Dopo un lungo quanto vergognoso digiuno letterario, decido che ho voglia di leggere un libro serio: che sia coinvolgente ma che non abbia il sapore commerciale di certe operazioni alla "Angeli e demoni".
E invece mi ha deluso. Esattamente come "L’isola del giorno prima", per il quale non mi sono nemmeno data la briga di scrivere due righe. Dal basso della mia ignoranza riconosco che è ottimamente scritto, le ricostruzioni storiche sono di indescrivibile precisione, e sempre l'ignoranza mi impedisce di stabilire quali di queste siano quelle vere e quali siano quelle inventate. Ma è quanto di più lontano ci possa essere dall'aggettivo "avvincente".
I personaggi principali restano male abbozzati, sospesi tra il realistico e il fantasioso. Numerosi passaggi e personaggi risultano superflui in rapporto all’economia del romanzo, e mi sono quindi apparsi unicamente finalizzati a fornire pretesti per il turbinio di nomi e nozioni che riesce a soffocare il fascino della lieve trama e a rendere la lettura tribolata. Il finale decolla ma si sgonfia in un nulla, un soufflé mal riuscito. Gli aspetti positivi della lettura sono la sterminata cultura dell’autore, i buoni spunti di riflessione su templari e tutto quello che attorno ad essi è stato messo in moto nel corso dei secoli, la chiara critica a questo gusto per l’esoterismo che l’umanità si trascina dietro fin nel ventesimo secolo, la piacevole ironia e nonchalance con cui antichità e modernità si mescolano nel corso della narrazione, ma non bastano a risollevare il tutto, ed anche le pagine migliori arrivano ad interessare ma non ad emozionare.
Nell’occhio di cotanto ciclone, l’interpretazione sull’affannarsi dell’umanità è a maggior ragione notevole per sintesi e semplicità: “L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli.”
Le tre stelle sono il minimo sindacale per Eco, ad indicare che resterò della mia idea iniziale: il miglior Eco, quello davvero emozionante, è quello di Baudolino.
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