sabato 16 maggio 2015

Quella sera dorata - Peter Cameron

Ho acquistato questo libro sconosciuto, di un autore a me sconosciuto, solo per la suggestione del titolo e della copertina, “quella sera dorata” mi richiamava le atmosfere di tanti bei tramonti:  le sere dorate d’estate trascorse sotto il portico a leggere,  le sere dorate d’inverno con la luce che si riflette sui versanti innevati… poi qualche giorno fa inizio a sfogliare il volume e scopro che il titolo originale è “the city of your final destination”. A lettura ultimata, resto poco convinta da questo genere di traduzioni creative, ma posso dire che il titolo della traduzione calza a pennello ed ha sortito il suo effetto, visto che è stato di invito all’acquisto e alla lettura. 
Vorrei poter dire che si tratta di un libro leggero, ma questo termine viene generalmente usato in un’accezione negativa, nel senso di superficialità, e allora cercherò qualche altro aggettivo: è un libro lieve, semplice e piacevolmente scorrevole. In modo molto cinematografico, vengono presentati dei personaggi interessanti e in cui ci si può immedesimare, e gli immensi spazi e luci sudamericani appaiono immediatamente come invitanti luoghi cui tornare.
In maniera deliziosamente calviniana (mi ha fatto venire in mente “se una notte d’inverno un viaggiatore”) l’intero racconto ruota attorno ad un scrittore, il tentativo di scriverne la biografia, un libro pubblicato ed un altro manoscritto che è invece andato distrutto; per cui si può dire che l’autore, per scrivere un libro in realtà ha dovuto pensarne due.
E’ una lettura gustosa, che si divora d’un fiato per il solo piacere di leggere: senza effetti speciali o artifizi di alcun genere, con lievità e senza pontificare, vi si affrontano i temi che ci toccano tutti, che tutti prima o poi ci troviamo ad affrontare. Il legame con un luogo, il legame con le persone che ci circondano, le scelte di vita che abbiamo fatto, tutte queste cose sono davvero scelte o sono in qualche modo cose subìte? Nei dialoghi - assolutamente realistici e per nulla pedanti -  i protagonisti si pongono spesso la domanda “sei felice?”,  cui è talmente difficile dare una risposta che nella realtà spesso abbiamo paura di porci tale domanda.
Last but not least, adoro i lietofine, ed era da un po’ che non mi capitava di leggerne uno ben fatto.

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