domenica 8 febbraio 2026

Middlesex - Jeffrey Eugenides

 Mia mamma ha lavorato per anni nel reparto pediatria della clinica universitaria, e sentendola parlare con altri (con me non avrebbe osato mai e poi mai intavolare l'argomento, né quando ero bambina, né da ragazzina, e nemmeno ora che sembro vecchia come e più di lei) l'ho sentita dire che ha avuto occasione di vedere di persona diversi casi di bambini in cui erano presenti contemporaneamente - in modalità diverse, spesso e volentieri con malformazioni - sia gli organi femminili che quelli maschili; un'esperienza che oggettivamente non avrebbe avuto modo di fare lavorando in altri reparti.


Il protagonista e voce narrante di questo romanzo è uno di questi strani casi di persone che si tirano dietro un gene impazzito. Raccontare di un ermafrodito permette di apparecchiare argomentazioni circa l'annoso dilemma se nelle differenze di genere contino di più la biologia con la genetica oppure l'educazione ricevuta e le influenze dell'ambiente circostante al giovane in questione.
Ma il romanzo non racconta solo di questo: è più corretto dire che a partire dal gene impazzito prende le mosse (o la scusa) per raccontare una saga familiare ultra-classica. In questa saga non si parlerà solo di sesso, di genetica, di rapporti familiari ma anche di emigrazione, diaspora e nostalgia. Razzismo e integrazione e religione e guerra, cronaca, politica.
Apparentemente molti punti in comune con Birds without wings di De Bernières.
In comune con De Bernières, apparentemente, ha anche la passione per la Storia. Quando racconta macro-eventi sa farti sentire l'ampio respiro del discorso, quando si sofferma su micro-episodi prova a trasmettere il gusto per il cammeo.

Dunque, tanti aspetti positivi. All'inizio mi piaceva, poi per lunghi tratti mi ha annoiata, e ad un certo punto mi sono resa conto che ci stavo tirando in fondo per il solito senso del dovere ma di sapere cosa doveva succedere alla/al protagonista non me ne fregava più niente. Forse per via di un sovraccarico di dettagli, microstorie, cammei, e in più l'ironia, gli ammiccamenti al lettore, flashback e flasforward e poi di nuovo riassuntino del flashback... insomma, tutto un po' troppo.

Quando poi l'autore inizia a sentirsi in obbligo di fare una cronaca spicciolo-politica della città di Detroit suddivisa per anni, come fa certe volte Scurati, come se fosse una cronaca e non un romanzo, allora la lettura assume connotati tragicomici, perché sembra quasi che ci fosse dello spazio da riempire e qua non si sapeva più come riempirlo.

domenica 25 gennaio 2026

Il Dio dei Boschi - Liz Moore

 Nelle primissime pagine ho incontrato un paio di periodi pasticciati che mi hanno fatto storcere il naso. Ma per fortuna era un episodio quasi del tutto isolato: proseguendo ho trovato una scrittura tra il buono e il discreto, temi interessanti, personaggi ben pensati e ben delineati. Lo schema del thriller è quello super-classico, e a voler esser pignoli ci sono tanti personaggi stereotipati e tanti luoghi comuni, ma ciò che conta e che mi fa apprezzare la lettura è che sia ben fatto il contorno. In questo contorno ci sono temi e ambientazioni tipici americani; noto numerosissime assonanze e somiglianze con Amity Gaige, con Joyce Carol Oates, Joe Wilkins. La location del campeggio estivo mi ha fatto ripensare - con un mezzo sorriso -  persino a un giorno questo dolore ti sarà utile. Gli ingredienti sono tanti e tutti interessanti, ben trattati e tutto sommato senza calcare eccessivamente la mano: la famiglia e la sua storia e il suo territorio, rapporti genitori-figli, rapporti di amicizia tra adolescenti, rapporto con la natura selvaggia, le dipendenze da alcool e droga, i rapporti tra persone ricche e persone di estrazione sociale più bassa. La detective alle prime armi che però sa seguire intuizioni più brillanti dei colleghi maggiormente anziani ed esperti -  e il serial killer che è certamente cattivo e pericoloso ma che ha anche un lato buono e persino comprensivo, questi due ingredienti sembrano mutuati abbastanza direttamente da Il silenzio degli innocenti. Eppure il finale si dimostra un po' diverso dal solito - un po' tanto - per cui è in grado di riscattare gli stereotipi visti fino a quel momento. Quattro stelle complete.

sabato 10 gennaio 2026

Il segreto di Luca - Ignazio Silone

 Di Ignazio Silone avevo letto qualcosa tantissimissimi anni fa, e mio malgrado devo ammettere di ricordarne poco o niente. Anzi, proprio niente. Dunque, si riparte da zero.


Ora, tutto mi aspettavo tranne che trovare un giallo/noir con una spruzzatina di gotico. E parlando di giallo/noir: tutto mi aspettavo tranne che mi piacesse. E proprio per questo, mi aspettavo che la matassa si sbrogliasse in maniera geniale e perfetta, e invece alla fine i gesti ed i comportamenti si rivelano in qualche caso un tantino forzati. La scrittura, d'altronde, è davvero di livello superiore. I dialoghi in qualche passo suonano un poco teatrali, ma che importa se raggiungono il loro scopo, non solo di raccontare una storia ma dipingere un quadro completo.
Il meccanismo è ben oliato e ben architettato: i dettagli dell'inquisitoria vengono svelati poco a poco. I primi capitoli contengono un'immagine tanto veritiera quanto impietosa della politica di livello locale, per la precisione a livello del piccolo comune. Il nuovo parroco che ha come ideale religioso l'incremento edilizio. E poi l'anziano giudice che esibisce la sua falsa modestia come un pavone che fa la ruota. I paesani con le loro paturnie e manìe e superstizioni, disposti a perdonare un adulterio, capaci eventualmente di comprendere persino un ipotetico omicidio, ma impossibilitati a concepire i sentimenti di caratura superiore. Il partito che si propone (o impone) come nuova religione. C'è ironia pur senza fare parodia, direi che c'è quasi quasi una parentela con Guareschi.

Media aritmetica di tutto quanto sopra: quattro stelle.

venerdì 2 gennaio 2026

Diario di un uomo superfluo - Ivan Sergeevič Turgenev

 Del ritrovarsi descritti in modo impietoso - per quanto talentuoso.

lunedì 29 dicembre 2025

L'incidente in bicicletta - Joyce Carol Oates

Quella che credi sia una famiglia è solo un incidente. Non c'è significato negli incidenti.

We are accidents waiting, waiting to happen.

 Dopo due libri brutti (per la precisione: uno così così, e uno obbrobrioso) di scrittrici che si credono di saper scrivere chissà che, ecco finalmente una racconto sensato di una scrittrice che sa scrivere per davvero: una piccola storia in cui sembra non ci sia niente, e invece c'è dentro tutto.


Nella cronaca locale recente c'è una madre che quando ha saputo il disastro combinato dalla figlia, si è più che altro preoccupata di dire "...e con che faccia andiamo in giro adesso?". Come dire: non è la sostanza che conta, ma la presentazione. L'importante è che figuri bene la vernice del rivestimento, come dice la sinossi sopra, lo smalto deve essere sorridente brillante smagliante, il marcio che ci può essere sotto poco conta. 

Nella mia cronaca personale c'è una madre che, allorquando la figlia undicenne è stata investita da un'automobile, trovandosi faccia a faccia con l'autista colpevolmente investitore, si è quasi scusata e sicuramente si è vergognata, glielo si leggeva in volto. Non una parola di rimprovero ma nemmeno di biasimo per chi è entrato nella stanza sapendo di essere in torto e ne è uscito frastornato (diciamo pure rintronato) perché con un triplo carpiato è stato ributtato dalla parte della ragione.

In questo racconto breve c'è Arlette, una madre come le due summenzionate, che pur senza ammetterlo ad alta voce, invidia le amiche che hanno figlie attraenti e fascinose e simpatiche, mentre a lei tocca rimbrottare la sua affinché si vesta con qualcosa di carino. Che si preoccupa di cosa penseranno <i>gli altri</i> - i suoceri i parenti gli amici i vicini i conoscenti - e allora è grata che la versione ufficiale dei fatti sia che la figlia frequenta <i>l'università da qualche parte...</i>.

Alcuni parlerebbero di anaffettività, altri di disfunzionalità. Ma in entrambi i casi, non si può pensare di seminare vento acido e di non dover poi raccogliere tempesta balorda. Come l'ha raccontato bene, la Oates.