sabato 16 maggio 2015

Come Dio comanda - Niccolò Ammaniti

A me è piaciuto, sono riuscita a darmi un senso anche degli aspetti “spiacevoli“.
Trama lineare, molto cinematografica - anche nella scelta di compattare tutti gli eventi nell’arco di pochi giorni - forse inizialmente in alcuni passaggi un po’ scontata ma questo non toglie nulla al piacere di una bella lettura. I personaggi sono pensati e delineati a tutto tondo con poche pennellate, anche quelli che fanno solo da comparse.
Lo squallore e le ingiustizie della vita quotidiana vengono descritti nei dettagli e, com’è ovvio che sia in letteratura, portati fino a situazioni paradossali oppure alle estreme conseguenze.
Ragionata è anche l’ambientazione: in questi tempi moderni lo squallore non è solo nelle periferie delle megalopoli ma anche nelle campagne solcate da strade statali percorse dai tir, costellate di capannoni e casolari semi abbandonati con le carcasse di vecchi trattori e attrezzi sotto le tettoie di lamiera. E’ abbastanza infrequente che la campagna venga presentata in modo così realistico, solitamente nei libri appare in senso più bucolico.
Il tema del rapporto genitori-figli, vissuto come rapporto di amore-odio da parte dei figli, è ben sviluppato e per nulla stereotipato.
Trovano espressione la psicologia della disperazione e della follia, il modo in cui la mente riesce anche in queste situazioni estreme a darsi un metodo, un filo logico, e - quando occorre - una giustificazione che attribuisca le cause dei propri errori a forze di causa maggiore.
Bisogna notare come questo libro sia pieno di italianità -  a partire dal titolo -  da leggersi con accezioni sia positive che negative: un certo modo di appassionarsi nella quotidianità e il far castelli per aria; l’odio per la tv in contraddizione con l’abitudine di lasciarla perennemente accesa; le televendite; il prendersela con la legge Basaglia come causa della diffusa micro-criminalità; il prendersela con gli arabi e/o musulmani come causa dei nostri guai quotidiani ripetendo generici mantra sentiti in tv; il pregare Dio e fare un voto nel momento della necessità e della disperazione, salvo poi pentirsene al passare dell’emergenza e ricercare cavilli quasi da giurisprudenza che consentano di mettere in pace la coscienza nel momento in cui si intende eludere il voto stesso.

Leggendo i commenti su anobii a proposito dello “schifo” mi sono ricordata di aver letto qualcosa di Margaret Mazzantini, forse una prefazione, o un’intervista in occasione dell’uscita di “Non ti muovere” dove, parlando a proposito della propria ispirazione per le storie ed i personaggi, diceva di guardare alle situazioni scabrose e squallide e proprio da lì, di iniziare a scavare. Forse Ammaniti ha pensato la stessa cosa nello scrivere il suo “Come Dio comanda” o  in ogni caso, l’idea si applica bene sia all’uno che all’altro libro.
Lo schifo inteso come squallore e disordine di vita fa parte della nostra realtà quotidiana, anche più di quello che crediamo. Bisogna pur imparare a guardarlo in faccia anche in letteratura. Ciascuno di noi è convinto che lo squallore sia un qualcosa assolutamente lontano da sé, ma alla fin fine in molti hanno un’abitudine, o un difetto, o una malattia, o una stanza, o un momento di cui si vergognerebbero se messi a nudo, o se riuscissero a guardarsi da un punto di vista esterno.

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