Vista la media voti altissima qui su GR, mi aspettavo di trovarvi forse anche un qualcosa in più, Quel Qualcosa che ti fa assegnare le cinque stelle. Ma tutto sommato è l'unico "difetto" che riesco a trovargli: non sarà impressionante, ma è certamente una lettura spumeggiante e con la spina dorsale robusta a sufficienza per reggere l'epica dei grandi paesaggi, delle grandi traversate e delle grandi imprese.
E' un ottimo western: sin dall'inizio mi ha ricordato molto marcatamente la trilogia di Cormac McCarthy ma senza i difetti di McCarthy. Dicesi anche: un cactus senza spine è molto più comodo e gestibile di un cactus con spine lunghe un palmo.
Il ritmo della narrazione parte lentissimo ma si confà all'ambientazione e alla trama, per cui tutto l'insieme è sempre piacevole. C'è un bel campionario di personaggi maschili: sia giovani che attempati, taciturni o chiacchieroni, solari od ombrosi, coraggiosi o fifoni, conoscitori e amanti dell'altro sesso oppure timidoni imbranati che non hanno mai rivolto una parola ad una donna ed anzi vedono le donne come appartenenti ad un'altra specie. I personaggi femminili, invece, pur essendo necessari e utili all'economia del romanzo, nel complesso non sembrano farci un gran bella figura.
Ma il tomo è sufficientemente corposo per contenere di tutto, non escluse le giravolte e le smentite: la galoppata della narrazione prenderà infine il suo abbrivio, e i personaggi femminili non saranno tutti della stessa risma.
Le storie si intrecciano in maniera brillante, e anche gli incontri più fortuiti tra personaggi che provengono da trame diverse, sono presentati in modo da non apparire miracolosi, non fanno mai fare un sorrisetto di sufficienza (come invece mi è capitato con altri autori).
Vi si può ritrovare molto de Gli spietati e alcuni cammei che sono tipici di tanti altri western moderni: io che di solito non sopporto certe comparse e figurette che vorrebbero essere emblematiche e invece mi risultano solo insulse, stavolta ho apprezzato tutto, cammei inclusi.
Più di tutto, quel che da' senso all'intera storia è il finale: non aspettatevi un finale da "...e vissero tutti felici e contenti..."; qualcuno sopravvive, altri no, ma resta comunque tanta amarezza e tanti rimpianti. La debolezza umana e il rimpianto sembrano essere i temi principali della storia, che per contrasto emergono proprio in una ambientazione dove l'uomo deve dimostrarsi forte per affrontare la natura selvaggia e anche la cattiveria dei suoi simili, e deve saper prendere decisioni in maniera rapida, anche impulsiva, se non vuole lasciarsi sopraffare dagli eventi. E tuttavia, sembra volerci dire l'autore, questa rincorsa alla forza, alla crescita, alle magnifiche sorti e progressive, non è un viaggio sola andata: è un andata-e-ritorno, oppure un viaggio in circolo.
Quattro stelle e mezza e come sempre non resisto a non procedere direttamente con quello che dovrebbe essere il suo seguito.
Nessun commento:
Posta un commento