Acquistato e letto per la prima volta nel duemila o qualcosa giù di lì, sapevo bene che da allora non me ne era rimasto un bel niente - lettrice malmatura! - e le cinque stelle erano state assegnate puramente d'ufficio, le immagini del popolare film con i popolari attori avevano rapidamente rimpiazzato qualsivoglia ricordo della lettura. Andando avanti con gli anni, era dal 2020 che mi riproponevo di rileggerlo, e finalmente mi ci sono messa. E quanto ho fatto bene.
Come (purtroppo) spessissimo accade, il film è obbligato a semplificare, appiattire, accelerare, eliminare personaggi ed episodi e soprattutto sensazioni.
Al di là del piacere di leggere la storia che tutti ben conoscono e che non starò qui a ripetere, con personaggi che si fanno a loro modo amare, con ambientazioni poetiche che vengono ancor più poeticamente descritte, al di là di tutto ciò, mi sono gustata una lettura squisitamente dostoevskiana - un aspetto che all'epoca della prima lettura non avrei potuto cogliere né tantomeno apprezzare. Di più, vi si trovano sia Tolstoj che Fëdor Michajlovič.
Altre osservazioni: romanzo antico e moderno al tempo stesso. I dialoghi sono teatrali e pomposi, e lo stesso dicasi per certe poeticherie nelle descrizioni; però le riflessioni che Zivago va di man in mano facendo sulle varie parti della società in disfacimento/rifacimento, queste sono estremamente attuali; ed anche il personaggio in sé, con i moti del suo animo e le sue incertezze e le sue ingenuità, tutto questo rappresenta un lato moderno dell'opera. Anche la figura di Antipov/Strelnikov, corrisponde ad un archetipo antichissimo eppure ancora così moderno: il mite che per delusione ed esasperazione diventa una furia; è anzi una figura postmoderna perché di solito il supereroe è un mite che con la trasformazione acquista forza ma rimane sempre nel solco della bontà, qui invece c'è un passo in più. In letteratura così come nel cinema è raro trovare sviluppata fino in fondo la figura di quello che "era meglio non farlo incaxxare".
Le figure femminili sono ben complesse, non c'è nessun angelo e nessuna strega, hanno tutte le loro cento peculiarità e sfaccettature.
E che dire di Komarovskij: un avvocato faccendiere che con agilità funambolica e abilità diabolica sa mescolare politica e finanza e bella vita; e sa riciclarsi con tutti i governi, tutti i regimi, tutte le stagioni. Sull'attualità di questo credo che non ci sia niente da aggiungere né da spiegare.
Il discorso politico: il protagonista (e dunque il romanzo) non ha un'opinione univoca e monolitica sulla rivoluzione, ne sviscera gli aspetti sottolineando tanto quelli buoni quanto quelli negativi, all'inizio ne è entusiasta e invece poi si ricrede e non vorrebbe più averci a che fare; e si può ben comprendere come la cosa all'epoca non abbia suscitato troppe simpatie nel regime, comunque quel che oggi resta a noi posteri è un discreto esercizio di lucidità e obiettività.
Per dire il vero i due protagonisti sono tutt'altro che perfetti: nella seconda metà del romanzo iniziano a parlare e a comportarsi in maniera più che volubile, sembrano sotto l'effetto di qualche strana sostanza. Mi si potrebbe replicare che questa volubilità è un qualcosa di realistico, perché nella realtà succede effettivamente che le persone si comportino in maniera volubile, specialmente in condizioni di crisi e/o emergenza. Eppure questo loro continuo ondeggiare da una risoluzione all'altra, da uno stato d'animo all'altro, mi dà una sensazione fastidiosa, crea un'indeterminatezza che toglie un po' di piacere alla seconda parte della lettura, come se l'autore dopo un inizio magistrale e dopo aver creato due ottimi protagonisti, non sapesse più bene cosa far loro fare.
Eppure eppure, questo Zivago, sarà volubile, sarà un indeciso, ma è pur sempre un disertore e un fuorilegge, insomma un prototipo di eroe romantico.
E a tal proposito: qual è il vero tema del romanzo?
- Rivoluzione di Ottobre?
- La guerra in generale che stravolge le vite non solo con gli ammazzamenti e la distruzione ma anche con il sovvertimento di ogni regola e meccanismo della quotidianità, trasformando così in zingari quelli che in teoria (in partenza) avrebbero dovuto essere dei piccoli e semplici borghesucci?
- O ancora: l'amore quello fulmineo, che si brucia in pochi giorni ma che dà senso a tutta una vita, anche quando (soprattutto quando) quella stessa vita fa disperdere per sempre i due amanti?
- O ancora: è tutta un'allegoria e l'amore ancestrale e contraddittorio che Zivago prova per Larisa non è altro che la rappresentazione di quel che l'autore prova per la sua patria?
- nota a latere: è il prototipo di romanzo ferroviario, qui bene o male tutto ruota intorno alle ferrovie e ai ferrovieri.
Comunque sia, il giuoco è facile: più sfaccettature, più interpretazioni, più stelline.