Peccato perché c'erano buone idee, ed anche la scrittura non è male: ma lo sviluppo è così pasticciato che la terza stella proprio non si può accendere.
Mi è occorso un po' di tempo per inquadrare il romanzo ed arrivare a definire che cosa stessi leggendo, eppure la risposta è sempre stata lì sin dalle prime pagine: un post-western.
...ma quando la porta si spalancò, tutto era come si aspettava. Nulla lasciava percepire il passaggio degli ultimi dieci, venti, addirittura trent'anni: le lampadine nude appese a cavi avvolti in festoni di polvere, la panciuta stufa a legna, la piccola libreria piena di western e romanzi d'amore, le sedie pieghevoli spaiate e il tavolo da biliardo con un lungo squarcio nel feltro verde. Il bancone - in legno di ciliegio filigranato e finemente intagliato, con pesanti spechi di cristallo che riflettevano le bottiglie chiare e ambrate - riportava ancora più indietro nel tempo, agli anni mitici prima del filo spinato, ai saloon e ai magnati del bestiame e agli spostamenti di mandrie immense, un'epoca in cui con la terra e la legge si faceva quel che si voleva.
Il romanzo è assai attuale: mette faccia-a-faccia l'America di Obama e l'America di Trump. In una nazione che sente così forte il sentimento di patriottismo, è davvero singolare che possa esserci una dicotomia così marcata e profonda. Per maggior condimento della trama, il faccia-a-faccia di cui sopra si intreccia con un omicidio a sangue freddo e tante storie personali e familiari. Peccato però che di tutte queste storie una buona parte rimanga solo appena sbozzata oppure abbandonata ancor prima di partire.
Stereotipati i personaggi femminili così come pure stereotipati certi meccanismi della trama. Originale e ben costruito invece il bambino autistico e traumatizzato, così come realistico e non stereotipato il rapporto con il giovane zio/cugino che in pratica si ritrova ad adottarlo. I temi importanti come l'ecologia, ma anche le dipendenze da alcool e droga, il tema della redenzione e della ripartenza, sono solo appena introdotti in maniera sommaria e non certo sviscerati. Le metafore poetiche, invece, sono presenti in sovrabbondanza.
La parte migliore del libro sono quelle panoramiche, nei momenti in cui i protagonisti si guardano intorno e provano a tirare le somme, grazie alle quali si arriva ad imparare - o per lo meno intuire - qualcosa di più a proposito della cosiddetta "pancia" dell'America.
Il romanzo è assai attuale: mette faccia-a-faccia l'America di Obama e l'America di Trump. In una nazione che sente così forte il sentimento di patriottismo, è davvero singolare che possa esserci una dicotomia così marcata e profonda. Per maggior condimento della trama, il faccia-a-faccia di cui sopra si intreccia con un omicidio a sangue freddo e tante storie personali e familiari. Peccato però che di tutte queste storie una buona parte rimanga solo appena sbozzata oppure abbandonata ancor prima di partire.
Stereotipati i personaggi femminili così come pure stereotipati certi meccanismi della trama. Originale e ben costruito invece il bambino autistico e traumatizzato, così come realistico e non stereotipato il rapporto con il giovane zio/cugino che in pratica si ritrova ad adottarlo. I temi importanti come l'ecologia, ma anche le dipendenze da alcool e droga, il tema della redenzione e della ripartenza, sono solo appena introdotti in maniera sommaria e non certo sviscerati. Le metafore poetiche, invece, sono presenti in sovrabbondanza.
La parte migliore del libro sono quelle panoramiche, nei momenti in cui i protagonisti si guardano intorno e provano a tirare le somme, grazie alle quali si arriva ad imparare - o per lo meno intuire - qualcosa di più a proposito della cosiddetta "pancia" dell'America.
Vendettero quasi tutto, caricarono quel che restava sulla loro Tercel a due porte, e puntarono dritti verso nord attraversando le aspre praterie del Texas, la sottile striscia di terra dell'Oklahoma occidentale, le distese angosciosamente piatte del Colorado, i saliscendi e i canyon del Wyoming - un lunghissimo tratto di Wyoming - finché non si trovarono all'ombra delle ciminiere delle raffinerie, e delle bulbose cisterne di petrolio con le loro scale a spirale, alle propaggini di Billings. [...] Mentre si spingevano ancora più a nord su per le Bull Mountains, coi loro crinali rocciosi e i loro canyon stretti e profondi, le yucca e i fichi d'India, Gillian le trovò troppo, toppo simili al grande territorio desertico che si erano lasciati alle spalle.
Passarono per la terra demaniale che costituiva il cuore delle Bull, una terra che un tempo pera appartenuta ai Crow, ai grizzly e ai bisonti. Una terra colonizzata meno di un secolo prima e abbandonata non molto tempo dopo, e che adesso era una landa desolata di miniere di carbone crollate, baracche dal tetto sfondato e città fantasma di cui nemmeno i veterani della zona ricordavano più il nome, dove i rami secchi di lenee ferroviarie in disuso di perdevano fra i cactus e le erbacce.
Era lì che tutto era cominciato? Con idee antiquate e miti insensati? Con l'imbecillità di bagnare i canali di scolo? Con l'assurdità di irrigare quelle terra sterile? La terra dove i fallimenti della nazione, i fallimenti del mito, incontravano i fallimenti degli uomini. Dove la storia andava a morire. Dove i fiumi spumeggianti in aprile diventavano in agosto letti di ghiaia. Dove prima dell'aratura l'erba era dura e coriacea, e dopo l'aratura la polvere si sollevava dal crostone acido, alcalino, denudato dai solchi. Una terra devastata dai curculioni dei pini, da estati sempre più lunghe e inverni sempre più brevi e secchi. Era la terra stessa a creare sofferenza rabbia, a generare e alimentare ed esasperare il senso di fallimento e la paura, una violenza cruda e giustificata.
Ognuno di noi ha un territorio che sente nelle ossa di poter chiamare casa. La forma del suolo che ci va a genio. [...] Noi siamo questo territorio. Lo conosciamo da prima. Se ci verrà tolto ne sentiremo la presenza fantasma come quando ti mozzano una mano. O magari è il contrario. Magari siamo noi a essere un organo della terra. Magri siamo noi i fantasmi e quando ce ne andiamo la terra è in lutto per noi. È così? Questo territorio piange la morte del mio vecchio nonno? Dei grizzly che se ne sono andati? Li rimpiange tutti e due?
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