domenica 24 aprile 2016

I giorni dell'abbandono - Elena Ferrante


"La compattezza delle cose è affidata a volte a elementi fastidiosi che sembrano disturbarne la coesione"



Questo libro incolla il lettore alla pagina con la violenza delle parole e lo obbliga a leggere tutto d'un fiato. Non si tratta di una letturina facile e piacevole, può arrivare a turbare, quantomeno disturbare o irritare, ma di certo non è di quelle letture che si riesce ad abbandonare facilmente, ed in questo la Ferrante si dimostra ancora una volta brava. Stessi ingredienti  della tetralogia: Torino, Napoli, una scrittrice o aspirante tale, il femminismo, uomini che ci fanno una figura balorda - ma il tutto a tinte ancora più forti.

L'abbandono giunge inizialmente inspiegabile e ineluttabile come la metamorfosi di Gregorio Samsa, arriva e basta. E dunque il libro è la storia di una nevrosi, di un intorpidimento dei sensi e del senno; storia dell'esaurimento nervoso conseguente all'abbandono, dell'annaspare angoscioso che invece di fare restare a galla fa affondare ancora di più; e infine della risalita di una china tanto difficile quanto scontata - scontata non tanto nella realtà quanto nella letteratura, non si potrebbe scrivere una roba del genere senza poi dare al lettore un minimo conforto. Quasi geniale la figura del violoncellista, la Ferrante denota anche in questo personaggio apparentemente banale una sensibilità fuori dal comune.

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