Ultimamente finisco per imbattermi continuamente in testi che, a parte essere in un qualche modo storici, portano la nostalgia per il passato, per un mondo contadino fatto di cose e di tradizioni che non ci sono più. Con questa lettura ho, per così dire, giocato in casa; ma ho dovuto comunque lavorare di immaginazione perché tante delle ambientazioni descritte (le antiche corti, gli orti, i sentieri, i campi coltivi) sono ormai poche, solo qua e là sopravvive un qualche scorcio intatto, indenne dalla cementificazione, dal disordine e dalla trasandatezza, come una bestia rara.
Romanzo scritto in forma di diario che racconta sia al tempo presente (lungo il periodo di un anno, da gennaio fino a dicembre, proprio come certi antichi almanacchi) che al tempo passato, attraversando un secolo di storia italiana, dal 1887 anno di nascita del protagonista, fino agli anni ‘70 in cui egli si avvicina ormai a compiere i cent’anni. Il protagonista e narratore è un’allegoria - magari un tantino ottimistica - dell’Italia attraverso gli anni: nato tra la povera gente, lavora come garzone, poi come vaccaro, poi mediatore di vacche e cavalli, si procura un’istruzione per poi diventare maestro, cattolico sempre praticante ed anche piuttosto fervente, prende contatti con la democrazia cristiana nelle fila della quale, dopo aver partecipato alla resistenza, sarà eletto deputato per diverse legislature, poi sindaco del suo paesino e, in quanto onorabile anziano punto di riferimento di tutta la sua comunità. Lungo il corso di tutta la sua vita ha modo di entrare in contatto, direttamente o indirettamente, con tutti i protagonisti locali e nazionali della storia italiana, e in questa sorta di diario egli ne rivive i fatti salienti. In realtà del romanzo c’è poco, perché come diario contiene numerosi pensieri in libertà ed altrettanto numerosi riferimenti a fatti di cronaca anche slegati dal racconto. C’è molta similitudine con “Il maestro magro” di Stella, con “I tre inverni della paura” di Pansa, sia per struttura che per contenuto, anche se qui il lasso di tempo osservato è molto più ampio: c’è molta cronaca italiana e costume italiano.
Affascinante lo scorcio sulla vita nelle corti della nostra montagna tra fine 800 e inizio 900.
Un po’ troppo sbrigativo, forse, il modo in cui viene descritto il periodo della resistenza: quassù su queste montagne è stata una vera e propria epopea, nel bene o nel male, forse ci stava di dargli un po’ più di respiro. Comunque ottima lettura, con la Storia c’è sempre di che imparare, oltre che da intrattenersi.
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