Piluccando tra le recensioni scopro
che questo premio Campiello è ambientato ad Alicudi: subito penso a Nanni
Moretti con Moni Ovadia in Caro Diario, e proprio non resisto, il libro schizza
in cima alla reading list. In effetti il libro ha un'atmosfera di cui mi è
parso di avere già colto una piccola scintilla in quei pochi minuti di film
ambientati su questo scoglio.
Trovo dunque una scrittura
eccellente, un altrettanto eccellente incastro tra voce narrante e voce del
protagonista, un contenuto ricchissimo. In questo libro c'è di tutto: dei
personaggi semplici ma vividi, a momenti ingenui e a momenti saggi, il rapporto
genitori-figli in generale, un tormentato e difficile rapporto madre-figlio, la
ricerca di una madre scomparsa seguendo gli indizi proprio come in un giallo,
il femminismo, un albergo per le donne tristi, un accogliente salotto nel
Marais, un misterioso bilocale a Trastevere, una coppia di amanti del XVII sec
in qualche modo reincarnata in una analoga coppia di amanti dei giorni nostri;
e soprattutto c'è la Piccola Isola, ricovero per le navi e per lo spirito,
vista da sopra e sotto, davanti e didietro, vista dal passato e dal presente.
Il tema dell'isola viene affrontato a trecentosessanta gradi: un paradiso e un
inferno al tempo stesso, libertà e prigionia come nella Lampedusa di Napolillo,
c'è il dramma di eterne partenze e eterni ritorni come nella Sardegna di Fois,
c'è il protagonista che troverà nell'isola stessa una madre come la Procida di
Arturo con la Morante, e infine non a caso questo protagonista si chiama
Martino come quell'altro che sta sull'Elba nel romanzo di Ferrero. E ancora:
l'isola come rappresentazione del tutto, isola come luogo fuori dal tempo e
dalla logica. Finalmente un raro libro che è riuscito a farmi percepire i
passaggi onirici (le scene vissute in sogno da Martino) come parte integrante
del tutto e non come un qualcosa di avulso da tutto il contesto. Una storia che
non è propriamente un'avventura anche se ne ha il sapore, e che non ha un vero
finale anche se è di finali che vorrebbe parlare: anche là dove non conclude,
trasferisce comunque un senso di pienezza e compiutezza. Quattro e mezza perché
si eleva nettamente al di sopra della qualità media del buon libro da quattro
stelle.
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