sabato 16 maggio 2015

Eva Luna - Isabel Allende

Tre stelle e mezzo. Era da tanto tempo che non leggevo qualcosa della Allende, qui l’ho trovata un tantino sottotono rispetto gli altri titoli che ho già letto. Questa autrice rimane sempre e comunque un mostro sacro ma questa lettura mi ha restituito l’immagine di un qualcosa di disarticolato, in cui lei sembra perdersi e/o divertirsi in tanti preamboli, a volte anche strampalati, ciascuno dei quali potrebbe essere l’inizio di una storia a sé stante (quasi un “Se una notte di inverno un viaggiatore”) e invece è proprio il romanzo strutturato così. E’ pur vero che procedendo con la lettura, si percepisce di man in mano l’importanza del tema del raccontare storie,  per la protagonista del romanzo così come per la Allende stessa (vedi Baricco: “non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla“), per cui si percepisce anche l’elemento autobiografico. In un certo senso si può dire che qui il contenuto si fonde e confonde con il contenitore: come in un gioco di specchi, forma e sostanza si incrociano spezzettandosi a vicenda e rendendo il tutto disarticolato ed inverosimile come in un caleidoscopio. Alla fin fine è il bello del romanzo e il suo difetto al tempo stesso.
Una osservazione particolare va riservata per le protagoniste femminili dei romanzi della Allende: hanno tutte una forza straordinaria - sia forza d’animo che forza fisica -  di quella straordinarietà che fa parte delle numerose iperboli ed inverosimiglianze con cui sappiamo che gli scrittori sudamericani amano raccontare il proprio paese dal fascino irresistibile.

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