domenica 5 aprile 2026

I convitati di pietra - Michele Mari

 Di Mari, fino ad ora, avevo letto solo Rosso Floyd e non mi aveva entusiasmata, ci avevo trovato un non so che di ombelicale. Ombelicistico. O giù di lì. E non avevo intenzione di provare altro di suo.

Però poi questa idea di costruire un racconto intorno alla reunion dei compagni di classe l'ho trovata intrigante - per il semplice fatto, anzi, per il semplice paradosso che io sono una di quelli/e spariti dai radar, se i compagni di classe hanno tentato di contattarmi non ci sono riusciti, e poi se anche ci fossero riusciti non mi sarei comunque prestata all'operazione "amarcord". Copyright @Nood: un nazista espatriato e nascosto in Sudamerica.
Dunque, dal mio soggiorno nella Terra del Fuoco, ricevo e volentieri leggo notizie dal mondo civilizzato.

Anyway: mi sono divertita ben di più nell'immaginarmi nella Terra del Fuoco e nell'immaginare la cena della mia V^ A (ovvero, già lo so, il cerchio magico, quindi in realtà solo un sottoinsieme della V^ A), che non nella lettura del libercolo. Ha lo stesso sapore acidulo di Rosso Floyd, peggio, tratta un soggetto completamente diverso eppure è lo stesso identico libro con lo stesso identico umorismo; vorrebbe farti sorridere o quantomeno sogghignare, e invece ottiene solo di farti fare smorfie con gli angoli della bocca piegati all'in giù. O per lo meno: io nel suo umorismo non mi ci ritrovo per niente. Per tenere in piedi tutto un racconto fatto di macchiette e iperboli, ci vorrebbe un quid che qui decisamente e semplicemente non c'è. Gli elenchi di film e fumetti, poi, sono terribili: dei veri e propri riempitivi. E i riempitivi sono sempre e comunque un'offesa nei confronti del lettore. Il finale si risolleva solo vagamente e tardivamente, nel complesso è stato tempo sprecato a leggere una noioserrima stupidata.

P.S. - Quoto la recensione di @Maria perché ha scritto un'osservazione tanto interessante quanto concreta: "Piattissima la rappresentazione dei personaggi, ridotti a macchiette (forse perché così ci si conosce al liceo, come figure invece che come persone)".

venerdì 3 aprile 2026

La bambolona - Alba De Cespedes

 Geniale, psicologico, avvincente. Siamo dalle parti di Tempo di uccidere di Flaiano. E ho detto tutto.


Nell'ultima parte, gli spiegoni sui punti di vista dei vari protagonisti maschili circa la vita, il lavoro e l'amore e le donne, diventano molto prolissi e un po' fuori posto, e non è più tanto chiaro quale sia il punto di vista dell'autrice e quale la posa puramente ironica: a causa di questa opacità nel finale mi credevo obbligata a fermarmi a quattro stelle e mezza invece delle cinque cui puntavo inizialmente.

Ma poi, di nuovo: il finalissimo tutto fatto di colpi di genio infilati uno via l'altro, come nelle migliori sceneggiature di quelle che ormai hanno buttato lo stampino; e i dialoghi immaginari che vanno affastellandosi nella mente del protagonista ormai sfatto, anche questi sono una squisitezza cinematografica; e infine mi rendo conto di quanto sia chiaro (e cinico) il punto di vista dell'autrice, al contrario di quanto ho appena scritto sopra: non si salva nessuno, qui ce n'è per tutti, uomini e donne, giovani e vecchi, borghesucci e nobilucci, scapoli o ammogliati, terroni e polentoni, di destra o di sinistra, ignoranti e intellettuali e indifferenti, qui fanno tutti parte dell'immenso mercato-formicaio in cui tutto si vende e tutto si compra, il mondo intero mezzo da vendere e mezzo da comprare. Per Bacco e per Diana se sa scrivere e raccontare, questa Signora.

lunedì 30 marzo 2026

The love hypothesis - Ali Hazelwood

 Un microgrammo di buona idea affogato in una tonnellata di banalità, luoghi comuni, situazioni improbabili anche per la più scioccherella delle commedie sexy.

mercoledì 25 marzo 2026

Quaderno proibito - Alba De Céspedes

 È possibile parlare del tutto (nel senso di: la vita, l'universo e tutto quanto il resto) senza apparentemente parlare di niente e senza raccontare una vera e propria trama (trama inconsistente o impalpabile, è stato detto altre volte)? Sì, si può. Un universo al femminile, ça va sans dire, ma sarebbe ormai tempo che tutti quanti ci rendessimo conto che quando si parla de "le donne" si parla della metà della popolazione - individuo più, individuo meno - e non di una minoranza etnica o di una specie protetta e in via di estinzione.


Di solito si cita Stoner come esempio di vita (trama) in cui non accade nulla, ma in verità è questo libro-diario, il vero esempio da citare. O almeno, a me qui le cinque stelle vengono spontanee senza la minima esitazione.

E poi, a ben vedere, la questione femminile non è il vero fulcro attorno a cui ruota tutto. Il tema principale di questo racconto è: quando in casa tua (nella tua famiglia) non ti credono in grado di pensare. E poi, per conseguenza, ti giudicano e ti deridono, anche solo in maniera bonaria e scherzosa e - credono loro - affettuosa, però intanto tu stattene nel gradino più in basso e sappi che per te si applicano criteri differenti rispetto quelli riservati a chi sta sul gradino superiore.

Allo stesso modo in cui, ne Il segreto di Luca, il paese intero può concepire e accettare un omicidio ma nessuno è un grado di concepire un amore devoto, qui lo stesso vale in famiglia: magari ti sospettano di compiere qualche bassezza, un qualche gesto poco onorevole, e te lo concederebbero pure, perché tutto sommato sono cose umane, ma  quel che proprio non ti reputano in grado di fare è una riflessione tutta tua, e ancor meno una riflessione fine a sé stessa. E non è solo una questione di rapporto tra uomo e donna (cioè dell'uomo che si reputa superiore alla donna), perché può accadere anche con una madre oppressiva e presuntuosa nei confronti di un figlio o di una figlia. Magari succede anche in un ufficio o in un luogo di lavoro, quando c'è uno che senza reale motivo viene etichettato come "scemo del villaggio", magari solo perché è uno timido e/o tranquillo immezzo a torme di esuberanti,  invece poi è più perspicace lui di tutti gli altri messi insieme. E così finisce che sono gli altri a decidere cosa sei e cosa non sei, cosa potresti o non potresti essere. Per non parlare delle tonnellate di morale, educazione e perbenismo che uno/a è costretto a trangugiare per tutta la vita, viene la nausea solo a pensarci.
Il quaderno proibito ha a che vedere anche con l'ipocrisia cui la vita ci obbliga, come già notavo durante la lettura di Zivago.

È strano: la nostra vita intima è ciò che più conta per ognuno di noi eppure dobbiamo sempre fingere di viverla senza quasi avvedercene, con disumana sicurezza.

Mia madre nell'apprendere questa notizia ha lasciato ricadere il lavoro, come fulminata, [....] e ha osservato amaramente: "Non capisci. Ormai non capisci più nulla".

Per un attimo ho assaporato la libertà di partire [...]; poi nell'udirli disporre di me come se io non fossi in grado di ragionare, mi sono insospettita.

Il tema dell'ipocrisia cosi sistematizzata e sclerotizzata, porta come diretta conseguenza la riflessione sulla felicità: essere felici per davvero, essere felici in apparenza, essere felici secondo i canoni degli altri.

Non è una trama strettamente femminile, questo quaderno proibito potrebbe essere tenuto benissimo anche da un uomo. Anche se poi, se fosse possibile avere dei dati statistici (!), si scoprirebbe che questo modo un po' subdolo e velenoso di esser messe sotto, succede più frequentemente al genere femminile.

Anyway: a me succede da tutta la vita, quindi non ho potuto fare altro che specchiarmi nella narrazione. E così le cinque stelle me le do anche a me: se lo voglio so essere una carogna, ma è innegabile che al punto delle carognate mi ci abbiano tirato per i capelli.

venerdì 13 marzo 2026

La correttrice - Emanuela Fontana

 Dopo i primi capitoli contavo di iniziare la recensione scrivendo "godibile", ma la verità è che ho faticato a finirlo. Molto - a tratti troppo -  elementare nonché ripetitivo. Personaggi tagliati con l'accetta. E disgraziatamente la parte meno convincente è proprio quella che voleva essere più protagonista, ovvero l'analisi e il confronto tra le due lingue Milanese e Fiorentina.


Dunque, cosa resta? L'innamoramento tra una giovane e un uomo che potrebbe esserle padre? Troppo facile, quando hai dipinto la di lui moglie come una pesantona bisbeticona polemicona, e il di lei fidanzato come il solito violento e avvinazzato e cornificatore.

La figura della giovane caparbia e volitiva che prende in mano il proprio destino a dispetto di tutte le convenzioni della sua epoca? La ragazza ha inoltre il coraggio di schierarsi contro la chiesa e la religione in un'epoca in cui, credo, la cosa non era nemmeno concepibile, per lo meno non tra la gente di estrazione popolare. E aggiungiamo pure che ha il dono della chiaroveggenza perché già sa che i Promessi Sposi un giorno verranno insegnati e letti in tutte le scuole d'Italia (praticamente siamo in zona Saltatempo, mancava solo prevedesse l'avvento dello smartphone). Lei soffre per il fatto di non poter essere come tutte le altre donne (non può avere figli), o almeno questo è quello che ci viene detto, però poi quello che ci viene mostrato è l'esatto contrario: non solo non la vediamo soffrire nel suo essere mosca bianca (o pecora nera), ma addirittura il suo essere mosca bianca (o pecora nera) è quello che le attira le simpatie e le attenzioni di tutti, grandi e piccini, uomini e donne. Io vorrei dire una cosa agli autori e alle autrici: Svegliaaa! Una persona che si differenzia appena-appena dal gregge viene ostracizzata ancora oggi, figurarsi nei secoli scorsi! E comunque, eccessivo il fatto che tutti a Milano si innamorino (in senso letterale) della fiorentina: non solo il Manzoni ma anche il figlio maggiore del Manzoni, e anche D'Azeglio, e anche la moglie di D'Azeglio, e il libraio, e anche il capo degli incisori e anche uno degli incisori e poi forse anche qualcun altro ma a 'sto punto ho perso il conto.Questo stereotipo ha stancato, basta, ne ho già scritto a lungo in altre recensioni, non aggiungo altro. Togliere realismo ad un romanzo storico gli toglie il sale, lo rende insipido. A meno che non si tratti di un Umberto Eco che si mette lì a scrivere un Baudolino, in quel caso ci può mettere tutte le magìe e tutte le stranezze che vuole, ma questa è l'eccezione che conferma la regola.

L'autrice vorrebbe qui riproporre gli stessi temi e tracce esposti dal Manzoni nel suo romanzone-monumentone (la pusillanimità, la fede, il perdono, l'amore che nella sua forma più alta è rinuncia e sacrificio) quasi a farne una parafrasi, ma i dialoghi tra il Manzoni stesso e la correttrice risultano in questo modo infarciti di spiegoni quasi fossimo tornati sui banchi di scuola... molto meglio andare a leggersi direttamente i Promessi, senza intermediazione alcuna.

Trascinandomi il libro in borsa per così tanto tempo, ho avuto modo di rimasticarlo e rimuginarci parecchio, forse anche più di quel che meriterebbe, e sono giunta alla conclusione definitiva che il romanzo manca di incisività. In assenza di questa, la buona idea del buon soggetto va un po' a farsi benedire. Le due stelle sono già generose.