"Non avevo nostalgia di niente
perché, senza saperlo, custodivo tutto dentro di me."
Le saghe familiari sono sempre
belle, tante ne ho lette e altrettante intendo leggerne: tutte messe insieme,
rappresentano un giro d'Italia unico nel
suo genere. Questa è una storia d'amore per la propria terra, lieve e piacevole
come la brezza marina. Originaria della Calabria jonica e saldamente ancorata
alla collina di cui al titolo, questa famiglia Arcuri ha molti tratti in comune
con i Chironi della Stirpe di Fois: un componente importante di nome Michele
Angelo, la caparbietà e l'attaccamento alla propria terra, la Calabria che come
la Sardegna è una periferia ai margini dei grandi avvenimenti della storia e
soggetta a sfruttamenti di ogni tipo. Dagli inizi del Novecento fino ai giorni
nostri, racconta la terra di Calabria con i colori, i profumi e i suoni della
natura, ma anche con le miserie e le difficoltà, la vita di fatica nei campi e
nelle miniere di zolfo. C'è una doppia narrazione: una al tempo presente con un
vago sapore di malinconia e disillusione, e una che ripercorre a colori vividi
il passato, entrambe per voce dell'ultimo esponente della famiglia ed
ottimamente intrecciate tra loro. Oltre alla storia della famiglia e alla
storia d'Italia, vi si trovano un po' di ecologia e un pizzico di mistero
(quasi un'ombra di giallo); alcuni episodi non sono banali ma forse paiono
eccessivamente semplificati; si fa inoltre conoscenza con due interessanti
personaggi storici: Paolo Orsi e Umberto
Zanotti-Bianco, entrambi intellettuali a tutto tondo, oltre che archeologi. In
tutto, un ottimo lavoro di mixaggio degli ingredienti.
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