giovedì 19 ottobre 2023

Estate caldissima - Gabriella Dal Lago

 Letto tutto in un week-end dalla strana atmosfera: di fuori, il primo vero week-end autunnale, con i fungaioli impazziti che iniziano a cercare già nel cuore della notte; dentro, io tappata in casa con la mia cagnona impazzita per il ciclo estrale; gli scrosci di pioggia violenta del lunedì mattina serviranno a rinfrescare le idee a tutti, cane e fungaioli.


Il camaleonte in copertina mi rende simpatico il libro sin da subito; sembra un'edizione vintage e invece è un libro di quest'anno.
I personaggi non si fanno amare un granché, si capisce che è quel genere di storia in cui ci sono tutti i personaggi negativi; ma quel che conta è che rimane sempre ben desta la curiosità di sapere quello che faranno. Ho amato molto la grande casa con le stanze infilate una dentro l'altra proprio come negli edifici antichi. La grande casa è protagonista come e forse più degli umani, e il finale è lì a dimostrarlo.
Il titolo si riferisce sia alle roventi temperature dell'anticiclone africano che ai rapporti tra i vari protagonisti, anche questi a loro modo roventi. La scrittura non mi fa impazzire: non è quel che si definisce sciatta, direi piuttosto che vuole essere casual e ci riesce anche a essere casual; il punto è che si tratta di quel tipo di casual che non incontra del tutto il mio gusto. Questo almeno era quello che pensavo a inizio lettura: ammetto che andando avanti ci ho fatto l'orecchio.
E poi come si fa a non amare un libro letto insieme nel BookClub e riempito di scritte sottolineature bigliettini e oggettini di vario genere? È chiaro che resterà nel cuore per sempre. La leggerezza della narrazione mi ha ricordato Juliet, naked di Nick Hornby, e la cosa mi fa piacere: non che Hornby sia un candidato da premio Nobel per la letteratura, però quello è stato un libro che ho amato; qualche volta ci vuole anche la leggerezza per condire quella gran insalata che è la propria selezione di letture. È un libro facile nel senso che scorre bene, si lascia leggere volentieri e con una certa disinvoltura.
L'autrice è brava ad esporre i diversi punti di vista senza biasimarne nessuno e senza appoggiarne uno in particolare.
C'e un'analisi dei "tempi moderni" che, ben lungi dall'essere perfetta e completa ed esaustiva, arriva comunque a centrare il bersaglio, cosa già di per sé non facile. Sa abbracciare numerosissimi temi di attualità in un romanzo relativamente breve e leggero. Restano alcuni dettagli che non mi quadrano sulla sessione di team building (come si fa a pensare che possa finire altrimenti che una colossale perdita di tempo), sullo sbirciare i cellulari altrui (ma hanno tutti le notifiche push e i banner permanenti?), e soprattutto su quel discorso di "amare male" in quel passaggio riportato in quarta di copertina: secondo me non è una questione di amare male, il punto è semplicemente che è normale farsi dei patemi d'animo, specialmente quando si è innamorati e/o turbati. Quelli che amano male sono quelli che picchiano la compagna, oppure che la aggrediscono con le parole e gli atteggiamenti, e poi magari dopo dicono scusa-mi dispiace-non volevo.

Un'incoerenza nelle date: non va ad inficiare la bontà del racconto ma denota una certa superficialità (o forse frettolosità) di autrice e/o editor. Altro elemento negativo: la droga e l'eccesso di alcool mi fanno tristezza, nei libri come nella realtà. Eppure nella realtà esistono, fanno parte della vita delle persone - per lo meno di alcune - quindi forse sono ingenua io a non volerne trovare nei romanzi.
Però il finale della prima parte, dopo questa serie di elementi negativi più o meno piccoli, lo trovo scritto proprio bene: il tema della fuga all'inizio era solo accennato, era sott'acqua, e invece alla fine viene a galla.
Voto finale: tre stelle e mezza, che si arrotondano a quattro per tutto l'affetto, l'entusiasmo, il contesto.


Edit feb 2025: Mi trovo obbligata a rivedere il voto al ribasso. Non credevo che in letteratura il remake fosse di moda come (e forse più che) sulla celluloide, e invece negli ultimi anni mi imbatto sempre più spesso in casi di remake, a volte mi sembra di giocare a memory nel ricordare ed associare i romanzi tra loro. Ma soprattutto, non credevo fosse considerato accettabile il sottacere la propria fonte di ispirazione da parte dell'autore/autrice del rifacimento. 

Il caso ha voluto che mi trovassi a leggere prima il libro della Dal Lago, e solo un anno e mezzo dopo l'inverno freddissimo della Cialente. 
- Il titolo: estate caldissima con inverno freddissimo, vabbé, fosse solo per questo uno potrebbe dire "ho citato la Cialente" oppure "ho omaggiato la Cialente"; 
- Trama e ambientazione e situazione: una famiglia allargata che in una determinata congiuntura si ritrova a condividere l'unità di luogo e di tempo. Ogni personaggio ha le sue paturnie, qualcuno troverà conforto all'interno di questa unità, qualcun altro tenta di uscirne, per cui si hanno movimenti centripeti e movimenti centrifughi: questa cosa la Dal Lago la ha ricalcata perfettamente dalla Cialente. Un po' come fare un disegno seguendo una sagoma preconfezionata. Le riconosco tuttavia la bravura di inserire temi contemporanei nella sagoma vecchia. 
- Colloquialità e dissolvenze: Qui purtroppo c'è la caduta di stile, la vera scopiazzata, non si può più parlare solo di citazione. Concludere il capitolo con la voce narrante esterna e onnisciente che si rivolge in modo colloquiale al lettore per fare una specie di dissolvenza, è una cosa troppo identica per esser casuale. 
Questa dissolvenza che la Cialente mette alla fine della seconda parte del suo romanzo "...guardiamoli mentre si allontanano in quella breve passeggiata invernale, le ombre di due innamorati come ce ne sono tanti, la gelida nebbia che sorge dal lago e si addensa intorno ad essi..." viene ripresa pari-pari dalla Dal Lago che si allontana e rivolgendosi al lettore gli fa osservare la casa dall'altro dome da un drone. 

Morale: l'operazione furbizia in qualche caso può essere premiante, almeno sul breve periodo. Ma sul lunghissimo periodo prima o poi si viene slumati e allora diventa solo una zappa sui piedi. 

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