"…wild wild horses… couldn't
drag me away…"
Stavo già cantando ad alta voce e
invece no, il titolo originale è "All the pretty horses".
Iniziare questo libro è stato come
cercare di abbracciare un cactus: ritmo lento e poco coinvolgente, zeppo di
sottointesi o comunque informazioni date per scontate, dialoghi smozzicati con
una voce narrante onnisciente perfettamente neutra per non dire assente, nomi
di persona introdotti senza riferimenti, in un mix che rende impossibile
identificare i personaggi e ancor meno i loro pensieri e intenti. E in special
modo per quanto riguarda il protagonista: sedicenne ma perennemente bardato di
cappellone e stivaloni da cowboy scafato. Questi accessori sono solo un
posticcio eccesso di styling o sono un qualcosa di voluto che sta a
rappresentare il suo desiderio di essere grande? Impossibile saperlo, al
lettore non viene dato il benché minimo indizio, non una parola di spiegazione
viene concessa. Va bene la scrittura scarna , ma qui si esagera.
Comunque vado avanti e provo ad
arrangiarmi da sola: siamo in Texas facendo i dovuti conti è la fine degli anni
'40. Morto il nonno, mollato dalla fidanzata, i genitori divorziati e più nello
specifico babbo ammalato e mamma attrice che si disinteressa bellamente del
figlio, il ranch - di proprietà del nonno di cui sopra - destinato ad essere
messo in vendita, il ragazzo decide di mollare tutti e andarsene, insieme con
un amico.
Procedo con la lettura, senza
perdermi una parola dei dialoghi perché sono gli unici che possono fornire
indizi, scopro che l'amico in realtà è il cugino, e il protagonista - sempre
estremamente adulto e serioso per i suoi sedici anni - sta fuggendo in Messico
e là intende trovare lavoro. E ancora no, cugino era solo un modo di dire, in
realtà erano a scuola insieme. Ma senza che me ne renda conto, a questo punto
della storia ci sto già dentro più comodamente, al posto del cactus c'è una
yucca dal tronco grande cui poter appoggiare la schiena con tutto l'agio
necessario a una buona lettura. Non so identificare che cambiamento sia
avvenuto nella mia percezione, o nel libro, o in tutt'e due: l'ambientazione è
quella classica western, il fatto di essere spostata un centinaio di anni più
in qua le conferisce una certa originalità, e la trama in realtà non è per
nulla il classico western con la ricerca dei dollaroni sonanti ma un perfetto
romanzo di formazione.
Il Mexico di cui i ragazzi vanno
alla ricerca non è soltanto un viaggio nello spazio ma anche nel tempo:
oltrepassare il confine significa per loro fare un salto indietro di
cinquant'anni almeno, e consente loro se non di ritrovare i vecchi cowboys, per
lo meno di percepirne le tracce. Riuscire a cavarsela sarebbe per loro qualcosa
di più di una vittoria o un trofeo. Cercano un lavoro che gli è indispensabile
alla sopravvivenza; oltre a questo non ci è dato sapere se e quanto cerchino
rapporti umani, un amore, nuove esperienze da fare proprie, guardare la morte
in faccia… in ogni caso le troveranno, tutte queste cose. Il finale prende una bella rincorsa, direi
quasi epica, unica e piacevolissima concessione della trama allo schema tipico
del western, ed è un peccato che questa gran rincorsa si sgonfi in un niente
quando arriva il momento del dunque. Ma riflettendoci, il finale in questa
storia non conta niente. Il vero finale è un paesaggio che aleggia su tutto il
racconto, proprio come se fosse al piano superiore, e al quale si accede solo
in brevi sprazzi aperti dai fugaci sogni del protagonista: è il paesaggio di un
paradiso, o forse di un mondo primordiale, abitato solo dai cavalli bradi che
non hanno mai visto un essere umano: "Lassù non c'era nient'altro e i
cavalli si muovevano in armonia come fossero guidati da una musica. I puledri e
le giumente non avevano alcuna paura e correvano immersi nell'armonia
universale che è il mondo stesso e che non si può descrivere, solo
esaltare."
E' questa la sensazione che si prova
stando tra i cavalli: gli altri animali domestici, i cani e i gatti, sono
accanto a noi, nel presente, ma un cavallo, in un certo senso, sembra sempre
guardarti dal passato.
Ancora non mi posso dichiarare fan
sfegatata di questo genere di scrittura molto americano e molto contemporaneo,
talmente scarno da sconfinare nell'omissione e un poco anche nell'incoerenza,
ma la storia di formazione nella sua semplicità mi ha saputo coinvolgere.
Procedo con la trilogia perché con le tre prove d'acquisto regalano un sacco di
biada per il cavallo e si può partecipare all'estrazione finale per vincere un
puledrino alla festa della transumanza a Casarola.
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