mercoledì 23 novembre 2022

Sorelle Materassi - Aldo Palazzeschi

 Attuale pur nel suo essere antiquato. L'inizio è pedante, verboso, tutto il contrario di invitante. Per fortuna si riprende alla svelta per iniziare a mostrare le sue vere carte.


"era la vita, quella, o si recitava una commedia?". L'una cosa nell'altra: tutte e due le cose insieme. 

Qualcosa che stava fra l'operetta e il circo equestre. 


Frivolo, frizzante, divertente, ironico e amarissimo: queste caratteristiche vanno a valorizzarne tanto il lato positivo - quello di commedia ottimamente imbastita - quanto quello negativo - ossia l'imbastitura di cui sopra interamente fatta con un filo di maschilismo: "Povere donne, non sarà mai un'altra femmina a fare l'apologia del vostro genere". Non calca la mano, per carità, ed inoltre il testo va sempre contestualizzato all'epoca in cui è stato scritto (anni trenta) e/o è stato ambientato (dal diciotto in avanti per una decina d'anni)... ma pur con tutte le attenuanti del caso, non riesco a non notare che l'unica donna di cui Palazzeschi faccia mostra di apprezzare la femminilità, l'unica su cui si posa la sua benevolenza è la serva Niobe, quella che in gioventù, pur essendo più volte stata fregata e anche maltrattata dagli uomini, non solo non porta rancore a nessuno ma infondo infondo ne vorrebbe ancora un po'... verrebbe da dire "...'a Palazze', ti piace vincere facile, eh?". Se penso che poi ci sono in giro commenti che per trovare il pelo nell'uovo cercano tracce di maschilismo in Biancaneve o in Cenerentola...
Ed inoltre: il personaggio maschile, il nipote Remo, è una specie di adone, di più, una specie di semidio o di superuomo, e anche la costruzione di questo personaggio non può non aver risentito di certe arie e certe febbri dell'epoca. Ma non sarà la prima né l'ultima volta che un autore, per sua utilità, inventa un personaggio fatto di una perfezione completamente fuori dalla realtà, e non sarò certo io a lagnarmi della cosa (altrimenti come farei ad innamorarmi di personaggi in stile Lagardère?)
La verità ultima è che Palazzeschi vuol semplicemente raccontare la commedia agrodolce in cui qualcuno si fa giuoco di qualcun altro. In questo frangente è un nipote che si vanta di avere ammaestrato zie (e serva) come fossero scimmie o pappagalli; poi a far da contraltare chissà quante altre storie ci saranno in cui viceversa è una donna a farsi giuoco di uno o più uomini.

Ottima e attualissima la riflessione sul pur noto e arcinoto meccanismo in virtù del quale le donne vanno sempre a complicarsi la vita perdendo la testa per gli uomini più scapestrati (...anche se a ben vedere questa cosa non è poi così universale, si può riuscire benissimo a complicarsi la vita anche perdendo la testa per una specie di santo, provare per credere...); ottima e ancor più ricercata la riflessione sull'altro meccanismo in cui per i "vecchi" (zii e zie ma anche genitori e/o nonni) arriva sempre un momento in cui essere completamente fuori posto e fare la figura - se non delle scimmie - per lo meno degli allocchi.

Prosa invero elegante, alcuni periodi sono davvero vellutati; ma ve ne sono altri di difficile se non impossibile comprensione: per questo e per la prolissità di cui all'inizio non vado oltre le tre stelle e mezza.

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