giovedì 30 luglio 2020

Orgoglio e pregiudizio - Jane Austen

Pregiudizio e orgoglio sono forse stati i peccati miei, nel tardare così tanto ad iniziare a leggere la Austen? Fino a pochi giorni fa dovevo essere l'ultima persona in circolazione a non avere ancora letto nulla di questa autrice. Va bene, ora ho rimediato. 

Il primissimo impatto è stato quello di una lunga sfilza di deja-vu: ma è solo perché da qui hanno attinto tutti quelli che ho già letto, ma proprio tutti, a partire dalla Alcott che leggevo a otto anni, fino ad O'Brian che sto leggendo in questo periodo. La evidente preminenza di questa opera su tutte le sue discendenti letterarie non è solo "anagrafica" ma anche e soprattutto qualitativa. 

Disquisire della trama significherebbe svilirla oltre che spoilerarla. Il romanzo è certamente rosé, ma il livello della scrittura e l'arguzia nella composizione fanno sì che l'aspetto rosa della faccenda passi in un certo qual modo in secondo piano. Uno champagne dal perlage perfetto non è meno adatto ai gentlmen solo a cagione della sua sfumatura rosata. 
Ha spiegato bene @Roberto nella sua recensione: "Considerando che il libro è scritto benissimo (Austen proprio brava), che è scorrevolissimo, che parla di sentimenti ed emozioni (che sono senza tempo) senza troppe situazioni mielose, capisco benissimo la ragione per cui il libro abbia avuto così tanto successo."
Ed effettivamente alcuni passaggi vagamente mielosi ci sono, ma questi sono così perfettamente controbilanciati dalle arguzie, dalle ironie e dalle critiche implicite nel discorso, che infine si crea a maggior ragione l'equilibrio ideale del romanzo da cinque stelle. E a proposito dell'ironia, concordo con chi ha osservato che probabilmente la Austen ha messo sé stessa più nel personaggio Mr Bennet che non nella figura di Elizabeth. 
Le grandi capacità di sintesi e drammaturgia dell'autrice si concretizzano nel saper tenere in piedi tutta la storia costruendola quasi esclusivamente con dialoghi e purtuttavia riuscendo in tal modo a far vedere al lettore le scene con una chiarezza teatrale e/o cinematografica. E allora, per quanto riguarda l'affresco visivo, ha osservato bene Bertolucci nella prefazione come il quadro della campagna inglese del XIX sec. sia anch'esso perfetto nei colori, nelle stagioni, nelle dimore più o meno signorili. 

E così: niente telenovelas, niente robetta da educande, eppure attraverso queste storie si esprime curiosità e interesse per altre famiglie lontane e se ne condividono i drammi, i guai, i problemi e le gioie. L'amico di Nanni Moretti che - in Caro Diario, episodio "Isole" - si è ritirato per studiare l'Ulisse di Joyce ma poi non sa resistere senza Beautiful... beh, doveva semplicemente ritirarsi a studiare la Austen. 

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