Nel cuore di una italica primavera
che ha la stessa luminosità di un inverno siberiano, mi sono immersa in una
vera fiaba, sia nella vicenda che nell'ambientazione. E il bello è che sono
tutte e due in gran parte vere. In questo libro c'è un buon lavoro di ricerca
storica, per quanto meramente finalizzato a rendere plausibile una favola - la
più classica di tutte, quella che vede per protagonisti una ballerina e
l'imperatore. La storia racconta della ballerina Mathilde Kschessinka che in
gioventù è stata amante dello zarevic - e poi zar - Nicola II Romanov, e tutto attorno
ricostruisce un mondo di luci sfavillanti che sta per precipitare nell'abisso.
La parte migliore è il tono della narrazione, o meglio il tono di voce della
narratrice, la protagonista ormai anziana che rivede tutta la sua vita in un
lungo flashback: un tono affettuoso, empatico, compassionevole, ma anche
disincantato, mai drammatico o frignone, con argute frecciate rivolte un po' in
tutte le direzioni.
Mathilde è - come altri hanno
giustamente osservato nei commenti - davvero insopportabile: opportunista,
capricciosa, presuntuosa. Ma se lo dice lei stessa, di essere una scaltra e una
mente machiavellica, e proprio per questo è ben costruita, perché ha dei
difetti, altrimenti sarebbe stata una zuccherosa cenerentola qualsiasi. Il bel
mondo che qui si racconta, attraverso i difetti della protagonista viene messo
anche un po' in ridicolo: invece di osannarlo l'autrice cerca di farne
comprendere le luci e le ombre. Il teatro e il balletto, con le loro farse e
pantomime, le trame da feuilleton, le scenografie elaborate e i costumi
esagerati, per tutto il romanzo fanno da allegoria o forse anche da semplice
specchio della vita di corte. Più si procede con il racconto - verso le
terribili conclusioni che tutti conoscono - e più si rende fitto l'intreccio
fatto di parallelismi e contrappunti che lega strettamente le storie
rappresentate sui palcoscenici dei teatri imperiali con la vita vera della
corte e dell'impero tutto. Il ritmo della narrazione a tratti sembra un po'
trascinarsi, altri momenti sembra prendere l'abbrivio e invece non decolla mai
del tutto. Comunque i lati positivi (il
tono della narrazione, l'intreccio teatro-realtà) mi paiono preponderanti
rispetto quelli un po' più negativi (ritmo lento e qualche romanticheria di
troppo), e poi io sono completamente succube di tutto quello che ha a che fare
con la Grande Madre Russia, quindi arrivo agilmente a quattro stelle.
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