Se il buongiorno si vede dal mattino, il buon anno si vede dal librino: inizio il nuovo anno con una cronaca scritta tra il 1543 e il 1557 da un oscuro vice prevosto di montagna (oscuro se affiancato ai luminosi nomi degli scrittori, degli storici, dei cronisti e dei politici del suo tempo).
E' stata una cavalcata nel tempo davvero tanto emozionante, ora non so se riuscirò a trasmettere tutte le mie sensazioni in una recensione che sia per lo meno decente quanto questa lettura meriterebbe.Un libro toccante a dir poco, tanto più toccante in quanto scritto senza la nessunissima intenzione di colpire, di commuovere, anzi scritto senza una vera e propria intenzione di rivolgersi a pubblico alcuno ma solo ad una vaga e non meglio specificata speranza di un'eventualità di pubblico, speranza che i curatori del volume identificano con i ragazzi della scuoletta del paese, ed in effetti ha un suo senso l'idea che il prevosto stesse approntando per loro una sorta di quaderno di storia locale con uno sguardo anche all'esterno della valle.
Proprio in questi giorni in cui tutti - professionisti sui giornali e non-professionisti sui social - si divertono (anzi si affannano) a raccontare la pandemia, i fatti degli ultimi 300 giorni circa, usando toni come se stessero raccontando ai posteri, come se ne parlassero da secoli di distanza (io dico che è solo smania di protagonismo, un modo come un altro per vantarsi di avere assistito ad avvenimenti - forse - epocali), in questo diario ho letto l'esatto contrario, il prevosto scriveva per narrare a quelli a lui vicini, e invece finisce per parlare con qualcuno che lo ascolta la bellezza di 478 anni dopo. Come se parlasse da stare in un'altra galassia. E così si verifica la teoria che il tempo è solo questo: un'altra dimensione dello spazio.
I fatti di suo interesse sono essenzialmente quelli relativi alla cronaca nera con le faide tra i singoli e tra famiglie, la politica con le guerre ma anche con gli intrighi e i tradimenti e i rapporti di forza all'interno del sistema feudale, la finanza (gabelle e balzelli), gli eventi meteorologici da record, note mondane come ad esempio quando si raccontano i festeggiamenti per il matrimonio del Duca, note ancora più colorite come quando è passato dal borgo il figlio di un Re di Tunisi e allora diventa un vero e proprio dovere spiegare nei minimi dettagli come siano fatte le sue strane vesti, la sua scimitarra e altre strane armi, e la strana tonalità del colore della sua pelle. Insomma è a tutti gli effetti l'equivalente di un notiziario di oggigiorno. Apparentemente cose banali e già risapute. E invece io l'ho trovato toccante nei contenuti così come nella forma.
Quanto alla forma, è commovente il modo in cui italianizza il dialetto per poterlo mettere per iscritto, è commovente leggere a voce alta e sentire che quel dialetto è - grossomodo - lo stesso ancora oggi.
Quanto al contenuto, è commovente perché denso di una umanità che i cronisti di oggi proprio non sanno avere. C'è tanta più umanità degli scritti moderni anche a dispetto del fatto (o forse grazie al fatto...?) che chi scrive lo fa da stare in un mondo tutto sommato selvaggio, dove squartare o spellare vivo un uomo ritenuto colpevole di un reato non è cosa fuori dall'ordinario, e torturarne la moglie schiacciandole i pollici per estorcerle informazioni è considerata come una logica prosecuzione del discorso. E' emozionante perché mentre si legge, si sente passare concretamente la Storia sulla pelle, come un fantasma presente lì nella stanza; si tocca con mano il concetto che il cinquecento italiano non era poi tutto quel gran splendore, c'erano le "luci" nelle principali città e negli studi dei grandi artisti e grandi studiosi, ma c'erano anche tante ombre, c'era dentro molto più medioevo di quanto l'impostazione classica scolastica voglia farci credere. Il feudalesimo ben radicato come una grossa pianta (o come un grosso cancro); le campagne e la montagna erano ancora in pieno medioevo, specie quando le povere genti si vedevano passare sopra la testa bufere di ogni genere, sia di tipo meteorologico ma anche e soprattutto le bufere della guerra con saccheggi e soprusi e assassinii a volontà, prima da parte di un contendente e poi da parte dell'altro, ed era già in voga l'usanza del rapporto uno a dieci (cioè se tu ne hai ammazzato uno dei miei, io per vendicarmi ne ammazzo dieci dei tuoi, tanto sempre e comunque di disperati si tratta).
Quindi, cinque stelle al valore della testimonianza storica, altrettante al piacere della lettura e lo stesso dicasi per il lavoro di chi ha tradotto il testo originale ed esposto/esplicato i suoi contenuti raggruppandoli per argomenti principali.
Il curatore nelle sue note dice che leggere questo testo in originale è difficile e faticoso come scalare una montagna; è pur vero che è tutto senza punteggiatura e il periodare è assurdamente arrotolato su se stesso, ma io mi sono comunque stupita di quanto sia facile adeguare la mente e l'orecchio a questo italiano (o meglio, dialetto italianizzato) strampalato oltre che antiquato.
Prendo nota di un'altra cosa che mi ha ulteriormente calata nell'epoca dello scrivente: il metodo di suddivisione oraria è prevalentemente quello dell'"ora italica". Mi sarei aspettata che nella cronaca la giornata fosse scandita dalle ore liturgiche, e invece solo in un paio di occasioni si fa riferimento all'ora del giorno parlando di vespro o di compieta; per la quasi totalità della cronaca il prete ragiona sulla base di una giornata suddivisa in ventiquattro ore dove l'ora 00,00 non è però la nostra mezzanotte bensì - semplicemente - il tramonto. Mi sono abituata rapidamente anche a fare questo tipo di calcolo-traduzione.
Ultima nota: anche l'edizione nel suo complesso è eccellente. Ben impostata e ben suddivisa, l'introduzione, le spiegazioni, la traduzione a fronte pagina; una traduzione mai forzata, mai esagerata, si limita casomai a dare un suggerimento di punteggiatura e un suggerimento di significato dei passaggi più ingarbugliati.
Il curatore nelle sue note dice che leggere questo testo in originale è difficile e faticoso come scalare una montagna; è pur vero che è tutto senza punteggiatura e il periodare è assurdamente arrotolato su se stesso, ma io mi sono comunque stupita di quanto sia facile adeguare la mente e l'orecchio a questo italiano (o meglio, dialetto italianizzato) strampalato oltre che antiquato.
Prendo nota di un'altra cosa che mi ha ulteriormente calata nell'epoca dello scrivente: il metodo di suddivisione oraria è prevalentemente quello dell'"ora italica". Mi sarei aspettata che nella cronaca la giornata fosse scandita dalle ore liturgiche, e invece solo in un paio di occasioni si fa riferimento all'ora del giorno parlando di vespro o di compieta; per la quasi totalità della cronaca il prete ragiona sulla base di una giornata suddivisa in ventiquattro ore dove l'ora 00,00 non è però la nostra mezzanotte bensì - semplicemente - il tramonto. Mi sono abituata rapidamente anche a fare questo tipo di calcolo-traduzione.
Ultima nota: anche l'edizione nel suo complesso è eccellente. Ben impostata e ben suddivisa, l'introduzione, le spiegazioni, la traduzione a fronte pagina; una traduzione mai forzata, mai esagerata, si limita casomai a dare un suggerimento di punteggiatura e un suggerimento di significato dei passaggi più ingarbugliati.
Edizione in senso materiale: carta dal tocco eccellente, sembra un'imitazione di pergamena ed i caratteri stampati risultano leggermente in rilievo. E' un volume stampato negli anni sessanta ma giuro che ha una somiglianza estrema con un volumetto di preghiere che ho la fortuna di possedere e poter toccare con mano e che è stato stampato nel XVIII sec.
Posso concludere dicendomi che per gran fortuna è in mio possesso anche questa cronaca del Franchi, così in qualsiasi momento io lo voglia, potrò sempre tornare a sfogliarla e spulciarla. Buon anno e buone letture a tutti.
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