Bello bello bello, mi è piaciuto
tanto quanto "Sei come sei", mentre invece "Vita", della
stessa autrice, mi aveva lasciato un po' indifferente. E anche in questo caso,
il romanzo merita la lettura proprio per il piacere di addentrarsi in una bella
storia, ancor più e ancor prima che per approfondire un tema di attualità.
Questo è il libro perfetto per
guardarsi dentro, anzi per scavarsi dentro. Limbo è la condizione di chi è in
attesa di una sentenza, per quanto innocente o magari meritevole non solo di
assoluzione ma persino di lode. Limbo è la condizione di chi ha perduto la
propria identità e la propria quotidianità, e ancora deve costruirsene di
nuove: ed è proprio in questa fessura, in questa tregua, che trovano posto le
spiegazioni, le rese dei conti, la ricerca di sé stessi.
Storia di una persona che i fatti
obbligano a guardarsi dentro, a raccontarsi la propria storia e a cercare di
capirla. Non conta tanto il fatto che questa persona sia un maresciallo
dell'esercito italiano in Afghanistan, il libro va bene per tutti, militaristi
e non, interventisti e non. E non conta nemmeno il fatto che questa persona sia
una donna, il libro è adatto sia ai lettori che alle lettrici, ai maschilisti e
alle femministe: La Mazzucco scrive in modo splendidamente pacato e obiettivo,
ognuno potrà leggervi le ragioni in appoggio alle proprie idee così come quelle
contrarie.
Per restare brevemente in tema di
Afghanistan, condivido l'opinione di Albandre qui sotto: si impara qualcosa in
più su una faccenda di cui alla fine sappiamo ben poco oltre a quello che i
giornali vogliono farci sapere e non ci sono poi tante occasioni per
approfondire.
Più in generale, riguardo il tema
della "patria" vengono analizzati entrambi i lati della medaglia: da
un lato c'è un concetto profondo e nobile, dall'altro lato tonnellate di
pacchiana retorica.
Il romanzo si sviluppa su due rotaie
parallele. C'è il racconto in prima persona della vita del maresciallo Manuela
Paris prima dell'attentato in Afghanistan, con le sue scelte, la sua
formazione, i suoi perché e la sua vita in missione. Poi c'è una voce narrante
onnisciente che descrive il dopo-attentato, ovvero la situazione di limbo, di
attesa di un ritorno a una normalità.
Questo libro ha la stessa robusta
corposità di "Venuto al mondo" della Mazzantini anche se temi e trama
sono completamente diversi.
Bella la storia di amicizia tra
commilitoni; bello anche il crescendo con cui le due voci narranti svelano poco
a poco i fatti accaduti; e anche le riflessioni e gli stati emotivi dei
protagonisti: non sono mai banali o scontati. Sono ottime sia la scrittura che
la regìa di tutto l'impianto.
Lettura promossa a pieni voti,
tornerò presto a leggere questa autrice.
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