Sempre ottimo O'Brian, sempre in forma smagliante. Nove episodi e non sentirli.
Con questo episodio la narrazione riparte collegandosi direttamente alla battaglia che aveva concluso il volume precedente, e va a terminare lasciando alcuni nodi (veri e propri intrighi che vedono Malta trasformarsi in un nido di serpi) palesemente irrisolti, dunque si tratta di un anello strettamente collegato a tutto il resto della catena.
Mentre i primi tre libri della serie possono rappresentare, volendolo, una trilogia a sé stante, le vicende dal sesto al nono vanno complicandosi e intrecciandosi e dunque vincolando viepiù la lettura alla serialità. Ma la leggerezza, la freschezza, l'ironia e al tempo stesso la professionalità dell'autore rappresentano una contropartita imperdibile anche per chi si sente respingere dall'idea di una serie di episodi così lunga. Mentre rifletto se prendermi una pausa o ripartire subito con il decimo volume, mi limito a citare, a mo' di campione, una impareggiabile lettera in cui l'amabile dottore ci mette a parte dell'Odissea secondo il punto di vista del comandante Aubrey:
...lettera iniziata il giorno precedente, quando la Surprise, diretta a Santa Maura per lasciarvi due navi del convoglio, era stata costretta ad allontanarsi dalla sua rotta a causa del cattivo tempo, giungendo quasi fino a Itaca.
"A Itaca, parola mia d'onore. Ma forse che le mie suppliche e quelle di tutti i i membri più inciviliti dell'equipaggio sono riuscite a indurre l'animale a
poggiare per dirigere verso quel sacro luogo? Certamente no. Sì, aveva sentito parlare di Omero, aveva perfino sfogliato la versione del signor Pope di quella fola, ma, per ciò che aveva potuto dedurre, quel tale non era un marinaio. E' vero che Ulisse non aveva un cronometro e probabilmente nemmeno un sestante; ma semplicemente con un solcometro e una vedetta, un comandante che fosse stato un vero ufficiale avrebbe trovato la via di casa dalla fott... Troia più in fretta di così. Un gran ciondolare nei porti e correre dietro alle gonnelle, ecco di che si trattava in fin della fiera, il brutto vizio di tutte le marine del mondo, da Noè a Nelson. E quanto alla storia di tutti i gabbieri trasformati in porci, così che non aveva modo di salpare l'ancora o fare vela, be', poteva andarla a raccontare ai fanti di marina. E poi si era comportato da vero farabutto con la regina Didone... anche se, pensandoci bene, quello doveva essere l'altro tipo, il pio Anchise. Ma era lo stesso, facevano una bella coppia tutti e due, né marinai, né gentiluomini e tutti e due una fott... noia per soprammercato."Poi, temendo di aver esagerato un po' (perché l'animale in questione era naturalmente il comandante della
Surprise), mise da parte il foglio e ricominciò...
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