mercoledì 11 maggio 2016

La ballerina dello zar - Adrienne Sharp


Nel cuore di una italica primavera che ha la stessa luminosità di un inverno siberiano, mi sono immersa in una vera fiaba, sia nella vicenda che nell'ambientazione. E il bello è che sono tutte e due in gran parte vere. In questo libro c'è un buon lavoro di ricerca storica, per quanto meramente finalizzato a rendere plausibile una favola - la più classica di tutte, quella che vede per protagonisti una ballerina e l'imperatore. La storia racconta della ballerina Mathilde Kschessinka che in gioventù è stata amante dello zarevic - e poi zar -  Nicola II Romanov, e tutto attorno ricostruisce un mondo di luci sfavillanti che sta per precipitare nell'abisso. La parte migliore è il tono della narrazione, o meglio il tono di voce della narratrice, la protagonista ormai anziana che rivede tutta la sua vita in un lungo flashback: un tono affettuoso, empatico, compassionevole, ma anche disincantato, mai drammatico o frignone, con argute frecciate rivolte un po' in tutte le direzioni.

Mathilde è - come altri hanno giustamente osservato nei commenti - davvero insopportabile: opportunista, capricciosa, presuntuosa. Ma se lo dice lei stessa, di essere una scaltra e una mente machiavellica, e proprio per questo è ben costruita, perché ha dei difetti, altrimenti sarebbe stata una zuccherosa cenerentola qualsiasi. Il bel mondo che qui si racconta, attraverso i difetti della protagonista viene messo anche un po' in ridicolo: invece di osannarlo l'autrice cerca di farne comprendere le luci e le ombre. Il teatro e il balletto, con le loro farse e pantomime, le trame da feuilleton, le scenografie elaborate e i costumi esagerati, per tutto il romanzo fanno da allegoria o forse anche da semplice specchio della vita di corte. Più si procede con il racconto - verso le terribili conclusioni che tutti conoscono - e più si rende fitto l'intreccio fatto di parallelismi e contrappunti che lega strettamente le storie rappresentate sui palcoscenici dei teatri imperiali con la vita vera della corte e dell'impero tutto. Il ritmo della narrazione a tratti sembra un po' trascinarsi, altri momenti sembra prendere l'abbrivio e invece non decolla mai del tutto.  Comunque i lati positivi (il tono della narrazione, l'intreccio teatro-realtà) mi paiono preponderanti rispetto quelli un po' più negativi (ritmo lento e qualche romanticheria di troppo), e poi io sono completamente succube di tutto quello che ha a che fare con la Grande Madre Russia, quindi arrivo agilmente a quattro stelle.

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