giovedì 21 luglio 2016

Fuochi fiammanti a un'hora di notte - Ermanno Rea


Piluccando tra le recensioni scopro che questo premio Campiello è ambientato ad Alicudi: subito penso a Nanni Moretti con Moni Ovadia in Caro Diario, e proprio non resisto, il libro schizza in cima alla reading list. In effetti il libro ha un'atmosfera di cui mi è parso di avere già colto una piccola scintilla in quei pochi minuti di film ambientati su questo scoglio.



Trovo dunque una scrittura eccellente, un altrettanto eccellente incastro tra voce narrante e voce del protagonista, un contenuto ricchissimo. In questo libro c'è di tutto: dei personaggi semplici ma vividi, a momenti ingenui e a momenti saggi, il rapporto genitori-figli in generale, un tormentato e difficile rapporto madre-figlio, la ricerca di una madre scomparsa seguendo gli indizi proprio come in un giallo, il femminismo, un albergo per le donne tristi, un accogliente salotto nel Marais, un misterioso bilocale a Trastevere, una coppia di amanti del XVII sec in qualche modo reincarnata in una analoga coppia di amanti dei giorni nostri; e soprattutto c'è la Piccola Isola, ricovero per le navi e per lo spirito, vista da sopra e sotto, davanti e didietro, vista dal passato e dal presente. Il tema dell'isola viene affrontato a trecentosessanta gradi: un paradiso e un inferno al tempo stesso, libertà e prigionia come nella Lampedusa di Napolillo, c'è il dramma di eterne partenze e eterni ritorni come nella Sardegna di Fois, c'è il protagonista che troverà nell'isola stessa una madre come la Procida di Arturo con la Morante, e infine non a caso questo protagonista si chiama Martino come quell'altro che sta sull'Elba nel romanzo di Ferrero. E ancora: l'isola come rappresentazione del tutto, isola come luogo fuori dal tempo e dalla logica. Finalmente un raro libro che è riuscito a farmi percepire i passaggi onirici (le scene vissute in sogno da Martino) come parte integrante del tutto e non come un qualcosa di avulso da tutto il contesto. Una storia che non è propriamente un'avventura anche se ne ha il sapore, e che non ha un vero finale anche se è di finali che vorrebbe parlare: anche là dove non conclude, trasferisce comunque un senso di pienezza e compiutezza. Quattro e mezza perché si eleva nettamente al di sopra della qualità media del buon libro da quattro stelle.

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