Certamente la vita di Mozart è stata un vero e proprio romanzo, e di conseguenza anche quella della moglie, degli amici e dei congiunti più stretti. Per chi ha visto il film di Forman, sarà impossibile non vedere sfilare, durante la lettura, i volti dei personaggi del cast.
Qui però non si troverà un racconto vero e proprio ma un dipinto a pennellate rapide, più scientifico e meno romanzo di quanto mi aspettassi: c’è molta analisi psicologica e filosofica. La scrittura è frastagliata, principalmente strutturata attraverso diari, lettere, biglietti, appunti e singoli dialoghi, che anziché raccontare la storia per esteso, tratteggiano gli schizzi dei protagonisti della vicenda. Anche la linea temporale è frastagliata: il racconto al presente si alterna a flashback, a ricordi con salti in avanti e all’indietro. Naturalmente non è possibile raccontare di Mozart senza menzionare la sua musica. In alcuni passaggi un profluvio di vocaboli - certamente colti e attentamente selezionati - cerca di descrivere le sue opere esponendo con le parole anziché con le note il sentimento, le emozioni e la passione, tentando di farne una specie di parafrasi. Non dappertutto la cosa raggiunge un buon esito.
Descrive brillantemente un amore struggente e malinconico, vissuto sicuramente fuori dalle righe, e sopravvissuto alla morte stessa, così come l’arte, la musica e la bellezza: questa descrizione rimane però sottointesa, discreta, mai plateale.
La vita e lo sviluppo del rapporto Constanze-Amadeus, così come viene descritto, assume una doppia valenza: è un unicum dal momento che descrive il rapporto della donna con un genio raramente eguagliato nella storia dell’umanità; è anche una descrizione universale di tutti i rapporti e di come le cose possano cambiare con il passare del tempo: “D'altra parte, mi dice la baronessa, si ama sempre la stessa cosa, la stessa persona, scambiando via via forme e modi, e alla fine ritrovandoci distanti a nostra insaputa dai nostri stessi desideri e dalle immagini che ci sono più care”.
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