lunedì 20 luglio 2026

Leggere Lolita a Teheran - Azar Nafisi

 Credevo che fosse un più romanzo, e invece è quel genere di diario/saggio/zibaldone che faccio proprio fatica a sentire nelle mie corde.


Quoto e sottoscrivo chi l'ha definito confusionario, frammentario, un miscuglio pesante e poco leggibile cui manca l'indispensabile nota di autenticità. Dialoghi artefatti, poco plausibili e poco realistici anche per la sceneggiatura di un film, ma che dico, perfino per la sceneggiatura di una fiction di basso livello. Scrittura mediocre con una gran quantità di frasi fatte, non riesce a trasmettere le emozioni.
L'autrice vuol fare un po' (un po' tanto) il professor Keating ma non arriva ad assomigliargli nemmeno da lontano, arriva ad assomigliare solo vagamente a quella professoressa Watson, quindi solo una brutta copia della brutta copia.

<i>Mahshid è una ragazza perbene [...] ha la pelle chiara come un raggio di luna gli occhi a mandorla e i capelli nerissimi

Quella più a destra in jeans e maglietta bianca è Manna la nostra poetessa. Manna riusciva a trovare briciole di poesia anche in cose che la maggior parte della gente considera insignificanti. La foto non rende giustizia alla profondità dei suoi occhi scuri...

Yassi era la più giovane del gruppo [...] l'avevamo soprannominata "la comica". Era timida ma per certe cose si scaldava perdendo qualunque inibizione

Mitra, forse la più mansueta di tutte noi, simile ai colori pastello dei suoi quadri. Era come se sfumasse di continuo in una tonalità sempre più tenue. Due deliziose fossette ne rendevano meno scontata la bellezza, e Mitra se serviva per abbindolare vittime inconsapevoli... </i>

Le figurette delle ragazze sono piatte e insipide, più l'autrice si affanna a cercare di distinguerle e caratterizzarle ciascuna con il suo colore, ciascuna con la sua indole ben precisa, e più ottiene l'effetto contrario ossia di scadere nella piattezza e nella banalità (un po' come quando uno, per spiegarti "Occhi di gatto" ti dice "la bionda, la bruna e la rossa": per un libro che vorrebbe essere femminista questo significa fare quattro passi indietro invece di farne uno avanti). Se uno volesse mettere in pratica la solita solfa del "show, don't tell", dovrebbe lasciare che fossi io lettrice a scoprire qual è quella mansueta, qual è quella ribelle e qual è quella comica.

Quanto ai temi principali del libro: la deprivazione della/e libertà è cosa dura e grave. Proprio per questo il maggiore difetto del diario-cronaca salta all'occhio sin dall'inizio: non arriva al cuore del problema, non arriva a scalfirne il nòcciolo. Vista da queste pagine, sembra che la libertà sia solo questione di acconciatura, di capelli sciolti e di tinta del rossetto e dello smalto. Può essere un punto di partenza per un discorso, ma non può essere il punto di arrivo. Perché se l'aspetto estetico, lo stile esteriore che ognuno di noi sceglie per sé stesso/a, se veramente è questo il punto di arrivo di ogni discorso sulla libertà, allora mettiamoci l'anima in pace perché siamo tutti quanti sotto una immensa dittatura, roba che l'ayatollah gli fa un baffo (chiamatela Dio, o Natura o Fato o come più vi aggrada). Se invece la libertà è qualcos'altro, qualcosa di più di una mera faccenda estetica, beh, allora parliamo dell'altro e lasciamo perdere l'estetica. Libro bocciato su tutta la linea. 

mercoledì 15 luglio 2026

Un matrimonio in provincia - Marchesa Colombi

 Dal buco della serratura, si sbircia nelle stanze di un'Italia che non c'è più. No, pardon, ricomincio.

Dal buco della serratura, si sbircia nelle stanze di un'Italia che si perpetua ancora e ancora, in forme e tempi che si sono adeguati al contesto e al secolo e pretenderebbero di darti l'idea di modernità e di evoluzione e di poter vivere - noi, oggi - nel migliore dei mondi possibili. E invece no, siamo sempre e comunque in quel pantano. Oggi siamo ancora alle prese con gli stessi identici guai di allora - fatte le dovute attualizzazioni e contestualizzazioni e proporzioni - ma un'ironia così fine e deliziosa, questa invece possiamo proprio scordarcela. Mi spiego meglio: la sottile ironia con cui l'io-narrante qui si auto-commisera, è una cosa che gli scrittori/trici contemporanei proprio non sanno fare, né punto né poco. Fine della storia. 

martedì 14 luglio 2026

I beati anni del castigo - Fleur Jaeggy

 Nei commenti a questo racconto (romanzo breve) si parla spesso di scrittura affilata e chirurgica, ma a me pare invece una scrittura piuttosto svagata e sbrancata, un flusso di coscienza vagamente ripetitivo. A pag.56 (su 103!) sono già dell'idea che (se) la stia tirando troppo per le lunghe. Ad essere affilata, casomai, è la protagonista con il suo carattere; ma in verità non è dato sapere se lei è veramente così o se è l'immagine che vuole dare di sé alle compagne di collegio e al mondo intero.

Racconta l'adolescenza in maniera funerea - o forse proprio funebre. Il che è certamente più idoneo rispetto le storie in cui viene dipinta (l'adolescenza) come un mondo felice e spensierato. Questo glielo concedo.

Inizialmente credevo di essere alle prese con una storia affine (per tematiche e ambientazioni scolastiche) a <i>Un anno di scuola</i> di Stuparich, e solo dopo mi sono resa conto della somiglianza con la Lispector.
Mi aspettavo di trovare, nel finale, uno scossone: che l'autrice inventasse il modo di assestare un vero e proprio schiaffone al lettore. E invece il discorso muore nella stessa apatia in cui era cominciato. Nel complesso, una lettura insipida e deludente.

lunedì 13 luglio 2026

La bambola di porcellana - Kristen Loesch

 La trama in soldoni e senza spoiler: saga familiare, dal punto di vista prevalentemente femminile, a cavallo tra XIX e XX sec, con la narrazione che si sdoppia su due binari paralleli - quello degli anni novanta del XX Sec, e quello che parte dalla fine del XIX Sec. La vicenda familiare è intricatissima-ingarbugliatissima, a cavallo non solo tra due secoli ma anche tra due epoche, tra due mondi (aristocrazia e proletariato), tra due paesi (Russia e Inghilterra), tra diverse filosofie, tra un padre matematico e una madre che racconta favole popolari, tra il detto e il non detto, insomma tra mille opposti che finiscono per attrarsi oppure scontrarsi tra loro. Tra la voce onnisciente e la voce della protagonista che rimangono sempre ben distinte e separate. La protagonista vorrebbe tagliare i ponti e i dubbi riguardanti il suo passato ed iniziare una nuova vita, e invece le sue ricerche di un chiarimento definitivo prenderanno una piega inaspettata.


Me lo sono abbastanza goduto, quello di cui avevo bisogno era una favola tradizionale.
La trama è tutto sommato abbastanza ben congegnata perché le svolte e i colpi di scena non sono mai telefonati; dalla seconda parte in poi si ha la sensazione che metta troppi ingredienti in tavola: per essere in grado di gestire tutta questa carne al fuoco ci vorrebbe un Pasternak, ma in realtà con questo romanzo siamo ben lontani da Živago, in comune c'è giusto giusto l'ambientazione, checché ne dica il new york journal of books nella citazione in quarta di copertina; nella terza parte percepisco una maggiore solidità, una miglior robustezza e concretezza dell'impianto (paradossalmente, anche nelle parti di pura invenzione e di favola: perché sono bene innestate nella Storia). Rilevo alcune ingenuità: sia nella trama, che nella struttura, che nelle scelte lessicali. Ingenuità nella costruzione del "cattivo", che si scoprirà essere mosso da motivazioni veramente  irrilevanti ed improbabili. E soprattutto, indulge troppo nelle dinamiche tipiche della telenovela (del tipo: quello che credevi tuo padre si scopre che in realtà non è tuo padre; quella che credevi fosse tua sorella in realtà non è tua sorella; chi era creduto morto in realtà si scopre che non è morto, ecc ecc) ed è per questo che non arrivo ad accendere la quarta stella. Però c'è la suspense, ci sono ambientazioni d'atmosfera, ci sono frasi e citazioni intelligenti e non buttate a casaccio; un'altra cosa intelligente è il modo in cui riesce a trasporre in un romanzone lo spirito dei brevi racconti popolari russi (come le Veglie di Gogol) ed esegue questa trasposizione senza snaturare il tutto e senza troppe sbavature; dunque c'è una buona sufficienza. 

giovedì 2 luglio 2026

Taras Bul'ba - Nikolaj Vasil'evič Gogol'

 Per una forma di rispetto non posso scendere sotto le tre stelle, però devo ammettere che la lettura non è stata di grande soddisfazione, non sono riuscita ad entusiasmarmi come speravo; i miei trisavoli cosacchi mi sono piaciuti di più come li hanno raccontati Tolstoj e Babel'.