venerdì 15 luglio 2016

Il cerchio - Dave Eggers


Cos'è veramente la tanto sbandierata libertà del mondo occidentale? Ci illudiamo veramente che - paragonandoci alle culture arabe o orientali - la libertà sia il non dover indossare un velo o un chador o poter ascoltare la musica rock? Il lavoro in realtà è diventato una sorta di schiavitù, con la vecchia storia che il lavoro nobilita ci hanno lobotomizzato. L'azienda, anche la più progressista, in un modo o nell'altro considera sempre il dipendente o collaboratore come roba sua. Il tempo libero, con l'avvento del consumismo, è sempre più indirizzato e convogliato. Persino il carattere e gli atteggiamenti delle persone sono convogliati in una direzione ben precisa: per essere accettati bisogna essere sempre entusiasti, ottimisti, energici, carismatici, tutti con l'attitudine al lavoro di squadra, alla leadership e al problem solving, i timidi e gli introversi vadano pure a nascondersi altrove.



"…tante delle cose che ho inventato, le ho inventate per divertimento, per la voglia perversa di vedere se funzionavano o no, se la gente le avrebbe utilizzate. Voglio dire che era come tirar su una ghigliottina nella pubblica piazza. Non ti aspetti che mille persone si mettano in coda per ficcarci dentro la testa".



"…gli strumenti che create voi in realtà producono bisogni di socialità innaturalmente estremi. Nessuno ha davvero bisogno del numero di contatti che fornite voi."



"Posso accettare che tu e i tuoi vogliate monitorare i vostri movimenti, registrare tutto ciò che fate, raccogliere dati su voi stessi nell'interesse di… beh, ciò che state cercando di fare, qualunque cosa sia. Ma non basta, vero? Voi non volete soltanto i vostri dati, avete bisogno dei miei. Senza i miei non siete completi."



La scrittura in questo libro rasenta il limite della sciatteria, così pure come la protagonista, ma io credo che questo sia un effetto voluto perché entrambi si intonano perfettamente con quello che qui si intende raccontare: si parla di ingenuità, si racconta di una faccenda banale che ci riguarda tutti i giorni, si esemplificano concetti semplici che ci toccano tutti i giorni. La trama non è banale anche se un po' destrutturata. Nel complesso esce dalla banalità perché non c'è buonismo, c'è anzi una punta di amarezza e pessimismo.



Il racconto si compone di tre libri che sono come livelli progressivi: ad ogni stadio la protagonista Mae è sempre più invischiata, inglobata e assuefatta alla colossale rete che si tende intorno a lei così come - sembra minacciare Eggers - intorno a tutti noi. Più che utopia o distopia, una parodia: una sorta di esemplificazione di quello che già sta chiaramente accadendo. Sulla comodità del cloud non si discute, e non si discute nemmeno il fatto che per molti il fatto di esser iscritti ad un social network basti a farli sentire fichissimi. La tendenza di queste piattaforme (google, twitter, facebook and so on) ad inglobarsi e ad acquistarsi l'una con l'altra già c'è. La tendenza a santificare i loro capi (vedi Jobs) e a considerare i loro prodotti come oggetti di culto (Apple) già c'è. Il fatto di sentirsi arrivati se si può collaborare con queste aziende. Il fatto di digitalizzare tutto quello che riguarda burocrazia e pubblica amministrazione sempre visto e presentato come una cosa solo e soltanto positiva. La tendenza a considerare assimilabili due cose diversissime tra loro come la partecipazione a sondaggi  on line e il voto politico e l'esercizio di diritti in generale. Le telecamere ormai piazzate in ogni dove per poter essere consultabili on line, anche questa è una realtà.



Sorgono dunque spontanei i paragoni con Orwell - non certo paragonabili per la caratura dell'opera, ma è inevitabile affiancare i due libri perché trattano gli stessi temi, e sono temi attuali, pesanti e pregnanti. Se in Orwell c'era il Grande Fratello che osservava tutto e tutti, con i moderni social network i nostri potenziali "controllori" hanno già fatto un passo in avanti perché siamo noi stessi utenti che smaniamo per metterci in mostra e farci guardare. Questa è stata la nuova frontiera del consumismo: dopo aver instillato il bisogno di possedere oggetti inutili, ecco il bisogno assoluto di mettersi in mostra e condividersi h24. Il cinema ha provato a far riflettere e mettere il pubblico in guardia rispetto certe derive, con film come "The Truman show" (cui la trama di questo libro assomiglia molto) o anche altri filmetti più leggeri tipo "Ed Tv" (c'è qualche somiglianza anche con questo) , ma ho la sensazione che abbiano ottenuto l'effetto contrario, instillando nelle persone il desiderio di sperimentare i reality, e poi via via cose sempre più strambe e voyeuristiche. Il tema centrale non è comunque solo la privacy, la cosa in realtà è più complicata perché ci sono di mezzo anche le questioni economiche e lavorative e di sicurezza, tutto un intreccio di tematiche che ai tempi di Orwell non erano immaginabili.  Procedendo con la lettura mi accorgo che questo romanzo va affiancato anche ad un altro titolo famoso per le riflessioni che riporta: "Un'arancia a orologeria". Perché anche qui si dimostra  che riducendo in modo meccanico le scelte di comportamento solo alle possibilità virtuose, l'essere umano si comporterà per sempre in modo virtuoso, ma che bene c'è nel non aver potuto compiere la scelta tra bene o male? E per quanto riguarda il voto e la democrazia: che democrazia è se la partecipazione è obbligatoria e non si contempla la scelta di non partecipare?



Eppure le premesse di quello che accade nel libro - e che ci sta accadendo nella realtà -  non sono sbagliate: tutto sommato è vero che se uno non ha niente da nascondere, non teme di essere ripreso o intercettato. E considerando certi lugubri luoghi di lavoro dove le persone vengono letteralmente schiavizzate, non sarebbe un gran prezzo da pagare un po' di condivisione e un po' di spirito di squadra se il vantaggio potesse essere di venire nuovamente considerati come esseri umani. Ma allora a che punto è l'inghippo, dov'è che si sta andando oltre?  A mio avviso, il breakeven si trova banalmente nel punto in cui il social networking, la condivisione e compagnia cantante, diventano fini a sé stessi. Prima di quel punto, anche chi esagera nello smanettare su tablet e pc e cellulare che sono come appendici della sua mano, un suo motivo e dunque un suo utile o piacere ce l'avrà pure. Oltre quel punto, è l'uomo che diventa periferica della macchina, e allora non ce la farà mai a starle dietro, semplicemente impazzisce o muore.

Giudizio finale: lettura non risolutiva ma comunque utile e costruttiva. Il valore letterario sarebbe da due stelle, la panoramica delle riflessioni sia esplicitate che indotte è da quattro stelle. Con tre faccio la media. 

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