venerdì 12 giugno 2020

Ai confini del mare - Patrick O'Brian

L'inizio trasuda stanchezza tanto è loffio e piatto; e anche pedante per via di spiegazioncine e incisi vari che fanno il riassuntino dell'episodio precedente. Più l'autore si affanna a voler mostrare un Capitano Aubrey che va di corsa da un capo all'altro del porto per portare a termine tutte le incombenze ("non c'è un momento da perdere!", chi ha già letto qualche volume sa che questo potrebbe essere il motto della serie) e più il lettore si sente impiombato a terra qual granitico basamento.
Ma non appena la navigazione prende il via, ecco che tutto cambia, proprio come una vela che infine trova il vento: la sensazione è così netta e precisa che sospetto O'Brian abbia fatto tutto questo a bella posta.
Si resterà in alto mare fino alla fine del racconto, nell'attesa di una risoluzione che giungerà bruscamente solo con le ultimissime righe: peccato anzi che l'autore non si sia preso un paio di pagine di spazio in più per mettere "a sedere" quel finale con più agio a far gustare maggiormente il piacere al lettore.

Ma va bene così, la morale è che nonostante queste due "pecche" riguardanti le primissime e le ultimissime pagine, quello che c'è nel mezzo è probabilmente il migliore tra tutti i libri della serie letti fino ad ora. L'amicizia, la vita di bordo, gli inseguimenti, le superstizioni, le tempeste improvvise e tanto ancora di più, le pagine solari e le pagine cupe, i dialoghi costruiti ottimamente, con i personaggi che parlano in maniera credibilmente ottocentesca ma comunque colloquiale, non falsamente pomposa e mai didascalica; e il tutto impostato con la splendida grazia di sempre.

Una larghissima parte dei personaggi qui presenti si ritroveranno poi nel film di Peter Weir del 2003, e devo prendermi lo spazio per segnare una nota di merito anche per il lavoro fatto dagli sceneggiatori del film: hanno combinato gli episodi giusti nel modo giusto.
Di solito mi ritrovo a criticare la sceneggiatura della trasposizione cinematografica del libro perché quasi sempre va a storpiare la trama originale per piegarla in favore del pattern classico hollywoodiano. Qui è successo l'esatto contrario: hanno modificato allo scopo di discostarsi dal plot classico e stereotipato, hanno tagliato tutte quelle scene che nel libro risultano divertenti o comunque condimenti necessari, ma che nel film avrebbero assunto troppo presto l'aria da commedia di second'ordine. La scrematura fatta con cognizione di causa ha permesso di ottenere un risultato cinematografico raffinato tanto quanto il libro (anzi, i libri).

E' valsa la pena di imbarcarsi in una serie tanto lunga, fosse anche soltanto per la soddisfazione di arrivare a gustarsi appieno un'avventura come questa. Giudizio finale: non meno di 4,5 stelle.

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