Per una volta posso dar ragione alle magnificanti citazioni in terza di copertina: è un reportage ma si legge con l'agilità di un romanzo, e soprattutto è avvincente come un romanzo. La narrazione procede per flashback e si concentra maggiormente sulla figura di Inessa Armand, com'è ovvio, e un po' meno su Lenin.
Si scopre così che, mentre lungo il Don, tra i cosacchi protagonisti del racconto di Šolochov, le donne sono considerate poco più del bestiame e sono loro stesse a definire semplicemente più fortunata una che non è mai stata battuta dal marito; in quello stesso momento, anche se a parecchie verste di distanza, c'erano donne che invece si davano pensiero circa la condizione femminile. E si scopre anche che quelle che parevano forzature di Šolochov sono invece osservazioni realistiche: la Armeni conferma qui che nel tentativo di migliorare, sollevare le condizioni di operaie, contadine ma anche prostitute e donne di ogni condizione, le resistenze più significative incontrate dalla Armand sono state proprio quelle opposte da parte delle donne stesse. Altra cosa che in Šolochov pareva una forzatura se non una vera e propria follia, quando i protagonisti mollano casa, famiglia e figli per avventurarsi in altre faccende giudicate prioritarie: ebbene, la stessa cosa la si ritroverà anche in questo reportage (e a proposito di gente che molla a casa i figli piccoli per andare a far la guerra, che dire della Durova...? ...sembra essere un difetto tipico russo!).
In questa vicenda che poi è una storia vera, c'è tanta normalità ma anche tanta straordinarietà, e com'è ovvio dedurre, tante contraddizioni. La normalità è nel vedere attrarsi, poi flirtare e poi innamorarsi due persone che si occupano dello stesso lavoro, che hanno gli stessi interessi/passioni/obiettivi, che lavorando fianco a fianco si ritrovano letteralmente a convivere in una scelta quotidianamente rinnovata che finisce per essere, sotto certi aspetti, anche più significativa di un matrimonio. Credo che tutto questo avvenga quotidianamente in ogni parte del mondo.
Altra bella dose di normalità è negli scricchiolii di questo rapporto, con le ripicche, le ipocrisie, i momenti di immusonimento e i tentativi di riconciliazione da una parte e dall'altra, i momenti di slancio e i momenti di retromarcia. Sarà roba da rotocalchi, o da guardoni, ma c'è sempre un certo gusto nello scoprire la normalità dei personaggi al vertice, o come si dice oggi, dei VIP.
La straordinarietà è nel riscontrare gli elementi base della fiaba per eccellenza: Cenerentola è tale solo dal momento in cui una ragazza qualsiasi desta l'attenzione del Principe. E anche qui, una militante qualsiasi - bolscevica convintissima, capacissima e anche ricca, il che non guasta, ma pur sempre una tra mille - suscita l'attenzione del Capo in persona. Stando alla Armeni, è proprio alla loro vicenda che si ispira Aleksandra Kollontaj nel suo romanzo "Un grande amore" pubblicato nel '27.
Le contraddizioni rilevabili nei comportamenti dei due, e le conseguenti critiche da muovere loro contro, sarebbero infinite, ma tant'è: con i se e con i ma la Storia non si fa, e invece questi due alla Storia hanno partecipato attivamente, nel bene o nel male che sia.
Prima fra tutte l'incoerenza del fare la rivoluzione con i soldi di un marito pressoché abbandonato ma molto comodo in quanto ricco e ben inserito negli ambienti che contano: lei lo stima, gli scrive per tenerlo aggiornato di ogni minuzia della sua vita, gli chiede aiuto e fa affidamento sul peso del nome della sua famiglia ogni volta che viene imprigionata, gli affida i figli mentre è costretta all'esilio, riceve da lui ogni appoggio morale ed economico, con ogni evidenza ha la sua approvazione di massima per quelle che sono le sue idee e attività politiche, ma sta di fatto che quest'uomo è stato cornificato per due volte nel giro di pochi anni, ed entrambe le volte in una maniera che più plateale ed umiliante non si poteva. Stenterei a crederlo, eppure la Storia dimostra che esiste questo tipo di uomini: innamorati di donne tanto forti e volitive all'esterno quanto fragili nell'intimo, uomini così comprensivi nei confronti di quella fragilità così ben nascosta, da restare sempre presenti, vegliando da lontano e in silenzio e rispettando i fantasmi che tormentano le loro donne, per quanto lontani e incomprensibili questi fantasmi siano, o per quanto a volte siano fantasmi assolutamente terreni e vicini. Il primo che mi viene in mente è Cecco Beppe che di solito sparisce, finisce letteralmente divorato dall'ombra immensa proiettata dalla figura della moglie Sissi la quale ancora oggi si guadagna le luci della ribalta al solo nominarla.
Procedo con le contraddizioni e vado ad osservare che più Inessa Armand si sforza e si impegna verso il miglioramento della condizione femminile e l'emancipazione dai mille legacci con cui le donne si trovano da sempre impastoiate, tanto più al tempo stesso finisce lei per prima con l'impastoiarsi nello stereotipo più stereotipo che ci sia, e cioè quello di una donna che pur avendo sue proprie idee e sue proprie scelte, alla fine non resiste e si ritrova sempre e comunque ad accontentare le pressanti richieste da parte del capo che è anche l'uomo di cui è innamorata, tutto in nome di quell'amore/affetto, senza più saper praticare distinzione alcuna tra pubblico e privato, tra sfera lavorativa e sfera amorosa.
Altra contraddizione è leggere di una donna che si occupa di "diritti alla maternità" quando poi è lei la prima a lasciare spesso e volentieri i figli con il padre, o comunque affidati alle cure del resto della famiglia grazie al cielo facoltosa oltre che numerosa, essendo lei personalmente costretta all'esilio, ma insomma l'esilio deriva pur sempre dall'aver dato la precedenza al partito rispetto i figli. Dal racconto pare anzi che la nostalgia nei confronti dei figli e della famiglia lontana sia una specie di palliativo, una valvola di sfogo che subentra automaticamente ogniqualvolta Inessa si trova in un momento di stallo o difficoltà lavorativa o amorosa, che non sono proprio la stessa cosa ma nel suo caso sono strettamente collegate. Ma francamente, una famiglia e una maternità vissute a questa maniera mi paiono più un peso che altro.
E ancora: considerando gli anni in cui si svolgono i fatti e considerando che gli strati sociali più bassi in Russia, come in tante altre parti del mondo, erano ulteriormente indietro di un altro centinaio di anni, beh, forse parlare di "diritto alla maternità" suona un tantino anacronistico, c'era piuttosto da iniziare a parlare di diritto alla contraccezione. Resta da distinguere quanto di queste contraddizioni sia addebitabile alle ingenuità personali di Inessa Armand e quanto invece sia da addebitarsi alla ricostruzione della Armeni. In ogni caso: gli spunti di riflessione e discussione sono tanti, e questo è sempre un bene; sono tanti anche i punti di collegamento con altre letture più o meno recenti, e anche questo è sempre positivo, mi piace molto sentirmi spettatrice di un'unica grande Storia.
Ottimo il lavoro di ricerca, ben strutturato nei contenuti, sia dal punto di vista della cronologia che dal punto di vista dei ragionamenti; scrittura un poco trascurata che in qualche tratto arriva a essere sgrammaticata - magari una ulteriore revisione del testo poteva essere di aiuto per rimediare a certi svarioni, e per questo difetto toglierei mezza stella. Ma la riaggiungo subito per merito della postfazione che è un piccolo gioiellino di sintesi, completezza, analisi storica e storiografica e anche psicologica, se il libro è valido e consigliabile a tutti, la postfazione da sola è ulteriormente raccomandabile anche per coloro che hanno poco tempo e desiderano un articolo di approfondimento circa la figura semi-sconosciuta di Inessa Armand.
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