Cos'è veramente la tanto sbandierata
libertà del mondo occidentale? Ci illudiamo veramente che - paragonandoci alle
culture arabe o orientali - la libertà sia il non dover indossare un velo o un
chador o poter ascoltare la musica rock? Il lavoro in realtà è diventato una
sorta di schiavitù, con la vecchia storia che il lavoro nobilita ci hanno
lobotomizzato. L'azienda, anche la più progressista, in un modo o nell'altro
considera sempre il dipendente o collaboratore come roba sua. Il tempo libero,
con l'avvento del consumismo, è sempre più indirizzato e convogliato. Persino
il carattere e gli atteggiamenti delle persone sono convogliati in una
direzione ben precisa: per essere accettati bisogna essere sempre entusiasti,
ottimisti, energici, carismatici, tutti con l'attitudine al lavoro di squadra,
alla leadership e al problem solving, i timidi e gli introversi vadano pure a
nascondersi altrove.
"…tante delle cose che ho
inventato, le ho inventate per divertimento, per la voglia perversa di vedere
se funzionavano o no, se la gente le avrebbe utilizzate. Voglio dire che era
come tirar su una ghigliottina nella pubblica piazza. Non ti aspetti che mille
persone si mettano in coda per ficcarci dentro la testa".
"…gli strumenti che create voi
in realtà producono bisogni di socialità innaturalmente estremi. Nessuno ha
davvero bisogno del numero di contatti che fornite voi."
"Posso accettare che tu e i
tuoi vogliate monitorare i vostri movimenti, registrare tutto ciò che fate,
raccogliere dati su voi stessi nell'interesse di… beh, ciò che state cercando
di fare, qualunque cosa sia. Ma non basta, vero? Voi non volete soltanto i
vostri dati, avete bisogno dei miei. Senza i miei non siete completi."
La scrittura in questo libro rasenta
il limite della sciatteria, così pure come la protagonista, ma io credo che
questo sia un effetto voluto perché entrambi si intonano perfettamente con
quello che qui si intende raccontare: si parla di ingenuità, si racconta di una
faccenda banale che ci riguarda tutti i giorni, si esemplificano concetti
semplici che ci toccano tutti i giorni. La trama non è banale anche se un po'
destrutturata. Nel complesso esce dalla banalità perché non c'è buonismo, c'è
anzi una punta di amarezza e pessimismo.
Il racconto si compone di tre libri
che sono come livelli progressivi: ad ogni stadio la protagonista Mae è sempre
più invischiata, inglobata e assuefatta alla colossale rete che si tende
intorno a lei così come - sembra minacciare Eggers - intorno a tutti noi. Più
che utopia o distopia, una parodia: una sorta di esemplificazione di quello che
già sta chiaramente accadendo. Sulla comodità del cloud non si discute, e non
si discute nemmeno il fatto che per molti il fatto di esser iscritti ad un
social network basti a farli sentire fichissimi. La tendenza di queste
piattaforme (google, twitter, facebook and so on) ad inglobarsi e ad
acquistarsi l'una con l'altra già c'è. La tendenza a santificare i loro capi
(vedi Jobs) e a considerare i loro prodotti come oggetti di culto (Apple) già
c'è. Il fatto di sentirsi arrivati se si può collaborare con queste aziende. Il
fatto di digitalizzare tutto quello che riguarda burocrazia e pubblica
amministrazione sempre visto e presentato come una cosa solo e soltanto
positiva. La tendenza a considerare assimilabili due cose diversissime tra loro
come la partecipazione a sondaggi on
line e il voto politico e l'esercizio di diritti in generale. Le telecamere
ormai piazzate in ogni dove per poter essere consultabili on line, anche questa
è una realtà.
Sorgono dunque spontanei i paragoni
con Orwell - non certo paragonabili per la caratura dell'opera, ma è
inevitabile affiancare i due libri perché trattano gli stessi temi, e sono temi
attuali, pesanti e pregnanti. Se in Orwell c'era il Grande Fratello che
osservava tutto e tutti, con i moderni social network i nostri potenziali
"controllori" hanno già fatto un passo in avanti perché siamo noi
stessi utenti che smaniamo per metterci in mostra e farci guardare. Questa è
stata la nuova frontiera del consumismo: dopo aver instillato il bisogno di
possedere oggetti inutili, ecco il bisogno assoluto di mettersi in mostra e
condividersi h24. Il cinema ha provato a far riflettere e mettere il pubblico
in guardia rispetto certe derive, con film come "The Truman show"
(cui la trama di questo libro assomiglia molto) o anche altri filmetti più
leggeri tipo "Ed Tv" (c'è qualche somiglianza anche con questo) , ma
ho la sensazione che abbiano ottenuto l'effetto contrario, instillando nelle
persone il desiderio di sperimentare i reality, e poi via via cose sempre più
strambe e voyeuristiche. Il tema centrale non è comunque solo la privacy, la
cosa in realtà è più complicata perché ci sono di mezzo anche le questioni
economiche e lavorative e di sicurezza, tutto un intreccio di tematiche che ai
tempi di Orwell non erano immaginabili.
Procedendo con la lettura mi accorgo che questo romanzo va affiancato
anche ad un altro titolo famoso per le riflessioni che riporta:
"Un'arancia a orologeria". Perché anche qui si dimostra che riducendo in modo meccanico le scelte di
comportamento solo alle possibilità virtuose, l'essere umano si comporterà per
sempre in modo virtuoso, ma che bene c'è nel non aver potuto compiere la scelta
tra bene o male? E per quanto riguarda il voto e la democrazia: che democrazia
è se la partecipazione è obbligatoria e non si contempla la scelta di non
partecipare?
Eppure le premesse di quello che
accade nel libro - e che ci sta accadendo nella realtà - non sono sbagliate: tutto sommato è vero che
se uno non ha niente da nascondere, non teme di essere ripreso o intercettato.
E considerando certi lugubri luoghi di lavoro dove le persone vengono
letteralmente schiavizzate, non sarebbe un gran prezzo da pagare un po' di
condivisione e un po' di spirito di squadra se il vantaggio potesse essere di
venire nuovamente considerati come esseri umani. Ma allora a che punto è
l'inghippo, dov'è che si sta andando oltre?
A mio avviso, il breakeven si trova banalmente nel punto in cui il
social networking, la condivisione e compagnia cantante, diventano fini a sé
stessi. Prima di quel punto, anche chi esagera nello smanettare su tablet e pc
e cellulare che sono come appendici della sua mano, un suo motivo e dunque un
suo utile o piacere ce l'avrà pure. Oltre quel punto, è l'uomo che diventa
periferica della macchina, e allora non ce la farà mai a starle dietro,
semplicemente impazzisce o muore.
Giudizio finale: lettura non
risolutiva ma comunque utile e costruttiva. Il valore letterario sarebbe da due
stelle, la panoramica delle riflessioni sia esplicitate che indotte è da
quattro stelle. Con tre faccio la media.
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