Questa è Letteratura
con la L maiuscola, cinque stelle come si conviene ad un'opera di elevata
caratura. Il paese del titolo è il paesino di Norbio posizionato vicino
Cagliari, ma è anche l'Italia intera. Le ombre sono quelle dei boschi, ma sono
anche i fantasmi di una Storia che non è fatta solo di eventi gloriosi ma anche
tanti eventi luttuosi e tante scelte sbagliate. Questo è uno di quei libri che
raccontano La Storia: storia delle genti e delle tradizioni, storia d'Italia
non per incensarla o inventarla ma per provare a spiegare com'è andata, con le
cose giuste e con quelle sbagliate. Storia dal punto di vista della Sardegna,
regione trattata da sempre come una sorta di colonia, una specie di optional da
sfruttare o da magnificare, a seconda delle esigenze del momento. In tutto
questo, come sempre, c'è anche molta attualità.
"Quella
diversità di accenti e di caratteri gli faceva pensare alla guerra, anzi alle
guerre alle quali aveva preso parte, come tanti altri "per fare l'Italia unita". Ma era
stato soltanto ingrandito il regno del Re sabaudo. […] La vera faccia
dell'Italia non era quella che aveva sognato con tanti altri giovani, ma quella
che sentiva urlare nella bettola - divisa come prima e più di prima, giacché
l'unificazione non era stata altro che l'unificazione burocratica della cattiva
burocrazia dei vari stati italiani.[…] In realtà, fra gli stessi italiani del
Continente, non c'era in comune se non un'astratta e retorica idea
nazionalistica, vagheggiata da mediocri poeti e da pensatori mancati."
"Il governo regio e i fanatici dell'unificazione non avevano tenuto conto
delle differenze geografiche e culturali, e avevano applicato sbrigativamente a
tutta l'Italia un uniforme indirizzo politico e amministrativo. […] Del resto
tutta l'Italia appariva come un paese di poveri, destinati a far da comparsa in
un grande dramma storico. Dopo la fiammata del Risorgimento, era cominciata
l'Italia istituzionalizzata dei prefetti e dei generali, l'Italia della tassa
sul macinato e di Dogali, che possedeva soltanto di nome indipendenza, unità e
libertà, e nelle sterili polemiche tra Destra e Sinistra si delineava già
l'inetta classe dirigente che doveva accompagnarla verso la Grande Guerra e il
fascismo. In questo spettacolo, solo le comparse erano uomini autentici. Forse
il brigantaggio non fu altro che una rivalsa delle comparse che cercarono, per
un momento, di mettersi al posto degli attori i quali, imperterriti, recitavano
accademicamente la parte che si erano attribuita sul palcoscenico di
Roma."
Dunque un magnifico
affresco dell'Unità d'Italia, della vita rurale, dell'avvento delle prime leghe
operaie e dei primi scioperi, fino al disastro della grande guerra: a cavallo
tra ottocento e il novecento, tutto questo è raccontato indirettamente attraverso
le vicende della vita del protagonista Angelo Uras, da quando è ragazzino
povero figlio di contadini, fino alla sua vecchiaia di capostipite di una
numerosa famiglia e di persona stimata da tutto il paese, di cui è sindaco,
importante proprietario terriero ma soprattutto persona intelligente e capace
di moderazione e persuasione nei
confronti dei propri interlocutori. La struttura è un po' la stessa che verrà
riutilizzata da Crovi ne 'La valle dei Cavalieri': attraverso la vita di un
protagonista e della comunità all'interno della quale egli si muove e cresce,
l'autore racconta la storia d'Italia. Qui l'ambientazione è una Sardegna
splendida e rurale e coperta di antichi boschi, e anche questi ultimi sono importanti
protagonisti del romanzo, non meno di Angelo Uras o della Storia dell'unità
d'Italia. E' Sardegna, ma in molti passaggi potrebbe anche essere un qualsiasi
paesino di montagna di qualsiasi altra parte del regno appena unificato. E' il
romanzo della montagna e della sua gente, dei suoi alberi e boschi e torrenti.
"Erano pur sempre montanari, e dei monti si portavan addosso l'odore -
quell'odore di fumo di legna, di erbe secche bagnate dalle piogge del lungo
autunno; e lui li amava."
"…la parte più
antica del paese: piccole case di pietra e piccoli cortili irti di mucchi di
rami secchi, di fasci di canne, di lunghe pertiche. Ogni casa, simile a un
guscio annerito, prende luce da piccole finestre e dalla porta aperta
direttamente sul cortile."
Emerge bene, in ogni
caso, il carattere dei sardi che hanno nell'anima un legame con gli antichi più
radicato e sentito rispetto le genti del continente, ce he riescono a sentire e
ricordare eventi accaduti mille anni fa come fossero cose di ieri l'altro.
"- Qui gli
alberi sono come ai tempi di Josto…
- Chi era questo Josto?
- Era uno dei nostri, che combatteva contro i romani, contemporaneo di Annibale, credo"
E' un romanzo
strutturato, composito come i grandi romanzi ottocenteschi sanno essere, solido
e poetico al tempo stesso, usa un lessico attentamente ricercato e selezionato,
descrive la psicologia delle persone con una sensibilità fuori dal comune.
"Che cos'è
l'amore, si chiedeva, se poi quando si soffre non si trovano nemmeno le parole
giuste per consolarsi. Concluse che l'amore è muto, e che per questo si possono
amare anche le bestie, che non parlano. Lei e Angelo non si erano mai detti molte
parole. Si erano amati, si amavano in silenzio."
Anche se la storia e
il tono sono completamente diversi, questo romanzo si può tuttavia in qualche
modo affiancare a 'Il segreto del bosco vecchio' di Buzzati' per via della
presenza di questi grandi boschi che sono veri e propri protagonisti della
storia. Il tema dell'ecologia è messo in risalto sin dalle prime pagine e non
viene mai meno durante tutta la lettura; gli alberi nascono con Angelo Uras,
crescono con lui e a lui sopravviveranno. Questo stretto legame tra la vita dei
boschi e la vita del protagonista vuole ricordare che è possibile l'esistenza
di amore e rispetto, da parte dell'uomo, nei confronti di una natura con cui
egli aveva tutto sommato ben convissuto fino all'avvento della rivoluzione
industriale.
"Aveva
un'esatta cognizione del tempo, sapeva che non avrebbe potuto vivere abbastanza
a lungo per vedere quelle montagne ricoperte di alberi. La stessa
consapevolezza gli dava la possibilità di concepire il tempo con una dimensione
infinitamente più vasta della vita degli individui, del breve ciclo entro il
quale la polvere prende l'aspetto di un uomo e ritorna polvere. Ma gli alberi,
per fortuna, durano di più, pensava, associandoli inconsciamente all'idea della
durata che lega generazione a generazione."
E parlando di
piantare un nuovo bosco di pini:
"-Ma chi te lo
fa fare?
- Mi piace. Fra cento anni
questo paese…
- Fra un secolo il cuore di
questa gente sarà duro come è sempre stato.
- Il cuore… l'anima… non
m'importa di queste cose. Per questo non ho voluto farmi prete. "
E infine,
un'immagine degli alberi non solo come di qualcosa più forte dell'uomo ma anche
capace di portare più speranza: "Oggi, quasi un secolo dopo, a dispetto
della cattiva amministrazione e della lottizzazione più volte minacciata e
sempre incombente, i pini sono centocinquantamila e quando il vento soffia,
rumoreggiano come il mare. Salendo verso la chiesetta, se ne vedono alcuni
enormi, con i rami grigiastri come sconvolti da un vento cosmico che li abbia
investiti, ma come il vento eterni, indistruttibili."
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