Mi è piaciuto, è ben scritto, tratta temi importanti in maniera non certo approssimativa. Però, come hanno scritto altri nelle recensioni, riconosco che manca 'un qualcosa'.
La storia è volutamente semplice perché intende parlare di persone reali e non di eroi. In un certo qual modo riprende un discorso che ho letto poco tempo fa nel libro di Arpino, 'L'ombra delle colline': Arpino fa dire al suo protagonista che "il partigiano onesto, l'uomo onesto, è stato un tale che a un bel momento ha creduto giusto di smetterla di rafficare, e oggi è un talaltro che rimpiange giorno e notte di non aver rafficato abbastanza"; qui il discorso viene portato cronologicamente in avanti perché si parla del problema di morire per un ideale, e in maniera del tutto speculare, dell'uccidere a causa di un ideale: come andava questa cosa durante la Resistenza, e come è andata che si sia ripetuto un fenomeno - secondo certuni assimilabile, e anche secondo il protagonista - durante gli anni di piombo, dove partendo da idee giuste si è arrivati a soluzioni completamente sbagliate.
Il protagonista Giacomo Colnaghi, sostituto procuratore a Milano, è una figura con cui si entra subito in sintonia. La descrizione delle sue giornate, in una Milano estiva e insolitamente tranquilla e silenziosa nel 1981, è il punto di partenza per diversi racconti e riflessioni.
Dunque gli elementi di cui si compone il racconto sono
- La vita quotidiana di Colnaghi, la famiglia, gli amici e il lavoro a Palazzo di Giustizia;
- La riflessioni sulla giustizia, il suo ruolo, il suo funzionamento, il suo significato; non solo la giustizia degli uomini ma anche quella divina e quella della coscienza del singolo;
- Il racconto della storia del padre, partigiano durante la Resistenza, che lo stesso Giacomo Colnaghi prova a ricostruire e a raccontarsi per restituire a sé stesso una immagine a tutto tondo del padre che non ha mai conosciuto. La guerra e la Resistenza vengono però raccontati anche come una sorta di 'antefatto' dell'Italia degli anni 70 e 80;
- L'atmosfera di tensione degli anni di piombo;
Si sente in effetti la mancanza di un ulteriore collante, che tenga insieme e possa meglio amalgamare le parti del racconto, un qualcosa che gli dia una maggiore profondità, una ulteriore prospettiva. A tale scopo il dettaglio del bigliettino che Colnaghi si porta dietro come un amuleto, è commovente ma forse non sufficiente. Comunque un ottimo libro, pur nella sua brevità, ricco di spunti e riflessioni, e con una significativa attività di ricerca alle spalle della stesura.
Nessun commento:
Posta un commento