Per brevi sprazzi ho ritrovato la grazia e il lustro del primo volume, e in quei momenti è stata grande la soddisfazione. Ma devo mio malgrado ammettere che per lunghi tratti mi sono parecchio annoiata: sfiancanti descrizioni delle operazioni di guerra, lunghi elenchi di nomi e luoghi, descrizioni dettagliate che però non sono risolutive, non lasciano intendere se siamo nel fulcro della questione o se si tratta di una campionatura di episodi come era avvenuto nel primo volume relativamente alla prima guerra mondiale. Il protagonista Grigorij passa non in secondo ma finanche in terzo e quarto piano: il romanzo diventa perfettamente corale ma anche così non restituisce la sensazione di avere una salda panoramica degli eventi (che peraltro reputo siano stati troppo complessi per poterli sintetizzare agevolmente). L'insinuarsi e intersecarsi della prima guerra mondiale con la guerra civile è un qualcosa che rimane a livello alquanto intuitivo, altrettanto dicasi per le motivazioni che inducono gli uni a schierarsi con i bianchi e gli altri a schierarsi con i rossi e le motivazioni che introducono dissidio tra i cosacchi padri e i cosacchi figli, e ancor più per le motivazioni personali dell'ondivago Grigorij: nei brevi momenti in cui lo si vede ricomparire in primo piano lo si ritrova indurito, pluridecorato, forse anche maturato eppure sempre volubile alla maniera di una Rossella O'Hara, sballottato dagli eventi, pare non sappia fare di meglio che pendere dalle labbra dei personaggi più carismatici, o ancor peggio lasciandosi portare dagli eventi. Però di fronte a certi inutili massacri mantiene una umanità che invece manca a molti altri: forse in questo frangente il suo punto di vista vuole essere quello dell'autore, il quale forse vuole sottolineare quanto terribilmente fratricida sia stato questo folle scontro. Per questo secondo volume ribadisco quanto osservato con il primo: l'autore mi pare tutt'altro che prono al regime sovietico, lo trovo molto bilanciato e imparziale, i massacri e le decisioni scellerate vengono mostrati nella loro cruda follia, da una parte come dall'altra. E del resto si tratta di due fronti perfettamente fluidi, anzi direi persino "gassosi", in continuo movimento e impossibili da definire con precisione.
Con questo libro si va dalla metà del 1916 alla primavera del 1918, ma in rapporto alla storia complessiva mi è sembrato più che altro un lungo interludio. Il voto è una media - anche generosa - tra i brevi momenti di soddisfazione e i lungi momenti di noia. Spero di ritrovare miglior sostanza nel terzo.
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