Nelle primissime pagine ho incontrato un paio di periodi pasticciati che mi hanno fatto storcere il naso. Ma per fortuna era un episodio quasi del tutto isolato: proseguendo ho trovato una scrittura tra il buono e il discreto, temi interessanti, personaggi ben pensati e ben delineati. Lo schema del thriller è quello super-classico, e a voler esser pignoli ci sono tanti personaggi stereotipati e tanti luoghi comuni, ma ciò che conta e che mi fa apprezzare la lettura è che sia ben fatto il contorno. In questo contorno ci sono temi e ambientazioni tipici americani; noto numerosissime assonanze e somiglianze con Amity Gaige, con Joyce Carol Oates, Joe Wilkins. La location del campeggio estivo mi ha fatto ripensare - con un mezzo sorriso - persino a un giorno questo dolore ti sarà utile. Gli ingredienti sono tanti e tutti interessanti, ben trattati e tutto sommato senza calcare eccessivamente la mano: la famiglia e la sua storia e il suo territorio, rapporti genitori-figli, rapporti di amicizia tra adolescenti, rapporto con la natura selvaggia, le dipendenze da alcool e droga, i rapporti tra persone ricche e persone di estrazione sociale più bassa. La detective alle prime armi che però sa seguire intuizioni più brillanti dei colleghi maggiormente anziani ed esperti - e il serial killer che è certamente cattivo e pericoloso ma che ha anche un lato buono e persino comprensivo, questi due ingredienti sembrano mutuati abbastanza direttamente da Il silenzio degli innocenti. Eppure il finale si dimostra un po' diverso dal solito - un po' tanto - per cui è in grado di riscattare gli stereotipi visti fino a quel momento. Quattro stelle complete.
il fagiano cibernetico
domenica 25 gennaio 2026
sabato 10 gennaio 2026
Il segreto di Luca - Ignazio Silone
Di Ignazio Silone avevo letto qualcosa tantissimissimi anni fa, e mio malgrado devo ammettere di ricordarne poco o niente. Anzi, proprio niente. Dunque, si riparte da zero.
Ora, tutto mi aspettavo tranne che trovare un giallo/noir con una spruzzatina di gotico. E parlando di giallo/noir: tutto mi aspettavo tranne che mi piacesse. E proprio per questo, mi aspettavo che la matassa si sbrogliasse in maniera geniale e perfetta, e invece alla fine i gesti ed i comportamenti si rivelano in qualche caso un tantino forzati. La scrittura, d'altronde, è davvero di livello superiore. I dialoghi in qualche passo suonano un poco teatrali, ma che importa se raggiungono il loro scopo, non solo di raccontare una storia ma dipingere un quadro completo.
Il meccanismo è ben oliato e ben architettato: i dettagli dell'inquisitoria vengono svelati poco a poco. I primi capitoli contengono un'immagine tanto veritiera quanto impietosa della politica di livello locale, per la precisione a livello del piccolo comune. Il nuovo parroco che ha come ideale religioso l'incremento edilizio. E poi l'anziano giudice che esibisce la sua falsa modestia come un pavone che fa la ruota. I paesani con le loro paturnie e manìe e superstizioni, disposti a perdonare un adulterio, capaci eventualmente di comprendere persino un ipotetico omicidio, ma impossibilitati a concepire i sentimenti di caratura superiore. Il partito che si propone (o impone) come nuova religione. C'è ironia pur senza fare parodia, direi che c'è quasi quasi una parentela con Guareschi.
Media aritmetica di tutto quanto sopra: quattro stelle.
venerdì 2 gennaio 2026
Diario di un uomo superfluo - Ivan Sergeevič Turgenev
Del ritrovarsi descritti in modo impietoso - per quanto talentuoso.
lunedì 29 dicembre 2025
L'incidente in bicicletta - Joyce Carol Oates
Quella che credi sia una famiglia è solo un incidente. Non c'è significato negli incidenti.
We are accidents waiting, waiting to happen.
Dopo due libri brutti (per la precisione: uno così così, e uno obbrobrioso) di scrittrici che si credono di saper scrivere chissà che, ecco finalmente una racconto sensato di una scrittrice che sa scrivere per davvero: una piccola storia in cui sembra non ci sia niente, e invece c'è dentro tutto.
Nella cronaca locale recente c'è una madre che quando ha saputo il disastro combinato dalla figlia, si è più che altro preoccupata di dire "...e con che faccia andiamo in giro adesso?". Come dire: non è la sostanza che conta, ma la presentazione. L'importante è che figuri bene la vernice del rivestimento, come dice la sinossi sopra, lo smalto deve essere sorridente brillante smagliante, il marcio che ci può essere sotto poco conta.
Nella mia cronaca personale c'è una madre che, allorquando la figlia undicenne è stata investita da un'automobile, trovandosi faccia a faccia con l'autista colpevolmente investitore, si è quasi scusata e sicuramente si è vergognata, glielo si leggeva in volto. Non una parola di rimprovero ma nemmeno di biasimo per chi è entrato nella stanza sapendo di essere in torto e ne è uscito frastornato (diciamo pure rintronato) perché con un triplo carpiato è stato ributtato dalla parte della ragione.
In questo racconto breve c'è Arlette, una madre come le due summenzionate, che pur senza ammetterlo ad alta voce, invidia le amiche che hanno figlie attraenti e fascinose e simpatiche, mentre a lei tocca rimbrottare la sua affinché si vesta con qualcosa di carino. Che si preoccupa di cosa penseranno <i>gli altri</i> - i suoceri i parenti gli amici i vicini i conoscenti - e allora è grata che la versione ufficiale dei fatti sia che la figlia frequenta <i>l'università da qualche parte...</i>.
Alcuni parlerebbero di anaffettività, altri di disfunzionalità. Ma in entrambi i casi, non si può pensare di seminare vento acido e di non dover poi raccogliere tempesta balorda. Come l'ha raccontato bene, la Oates.
domenica 28 dicembre 2025
Aspettami ancora - Ashley Poston
Ho iniziato a leggere "Aspettami ancora" di Ashley Poston, libro preso perché l'abbinamento di colori in copertina mi pagava l'occhio (che scema), perché volevo la classica letturina leggerina (qui ho le giustificazioni), e poi perché su GR c'era qualche rece positiva ma a questo punto ho quasi il timore di andare a riguardare con maggiore attenzione chi fossero gli autori/autrici di tali recensioni.
Dunque abbiamo una protagonista che lavora come PR presso la casa editrice Strauss & Adder. Ricopio pedissequamente: La Strauss & Adder era una piccola ma stimata casa editrice di New York specializzata in romanzi, biografie e saggistica, con libri di auto-aiuto, di cucina e manualistica varia, ma era nota soprattutto per le guide turistiche.
Morale: sono specializzati in tuttologia? Già qui avrebbe dovuto suonare un campanello di allarme.
Una brutta copia de La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, con poca sostanza e molto - troppo - condimento: c'è lo chef stellato perché masterchef e tutta la filosofia del piatto che ti racconta una storia vanno sempre di moda; c'è la protagonista che lavora nella casa editrice perché la "piccola libraia" funziona sempre e poi si può farla parlare con metafore piacione tipo "vuoto come uno scaffale senza libri"; c'è la zia appassionata di viaggi perché quelli che non viaggiano sono degli sfigati (citofonare Tokarczuk ma anche Moyes); e ovviamente c'è la solita paternale che depreca la routine e le abitudini e vuole insegnare ad uscire dagli schemi (questa roba è talmente ripetitiva, la sto incontrando talmente spesso nei libri, che tra un po' si ribalteranno le posizioni e l'abitudinarietà diventerà la nuova forma di trasgressione).
All'inizio lo trovavo talmente insulso che l'ho lasciato al cane affinché lo masticasse: diciassette euro buttati, ma in effetti i giocattoli per cani non è che costino molto meno, e il mio cucciolino è in piena fase di cambio dei denti. Quando ho iniziato a capire il senso della storia, è arrivata la telefonata che diceva chiaramente dove si andava a parare e cosa c'era nel finale, e ho provato ad andare avanti ma le scene di "passione" con la protagonista che si innamora del bel ganzo sono a dir poco patetiche, gli equivoci maliziosi tra i due fanno venire il latte ai gomiti, alle ginocchia e a tutte le altre giunture. Morale: non sono riuscita a tirarci in fondo, la peggiore spazzatura che abbia mai letto, se potessi darei meno di zero.