domenica 8 novembre 2020

La scoperta dell'alfabeto - Luigi Malerba

Agilissima raccolta di racconti che riecheggia involontariamente ma abbastanza segnatamente Gogol'. E a ben pensarci, questi racconti hanno anche un po' di spirito "bulgakoviano". 

I racconti presi singolarmente sono tragicomici e finanche moderni nel loro raccontare un mondo che in verità è solo parzialmente scomparso, potrei testimoniarlo io personalmente con tanti piccoli aneddoti e raccontini, ma non ho la pretesa di essere Malerba per cui mi fermo qui. 

Ma il vero fulcro del discorso è che tutti i racconti messi insieme formano un'opera intrisa di una tale malinconia e parlano di un così aspro male di vivere, di silenzi, di assenze e di amarezze che non sono interamente giustificabili con la povertà e l'ignoranza e il medioevo. Io ho una mia teoria un po' ridicola: dipende tutto dalla qualità e dalla morfologia del terreno. Nella Bassa la terra è burrosa e profumata: la gente è stata povera anche lì e si incazza anche lì, ma se hai sotto i piedi una terra del genere, l'astio non riesce ad accumulartisi in petto più di quel tanto. In collina e in montagna (dove sono ambientati questi racconti) invece, la terra è argillosa e acida, ha un "ph" così elevato che se ne tieni in mano una manciata anche solo per pochi istanti, ti si pelano subito le dita. Ecco, a crescere e vivere su una terra così, si diventa acidi fin nella punta dei capelli. Ed i caratteri delle persone veramente non sono cambiati di una virgola: per quanto il mondo sia cambiato e certe premesse si siano addirittura capovolte, la sostanza è rimasta uguale identica come prima, proprio come ci insegna "San Tomasi di Lampedusa" che di Storia se ne intendeva, e come nel mio piccolo scrivevo già anche io nel commento al libro di Guccini "Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto". Ora che ho nominato il Maestrone, pur senza nulla togliergli mi rendo conto che questo volumetto di Malerba è in tutto e per tutto quel che Guccini mira ad ottenere ogni volta che pubblica un suo libro: i paesaggi dell'Appennino, le usanze di un tempo, le storie di un tempo, gli oggetti e le parole di quel tempo. Il volume si compone non solo della raccolta di racconti "la scoperta dell'alfabeto" ma anche di un'altra opera che la completa, ne rappresenta qualcosa di più di un'appendice: "le parole abbandonate" è una sorta di dizionarietto del dialetto della media val Taro, ma non solo: è anche una ricerca geografica, storica, antropologica, etimologica, toponomastica. Anche se non sono state originariamente pensate per essere messe insieme, le due parti sono perfettamente complementari. Mi rendo conto che per chi non è della zona e/o non ci è mai stato, può risultare di interesse un tantino inferiore ed i termini dialettali non immediatamente comprensibili. A me è piaciuto molto perché analizza tutto con quell'occhio clinico che vorrei avere anche io, e comunque si intuisce che al di sotto della pagina scritta (sia dei racconti che del dizionarietto) c'è la stessa spinta, lo stesso tipo di curiosità che ho sempre anche io quando vado "per ruderi" o quando mi perdo a fare ricerche di toponomastica. La morale della favola è che con tutta la bibliografia sparsa nelle prefazioni di queste due opere che formano un tutt'uno, la wishlist è ingrassata di un bel po' nel giro di pochissimi giorni. 

Consigliato a chi è rimasto insoddisfatto dei racconti di Guccini e a chi è rimasto insoddisfatto dalle "Antiche strade" di Mathijs Deen. Consigliato anche a chi vuole farsi un'idea più reale di cosa è stata la Seconda Guerra mondiale in Italia: non dappertutto si è trattato di combattimenti, sabotaggi e azioni delle bande partigiane e dei GAP. In certe zone si è trattato di uno spettacolo da osservare da lontano, e di ulteriore penuria andata ad aggiungersi ad una già preesistente miseria (la proverbiale pioggia sul bagnato).

Nessun commento:

Posta un commento