Nella lettura ho trovato quello che cercavo, le recensioni su anobii mi avevano fornito indicazioni piuttosto esatte.
Con un tono apparentemente cinico, o direi piuttosto realistico, e attraverso una serie di azzeccate metafore acquatiche, si racconta della malattia come una zona a metà tra la vita e la morte, il rapporto tra i malati e gli operatori viene sviscerato sotto i tanti punti di vista, le sensazioni del malato esposte in modo disincantato, vengono restituiti spaccati di vita quotidiana che visti dall’interno dell’ospedale risultano completamente diversi dal consueto, insomma attraverso un racconto semplice ma coinvolgente si ha una precisa fotografia di tutto quel mondo a parte che ruota attorno al malato in terapia intensiva.
Nel corso della lettura, la patina di cinismo si assottiglia viepiù per lasciare intravedere le riflessioni più profonde e toccanti. Libri che affrontano - o tentano di affrontare - l’argomento, ce ne sono tanti, ma riuscirci senza essere eccessivamente superficiali o senza eccessiva pomposità, credo che sia veramente difficile. Qui si sente subito che chi parla conosce l’argomento.
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