, tanti piani di lettura."

In appendice a questa edizione, un dossier di sei saggi che provano ciascuno a interpretare il libro: a mio avviso il migliore quello di Starnone del 2006. Divertente anche Colombati che si intrufola abusivamente a Palazzo Donn'Anna.

sabato 20 giugno 2026

The idea of you - Robinne Lee

 Frizzantino e scioccherellino al punto giusto, scrittura accettabile per una letturetta da ombrellone. Le strizzatine d'occhio a metoo e a blacklivesmatter mi sembrano più che altro occhiolini alle lettrici per dire loro: "vedete? Non ci metto solo la storia d'amore e le scene erotiche, ci sono anche i temi impegnati!"

Non approfondisco oltre perché c'è poco da approfondire; tuttavia prendo nota del fatto che c'è chick-lit e chick-lit: in altre occasioni, quando ho fatto un tentativo con la letturetta leggera, è andata a finire che mi sono ritrovata a recensire parlando di spazzatura; in questo caso posso dire che è stato rispettato il target: non al di sopra ma nemmeno al di sotto. 

sabato 13 giugno 2026

La lunga attesa dell'angelo - Melania Mazzucco

 Per buona parte della lettura ho creduto che l'angelo di cui al titolo fosse il manichino che Tintoretto teneva appeso al soffitto del suo studio; poi c'è un passaggio in cui si dice che è Marieta, la figlia del Tintoretto, ad essere l'angelo bianco; e poi solo alla fine si scoprirà che il titolo si riferisce ad una citazione tratta da Sylvia Plath: versi bellissimi anche se non li ho capiti né punto né poco.

I miracoli avvengono,/se vogliamo chiamare miracoli quegli spasmodici/scherzi di radianza. Ricomincia l'attesa, /la lunga attesa dell'angelo,/di quella rara, aleatoria discesa.

Jacomo Robusti ormai anziano e malato racconta sé stesso, la sua storia, la sua famiglia, la sua città, il suo secolo e soprattutto il suo più grande amore, in un dialogo con Dio che è preghiera e al tempo stesso rimprovero per non esser stato ai patti.
Questo è davvero un lavoro ben fatto, un mixage pressoché perfetto di tutti gli ingredienti necessari alla riuscita del romanzo storico: la lingua, i costumi, le abitudini, gli oggetti... non si trova una virgola fuori posto. La completezza e la densità sono le principali caratteristiche di questo lavoro. Completezza sia dal punto di vista micro che di quello macro: della storia, della geografia, dell'arte. Poi c'è una storia d'amore rara e difficile da maneggiare, tale da poter essere paragonata soltanto con quello che riesce a fare Max Frisch.
Inoltre, vi ho trovato diversi spunti in sintonia con le idee che mi frullano per la testa ultimamente: questo non sarà un merito diretto dell'autrice, ma certo è uno di quei fattori che ben predispongono nei confronti del libro.
Induce a una lettura lenta ma la cosa di per sé non è negativa. Tuttavia l'elevata densità (di informazioni, di aneddoti, di riflessioni, di tutto...) fa sì che il racconto si renda via via più lento e poi ridondante. La mancanza - non dico di leggerezza ma... - di una certa levità, è la sola ragione per cui mi fermo a quattro stelle e mezza anziché arrivare a cinque. Anyway, ce ne fossero di più di opere di questo livello.

E mentre il mio servo mi parlava, mi è tornato in mente il nostro ultimo giorno, e ho cercato di allontanarlo. Perché non l'ultima volta si deve ricordare, ma la prima. La prima volta che le cose accadono, quando accadono per sempre.

lunedì 25 maggio 2026

Terre Rare - Sandro Veronesi

 Quando avevo letto Caos Calmo - più o meno in contemporanea alla premiazione Strega - vi avevo trovato un che di geniale.

Ora quell'aria (o aura) di genialità mi è un po' sparita - vuoi perché come lettrice sono diventata più noiosona e più difficile agli entusiasmi; vuoi perché questo è un sequel e la caratteristica intrinseca del sequel è una certa dose di ripetitività - e non so definire con esattezza da cosa sia stata rimpiazzata.

La lentezza del racconto: se da un lato stanca, dall'altro è anche il suo bello e gli dà un che di rassicurante. Poi, verso la fine della prima parte, la musica cambia: inizia a delinearsi una storia con fuga e ripartenza da zero, insomma la cosa si fa più interessante. Poi si scoprirà che non di fuga vera e propria si tratta, ma di una certa qual ripartenza, questa sì.

Anyway: tre stelle per il modo in cui i due romanzi si integrano e si completano a vicenda dal punto di vista delle dinamiche familiari e tutto sommato riescono a contemplare una storia d'amore che si snoda su dieci e passa anni. Poi aggiungo un'altra stella perché nei ringraziamenti finali si dice che il romanzo, se avesse un senso, sarebbe dedicato al cane appena deceduto. E nella dedica iniziale il romanzo viene effettivamente dedicato al cane, sì, ma a quello nuovo nel frattempo sopraggiunto. Qualcuno potrebbe storcere il naso: confusione di intenti? Egoismo-superficialità-menefreghismo? No, io ci trovo un modo interessante di chiudere un cerchio. 

mercoledì 13 maggio 2026

Che cosa ti aspetti da me? - Lorenzo Licalzi

 Un' ottima lettura, sotto tutti gli aspetti; concordo anche io con le altre recensioni laddove scrivono che la terza parte perde di mordente rispetto le prime due.


Riparto da dove ero rimasta con l'ultima recensione: dicevo che il tempo per leggere è troppo poco e troppo prezioso per sprecarlo con storie di cui ci si è accorti non frega un bel niente di niente sapere come va o non va a finire. Viceversa, quando si incontra un bel personaggio e si entra in sintonia con la sua voce, anche se la sua è una storia semplice e finanche banale, si resta volentieri a sentire quello che ha da dire, da raccontare, da osservare. Questo protagonista è un anziano professore fisico nucleare in una casa di riposo, ma in realtà le sue osservazioni si rivolgono a tutto il mondo, non solo a quello dentro la casa di riposo ma anche a quello che c'è di fuori. Il modo in cui se la prende con l'ipocrisia, con l'ignoranza, il modo in cui smonta luoghi comuni e leggende metropolitane, tutto si può applicare alla vita di ognuno, non solo e non necessariamente di un anziano. Tante le riflessioni che calzano a pennello se si pensa alla vita di persone malate, portatori di handicap e/o non autosufficienti. Già il titolo la dice lunga, perché in quel passaggio vuole parlare del peso delle aspettative altrui, e questa è una cosa che riguarda proprio tutti, giovani e vecchi, sani e ammalati.

Non cerca la lacrimuccia facile, non rincorre le frasette stile Baci Perugina, parla una lingua fatta di sorprendente normalità. Ammettiamo pure che verso il finale cerchi un po' di fare la morale, ma quest'anno sto inciampando in così tanti libri bruttini che ne basta uno "medio" come questo per riappacificarmi un poco con il mondo.