sabato 28 novembre 2020

Fiorirà l'aspidistra - George Orwell

Un racconto molto psicologico ma al tempo stesso molto concreto. L'evoluzione psicologica qui narrata ha una vaga somiglianza con quella che si trova ne La cura di Hesse - per lo meno nelle tribolazioni iniziali e nel senso di sollievo del finale - solo che qui c'è molta più immediatezza. C'è anche la dimostrazione pratica di una morale per nulla trascurabile: una scelta fatta perché "bisogna" fare così o perché tutti fanno così è una cosa che non vale niente; una scelta fatta perché la si è sentita e riflettuta e decisa, allora vale tutto. 

Sin dall'inizio della lettura sono andata chiedendomi: com'è che quando si parla del romanzo della normalità, della borghesità e anche della mediocrità, tutti esaltano Stoner con trionfali squilli di trombe e invece questo non viene mai - dico mai - nominato? 

Se La fattoria degli animali è una racconto non solo invecchiato ma del tutto superato, e se anche 1984 può apparire per certi aspetti invecchiato malino, questo romanzo è stupefacente per la sua attualità e modernità. Di più: quella capacità di preveggenza che di solito si attribuisce a Orwell con riferimento a 1984 - anche se poi andando a vedere nel dettaglio concreto del romanzo non si sa bene a che cosa la si debba riferire - dicevo quella capacità di preveggenza si manifesta invece qui in modo strabiliante, quasi da novello Nostradamus: nel 1935 Orwell scrive questo romanzo e fa immaginare al suo protagonista (e suo alter ego) gli aerei che sorvolano Londra per bombardarla. Da stare nel 1935 Orwell critica il capitalismo, il consumismo sfrenato e fine a sé stesso, le pubblicità truffaldine e invadenti, l'onnipotenza del dio denaro e il senso di vuoto di milioni di esistenze, critica tutto questo proprio come se lo stesse guardando da stare nel ventunesimo secolo.

"C'è qualche cosa di terribile in Londra la sera; la freddezza, l'essere anonimi, l'isolamento. Sette milioni di persone che, in perenne andirivieni, evitano ogni contatto, appena consapevoli dell'esistenza l'uno dell'altro, come pesci nella vasca di un acquario."

"Chilometri e chilometri di case modeste, solitarie, tutte ad appartamentini e camere in affitto; non focolari, non comunità, ma semplicemente fasci di vite senza senso trascinate da una specie di caos sonnolento in lenta deriva verso la tomba! Vedeva passare uomini come cadaveri deambulanti." 

Parlando di un cartellone pubblicitario: "Osserva per un momento la faccia di quel tizio che sembra guardarci con espressione beota. Puoi vedere tutta la nostra civiltà scritta su quella faccia. L'imbecillità, la vacuità, la desolazione della nostra civiltà!"

 Nel corso del racconto, di pagina in pagina, di episodio in episodio, la pianta dell'aspidistra viene eletta a simbolo supremo, rappresentante assoluta del borghese e dell'uomo mediocre, e il protagonista la elegge a suo nemico non solo in senso figurato ma anche in senso reale; la vede ad ogni finestra e terrazzino gli pare letteralmente di vedere un vessillo che sventola. Io di aspidistra non ne ho mai vista una, suppongo che se uno volesse fare una sorta di traduzione ragionata la si potrebbe sostituire con il ficus beniamino: non c'è appartamento, salottino, pianerottolo, ufficio, sala d'attesa, studio dentistico, hall di ingresso in cui il ficus non faccia bella mostra di sé; e se da un lato lo si può associare a un lodevole intento di ingentilire e perfezionare un ambiente, dall'altro non è poi così assurdo associarlo a un vago senso di abbandono e/o polverosità.

Il protagonista è una figura reale, completa e complessa: a tratti insopportabile, a tratti commovente, a volte è irragionevole e altre volte è impossibile non condividerne i punti di vista. E' ovvio di come si tratti di un personaggio fortemente autobiografico, ed è altrettanto ovvio di come sia il frutto di una penna capace di eccellente elaborazione che non si accontenterebbe di spiattellare lì un qualche cliché tanto per compiacersi della creazione letteraria. 

La descrizione dei bassifondi e anche di tutta Londra in generale, per quanto l'epoca sia ben differente, è molto Dickesiana, e questo è uno degli aspetti che rendono ulteriormente piacevole la lettura. 

Lettura consigliatissima e che meriterebbe ben maggiore popolarità.

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