giovedì 17 marzo 2016

La collina del vento - Carmine Abate


"Non avevo nostalgia di niente perché, senza saperlo, custodivo tutto dentro di me."



Le saghe familiari sono sempre belle, tante ne ho lette e altrettante intendo leggerne: tutte messe insieme, rappresentano un  giro d'Italia unico nel suo genere. Questa è una storia d'amore per la propria terra, lieve e piacevole come la brezza marina. Originaria della Calabria jonica e saldamente ancorata alla collina di cui al titolo, questa famiglia Arcuri ha molti tratti in comune con i Chironi della Stirpe di Fois: un componente importante di nome Michele Angelo, la caparbietà e l'attaccamento alla propria terra, la Calabria che come la Sardegna è una periferia ai margini dei grandi avvenimenti della storia e soggetta a sfruttamenti di ogni tipo. Dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri, racconta la terra di Calabria con i colori, i profumi e i suoni della natura, ma anche con le miserie e le difficoltà, la vita di fatica nei campi e nelle miniere di zolfo. C'è una doppia narrazione: una al tempo presente con un vago sapore di malinconia e disillusione, e una che ripercorre a colori vividi il passato, entrambe per voce dell'ultimo esponente della famiglia ed ottimamente intrecciate tra loro. Oltre alla storia della famiglia e alla storia d'Italia, vi si trovano un po' di ecologia e un pizzico di mistero (quasi un'ombra di giallo); alcuni episodi non sono banali ma forse paiono eccessivamente semplificati; si fa inoltre conoscenza con due interessanti personaggi storici:  Paolo Orsi e Umberto Zanotti-Bianco, entrambi intellettuali a tutto tondo, oltre che archeologi. In tutto, un ottimo lavoro di mixaggio degli ingredienti.

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