Ho letto Rumiz per la prima volta, penso come molti altri, su Repubblica, e questa figura del viaggiatore-giornalista mi ha da subito incuriosito.
Procedendo con la lettura del libro, trovo conferma della mia impressione positiva: un raffinato spirito di osservazione, sia nei confronti del paesaggio, che nei confronti delle persone con i loro gesti e comportamenti.
Sotto certi aspetti, la figura di Rumiz è il mio esatto opposto, considerando che non ho mai viaggiato all'estero e che non sento il bisogno impellente di farlo come invece capita a certi 'viaggiatori cronici'; ma nonostante ciò, condivido perfettamente il sentimento dello scrittore nel subire il fascino dei luoghi di confine: stazioni, dogane, passi di montagna, luoghi sperduti che rievocano tempi lontani. E in aggiunta a ciò, in questo 'E' oriente', si subisce anche il fascino di un mondo al tempo stesso vicino e lontano a noi, dove si sentono ancora gli echi degli imperi crollati; luoghi che non appartegono più al passato ma che non si trovano nemmeno del tutto nel presente.
Nel complesso, una lettura scorrevole ma ricca, che offre numerosi spunti di riflessione e anche idee per letture successive.
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