sabato 16 maggio 2015

Rinascimento privato - Maria Bellonci

Opera complessa dai  mille significati e sfaccettature, solo a proposito del titolo si potrebbe disquisire per ore.
Il primo impatto fa subito percepire una scrittura potente e una impressionante immedesimazione della scrittrice con il personaggio storico: certo tale immedesimazione è supportata da importanti studi e ricerche, ma non sarebbe possibile senza una sensibilità fuori dal comune che la Bellonci evidentemente ha. E non v’è dubbio  che il personaggio Isabella d’Este Gonzaga e il personaggio Maria Bellonci abbiano molto in comune in quanto donne fuori dall’ordinario, ciascuna nella sua differente epoca.

La lettura è sempre coinvolgente: negli episodi storicamente rilevanti come il sacco di Roma o l’incoronazione dell’imperatore,  ma anche nel ricostruire i momenti quotidiani, le cene e le feste tra familiari; in ogni descrizione delle stanze, degli abiti e delle acconciature è possibile calarsi autenticamente nell’epoca rinascimentale. La linea temporale della narrazione è frastagliata e procede in un alternarsi di racconti, ricordi, lettere, flashback: e all’interno di ciascuna di queste fasi del testo, il corso dei pensieri di Isabella è sempre irregolare, proprio come avviene nella realtà, quando parlando di qualcuno o qualcosa ci viene in mente qualcun altro o qualcos’altro, e ci si fa prendere dai ricordi. La vita di Isabella si ricompone dunque sotto gli occhi del lettore grazie a questo mosaico, con una narrazione che inizia con la marchesana già adulta e di cui l’infanzia e l’adolescenza vengono rievocate di volta in volta. A differenza del libro Segreti dei Gonzaga, dove si segue un filo molto più lineare che lo rende un testo molto storico, quest’opera  grazie alla sua struttura particolare oltre che essere storica è anche fortemente introspettiva.
E’ proprio il lato psicologico che avvince di più durante la lettura. Com’è ovvio intendere, gli avvenimenti personali e familiari si intersecano con gli eventi geopolitici di cui vengono esposte lucide analisi, sempre attraverso la ricostruzione dei pensieri di Isabella. E al succedersi degli accadimenti di ogni genere, le venature di inquietudine -  talvolta angoscia e finanche tormento - di cui sono cosparsi i ragionamenti della marchesana, rappresentano il vero punto di rottura rispetto alla più usuale descrizione di un mondo rinascimentale che da sempre ci viene dipinto solo con i colori dello splendore.  In realtà, se si cerca di vedere sotto la superficie dello splendore, in una congiuntura così mutevole e complicata, dove i signori vivevano nel continuo timore di coltellate alle spalle (sia fisiche che metaforiche) la vita non doveva essere un granché splendente, pur nel circondarsi di arte, piacevolezze e bellezze.
Il libro si conclude con una vena di malinconia: la storia, quella fatta di re e di guerre ma anche dei popoli e del susseguirsi di eventi complessi, anche se sembra fare da sfondo è destinata a procedere sempre ugualmente come un rullo compressore e a passare sopra tutti i personaggi, su tutte le persone potenti come sui miseri sudditi, e le due categorie possono in effetti avere in comune a volte gli stessi crucci, affanni e miserie. In tale prospettiva risulta anche suggestivo, nonostante l’apparente banalità, il motto conclusivo del “vivere una libertà inventata giorno per giorno, secondo i chiari e gli oscuri delle proprie verità”.

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