sabato 16 maggio 2015

Tristano muore - Antonio Tabucchi

Si tratta di una storia solo leggermente abbozzata che attraversa la seconda guerra mondiale per giungere ai giorni nostri, attraversa la Grecia, la Spagna e l’Italia, ma il tutto è volutamente sfuocato, nei confini temporali e di luogo, i personaggi sono solo ombre, le ambientazioni sono stanze spoglie, studiati per essere solo di supporto ad una serie di pensieri in libertà, spunti di riflessione su temi profondi circa la storia moderna italiana, circa l’esistenza in genere, lo scorrere della vita attraverso i momenti eroici così come attraverso quelli insignificanti, le aspirazioni e i desideri e il guardarsi indietro a chiedersene le ragioni a distanza di tempo, il sopraggiungere della morte come qualcosa di atteso e non atteso allo stesso tempo; ed ancora riflessioni sulla scrittura, sulla voce dello scrittore e il diventare a suo modo protagonista, il suo sostituirsi al protagonista dei fatti narrati.
All’inizio della lettura si avverte una profonda lievità, un po’ come un'insostenibile leggerezza dell’essere. Poi però il fine esercizio di psicologia, con i ricordi e i racconti e le riflessioni visionarie e allucinate che sgorgano spontanee e fitte dalla voce narrante, tutto questo mi ha tolto scorrevolezza alla lettura (cosa che non mi è accaduta , ad esempio, con Guimarães Rosa in Mio zio il giaguaro). Probabilmente andava letto tutto d’un fiato mentre io, per cause di forza maggiore, mi sono ritrovata a sbocconcellarlo.
Una fotografia sfuocata può essere opera di un fotografo poco bravo che non è capace di mettere a fuoco l’oggetto nel suo obiettivo; oppure può essere opera di un fotografo molto bravo che voleva ottenere esattamente quell’effetto per esprimere un qualcosa di indefinito, di imprecisato, un qualcosa che non ha contorni né ordini cronologici. Poi, il fatto di riuscire a comprendere del tutto questa strana immagine, è un’altra grammatica. Ed in effetti questo libro fa parte di quel genere di testi psicologici e un po’ filosofici dai quali vorrei essere in grado di assorbire qualcosa in più -  una carenza mia di lettrice, non certo dell’autore -  molto colti, con citazioni letterarie, filosofiche, psicologiche, storiche, e artistiche. Poteva essere benissimo un premio strega perché oltre all’essere molto dotto ha quel genere di inconsistenza e al tempo stesso di profondità che ho trovato spesso (non sempre) nei premi strega che fin qui ho letto.

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