sabato 27 febbraio 2016

Limbo - Melania G. Mazzucco


Bello bello bello, mi è piaciuto tanto quanto "Sei come sei", mentre invece "Vita", della stessa autrice, mi aveva lasciato un po' indifferente. E anche in questo caso, il romanzo merita la lettura proprio per il piacere di addentrarsi in una bella storia, ancor più e ancor prima che per approfondire un tema di attualità.



Questo è il libro perfetto per guardarsi dentro, anzi per scavarsi dentro. Limbo è la condizione di chi è in attesa di una sentenza, per quanto innocente o magari meritevole non solo di assoluzione ma persino di lode. Limbo è la condizione di chi ha perduto la propria identità e la propria quotidianità, e ancora deve costruirsene di nuove: ed è proprio in questa fessura, in questa tregua, che trovano posto le spiegazioni, le rese dei conti, la ricerca di sé stessi.



Storia di una persona che i fatti obbligano a guardarsi dentro, a raccontarsi la propria storia e a cercare di capirla. Non conta tanto il fatto che questa persona sia un maresciallo dell'esercito italiano in Afghanistan, il libro va bene per tutti, militaristi e non, interventisti e non. E non conta nemmeno il fatto che questa persona sia una donna, il libro è adatto sia ai lettori che alle lettrici, ai maschilisti e alle femministe: La Mazzucco scrive in modo splendidamente pacato e obiettivo, ognuno potrà leggervi le ragioni in appoggio alle proprie idee così come quelle contrarie.



Per restare brevemente in tema di Afghanistan, condivido l'opinione di Albandre qui sotto: si impara qualcosa in più su una faccenda di cui alla fine sappiamo ben poco oltre a quello che i giornali vogliono farci sapere e non ci sono poi tante occasioni per approfondire.

Più in generale, riguardo il tema della "patria" vengono analizzati entrambi i lati della medaglia: da un lato c'è un concetto profondo e nobile, dall'altro lato tonnellate di pacchiana retorica.



Il romanzo si sviluppa su due rotaie parallele. C'è il racconto in prima persona della vita del maresciallo Manuela Paris prima dell'attentato in Afghanistan, con le sue scelte, la sua formazione, i suoi perché e la sua vita in missione. Poi c'è una voce narrante onnisciente che descrive il dopo-attentato, ovvero la situazione di limbo, di attesa di un ritorno a una normalità.

Questo libro ha la stessa robusta corposità di "Venuto al mondo" della Mazzantini anche se temi e trama sono completamente diversi.

Bella la storia di amicizia tra commilitoni; bello anche il crescendo con cui le due voci narranti svelano poco a poco i fatti accaduti; e anche le riflessioni e gli stati emotivi dei protagonisti: non sono mai banali o scontati. Sono ottime sia la scrittura che la regìa di tutto l'impianto.

Lettura promossa a pieni voti, tornerò presto a leggere questa autrice.

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