Iniziato a leggere per cercare un
po' di estate fantasticando delle spiagge di Lampedusa, e tutto sommato l'ho
trovata. Lo stile della scrittura non è del tutto di mio gradimento, c'è troppa
ricerca di poesia-ad-ogni-costo ad appesantirla. Nonostante questo, sono
entrata abbastanza in sintonia con l'idea di base dell'autore e la sua
lunghezza d'onda, e così quando sono riuscita a non farmi pesare troppo la
ricerca forzata di stilemi poetici, ho iniziato a gustarmi la storia e i suoi
personaggi. Una storia in verità un po' banalotta, ma che si lascia seguire
piacevolmente con il susseguirsi di innumerevoli partenze e ritorni che cullano
il lettore come un'onda: ambientata ai giorni nostri, con l'estate a Lampedusa
che fa da contraltare all'inverno a Milano. Salvatore e Giulia, diciotto e
diciassette anni, vivono la loro storia d'amore sin da quando sono bambini
anche se tra loro di frappone la distanza tra le due location sopra citate, più
la disapprovazione dei genitori di lei e tutte le difficoltà di contorno. Come
diretta conseguenza dell'ambientazione lampedusana, nella storia si inserisce
per forza di cose il tema dell'immigrazione proprio come lo stiamo vivendo ogni
giorno - l'indifferenza di chi è lontano, il senso di impotenza di chi la vive
da vicino - sia riguardo i migranti che
arrivano dalla Libia sui barconi, sia riguardo l'immigrazione interna da sud
verso nord, con "La vita agra" di Bianciardi che viene citato più
volte e che mi pare abbia ispirato molto l'autore. Peccato che i migranti
provenienti dall'Africa, con la loro tragedia, rimangano poco più che uno
sfondo rispetto la storia di Salvatore e Giulia: sì, le loro storie di
disperazione saranno lo strumento attraverso il quale Salvatore ritroverà sé
stesso, però manca una vera e propria interazione tra due mondi che invece
anche nel romanzo, proprio come nella realtà, sono separati come compartimenti
a tenuta stagna, e allora si può anche finire questa lettura con un briciolo di
pessimismo e disillusione. Molto bello il passo che descrive le tartarughe, mi
ha quasi commosso (e lì dove la poesia ci stava tutta e si poteva anche
esagerare, l'autore si fa improvvisamente semplice e concreto).
"Giulia si china e accarezza il
carapace duro e nodoso come legno. Pensa al tempo, ai milioni di anni che hanno
visto le tartarughe vagare per gli oceani e alla loro fragilità, alla drastica
diminuzione del numero di esemplari fino al pericolo di estinzione, […] guarda
gli occhi vigili dell'animale, che ha riconosciuto il mare ed è pronto a farsi
riabbracciare."
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