martedì 7 aprile 2020

Il discorso del Re - Mark Logue, Peter Conradi

Utile occasione per mettere i puntini sulle "i" dopo aver rivisto per l'ennesima volta e sempre con grande piacere il film diretto da Tom Hooper.
Concordo con chi ha trovato arida la scrittura, ma d'altro canto il taglio asettico-giornalistico diventa quasi inevitabile quando si fa un lavoro a quattro mani; e soprattutto è preferibile un discorso un po' asettico ma storicamente fedele piuttosto che una appassionata storpiatura dei fatti.
E dunque, mentre la sceneggiatura del film fa comprensibilmente parte della categoria "storpiature per licenza poetico-artistica", il libro si mantiene decisamente più fedele alla Storia: aridino ma dotato di buona fruibilità. Non approfondisce più di tanto i metodi e le tecniche utilizzate da Logue nel curare la balbuzie e i difetti vari del parlato: ritengo tuttavia si tratti anche in questo caso di "fedeltà storica", poiché appare chiaro come il logopedista abbia sempre lavorato sulla base delle esigenze specifiche di ogni suo paziente e non abbia mai inteso approntare dei "metodi" o dei "sistemi" nel senso più classico e universitario dei termini. Del resto era un autodidatta, non un medico.
Il libro si limita al montaggio di una cronaca degli anni venti, trenta e quaranta; una cronaca che attinge ampiamente e diligentemente ai diari e ai rapporti epistolari delle persone coinvolte, primi fra tutti il professionista ed il suo regale paziente.
Per fortuna del lettore, se i due autori si limitano a cronacheggiare in maniera aridina, Lionel Logue ha invece lasciato qua e là, nei suoi diari, alcuni squisiti scorci ed istantanee che, grazie a notevoli sensibilità e capacità di osservazione, ne fanno non solo un testimone dei fatti relativi alla monarchia d'Inghilterra, ma un testimone del suo tempo tout-court. A questi passaggi del diario si potrebbero tranquillamente assegnare le quattro stelle abbondanti, tutta l'opera nell'insieme si accontenta di una più modesta sufficienza.

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