Partendo dalla descrizione della casa avita (più che un pretesto, un bisogno di parlarne per farla propria per sempre), Verdone si lascia andare ai ricordi d’infanzia e ai racconti della storia della propria famiglia che, come per tutte le famiglie, diventa il racconto di un pezzo di storia, ma lo diventa ancora di più quando si tratta di una famiglia crocevia di illustri personaggi del cinema, della musica, della letteratura.
Dal tono dolcemente malinconico, offre scorci di una Roma insospettabile e forse ai più sconosciuta, proprio come le vedute dagli attici e dai terrazzi del centro, e le vedute sui cortili interni dei palazzi ottocenteschi. Le persone sono raccontate con calore e semplicità, gli aneddoti con humor delicato.
Nel complesso, nulla da invidiare a testi come La lingua salvata di Canetti, o Storia di amore e di tenebra di Oz, oppure a Senior Service di Feltrinelli, se si vuole restare in tema di storia italiana e protagonisti della storia italiana. Nulla da invidiare né nella forma, per il piacere della lettura, né nella sostanza, per l’interesse degli eventi narrati.
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