domenica 17 maggio 2015

La tregua - Mario Benedetti

Un racconto in forma di diario, bello e commovente, non perché ci sia da piangere ma perché muove-con, suscita profonda empatia. E' proprio giusta la  citazione di Saviano sul retro di copertina: "In questo libro tutti i sentimenti della vostra vita vengono elencati, identificati, rinominati e vi stupirete, nel leggerlo, di aver davvero provato tutto quanto avrete provato"
Racconta di tutta una vita, di una morte e di tutto quello che c'è immezzo. Racconta di un amore vissuto intensamente, ma lo fa in modo garbato, pudico, direi quasi pragmatico e rigoroso. Avrei voluto io essere capace di raccontare una mia storia in modo così asciutto, ho provato più di una volta, ma niente da fare, il mio modo di scrivere è troppo barocco e quello che doveva apparire come una libellula finiva per sembrare un elefante.
Come in "Le notti bianche" di Dostoevskij c'è un protagonista sognatore, una persona triste ma tuttavia propensa all'allegria, che saprà riconoscere la felicità di una vita concentrata tutta in un istante. "La sua teoria […] è che la felicità, la vera felicità, sia una condizione assai meno paradisiaca e decisamente meno piacevole di quanto si tenda sempre a sognare. Dice che di solito la gente finisce per sentirsi infelice solo perché si è messa in testa che la felicità sia una condizione permanente di benessere indefinibile, di godimento estatico, di festa perenne. No, afferma invece mia madre, la felicità è assai meno, ed è certo che quei presunti infelici sono in realtà felici, ma non se ne rendono conto, non lo ammettono perché si credono lontanissimi dal benessere massimo".
"Forse ho vissuto un momento eccezionale, e comunque mi sono sentito vivere. Quell'oppressione al petto era la vita."
La tregua di cui al titolo è una pausa, una interruzione della noia e della routine, dell'autocommiserazione/autocompatimento, e la scoperta, da parte del protagonista, di non essere arido come pensava. La vera epifania, la vera vertigine è la scoperta di avere un animo ancora fertile e sensibile al mondo che lo circonda. Tregua è una parentesi di pienezza dopo vent'anni di vuoto. E mi viene in mente quel passaggio che ho citato di Maggiani nella recensione a 'E' stata una vertigine' , dove dice che innamorarsi è un buon modo di rovinare la pace, la tranquillità - in ultima analisi, la noia.
Ho sottolineato per tutto il libro passaggi degni di nota, a proposito della religione, della storia, del lavoro, della politica. ma se li riporto tutti finisce che ricopio il libro intero.
All'inizio la narrazione può sembrare un poco frettolosa, in realtà è solo molto sintetica ed efficace, straordinariamente reale. Poca azione e molta psicologia : bisogna proprio soffermarsi ad immaginare Martin Santome' che scrive, solo nella sua stanza, quelle poche righe a giornata, e allora si riesce a vedere e a sentire la drammaticità della sua situazione. Con parole semplici riesce a descrivere le sensazioni più complesse.

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