Sono solo al terzo capitolo. Più cose leggo relative al ventennio e più trovo analogie con il presente. Tutta la nostra tecnologia da ventunesimo secolo e tutta la nostra presunzione da "popolo di santi, poeti e navigatori" non ci stanno servendo a un bel niente.
Finito. Cronaca lucida, obiettiva e corale dell’Italia attraverso gli anni della guerra. La coralità si costruisce unendo le varie voci delle testimonianze, dei giornali e delle riviste, dei decreti e di altri documenti dell’epoca. L’autrice lascia così che sia il lettore a farsi un’opinione - anche se comunque avrei preferito un po’ più di racconto, un qualcosa di più personale da parte della Mafai, e magari un po’ meno di Corriere della Sera o Grazia. L’obiettività di questa cronaca nasce anche da un tono di scrittura quasi allegro, o comunque sempre pacato, non c’è nessun tentativo di creare atmosfere da tragedia, per quanto gli eventi narrati siano effettivamente tragici.
Si tende a sottolineare come la quotidianità si sia gradualmente mescolata con il carattere di eccezionalità che la guerra necessariamente conferisce ad ogni singolo giorno - questa cosa è logica se ci si pensa ma non è facile da capire veramente a fondo per chi non l’ha vissuta. E nel parlare di quotidianità, l’autrice pone naturalmente un maggiore accento sulla vita delle donne. Generalmente non sono una fan della letteratura “al femminile” o delle questioni legate al femminismo; bisogna tuttavia riconoscere che in Italia la questione esiste, ed è un problema di mentalità (non solo degli uomini ma anche delle donne stesse) e qui si dimostra, con la lucidità di cui sopra, che il problema è passato perfettamente indenne attraverso le gravi tribolazioni della guerra, tant’è che ci ritroviamo ancora oggi a parlare di cose come occupazione/disoccupazione femminile; le retribuzioni delle donne, l’utilizzo dell’immagine del corpo delle donne, l’influenza della chiesa sul comune modo di vedere e sentire, and so on…
Al termine della lettura prevalgono la sensazione di spavento per le similitudini con l’odierna situazione, e ancora una volta la delusione nel leggere che poco o niente è cambiato, sembra che tutto il dramma non sia servito a niente e che non si riesca ad imparare dai propri errori.
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