di Ernest Dowson
Non sum qualis eram bonae sub regno Cynarae
Last night, ah, yesternight, betwixt her lips and mine
There fell thy shadow, Cynara! thy breath was shed
Upon my soul between the kisses and the wine;
And I was desolate and sick of an old passion,
Yea, I was desolate and bowed my head:
I have been faithful to thee, Cynara! in my fashion.
All night upon mine heart I felt her warm heart beat,
Night-long within mine arms in love and sleep she lay;
Surely the kisses of her bought red mouth were sweet;
But I was desolate and sick of an old passion,
When I awoke and found the dawn was grey:
I have been faithful to thee, Cynara! in my fashion.
I have forgot much, Cynara! gone with the wind,
Flung roses, roses riotously with the throng,
Dancing, to put thy pale, lost lilies out of mind,
But I was desolate and sick of an old passion,
Yea, all the time, because the dance was long:
I have been faithful to thee, Cynara! in my fashion.
I cried for madder music and for stronger wine,
But when the feast is finished and the lamps expire,
Then falls thy shadow, Cynara! the night is thine;
And I am desolate and sick of an old passion,
Yea, hungry for the lips of my desire:
I have been faithful to thee, Cynara! in my fashion.
Per buona parte della lettura, l'intenzione è stata quella di aumentare il giudizio da quattro a cinque stelline, ma bisogna riconoscere che la quinta ed ultima parte registra qualche scivolone verso la china della soap, quindi con un po' dispiacere me ne resto dalle parti delle quattro stelle e mezza.
La prima lettura risaliva a dodici o tredici anni fa, e questa rinfrescata della memoria mi ha fatto molto bene, c'erano tanti dettagli che non ricordavo più, sapevo solo con certezza che nel libro c'è tanto tanto tanto di più che nel film, tanti personaggi e scene ed incastri che nella pellicola non compaiono affatto, vuoi per necessità di stringere, vuoi per censura di fronte al pubblico puritano e perbenista degli anni '40 (il film si rivela molto più puritano del romanzo), ma soprattutto per plasmare la protagonista secondo il plot tipico hollywoodiano e secondo il dogma dell'american dream. Da qui mi collego a uno dei due grandi pregi del libro: la Mitchell ha saputo creare dei personaggi pressoché perfetti, compositi, complessi, sfaccettati, pieni, realistici in tutto e per tutto, non ce n'è uno che sia appiattito sul solo bene o sul solo male. Nel film, per forza di causa maggiore ma un po' anche per intenzione di chi ne ha fatto la riduzione, questa complessità si perde fortemente. Questo discorso vale un po' per tutti i personaggi, ma soprattutto - ovviamente - per Rossella: già solo nelle primissime pagine l'autrice ha premura di spiegarci che la ragazzina non è né bella né intelligente: sa affascinare, ma il fascino è un'altra grammatica. Nel corso del romanzo saprà dimostrare una certa furbizia ma è una furbizia sempre e comunque legata all'istinto e all'egoismo. La protagonista del romanzo si dimostra da subito un formidabile ricettacolo di difetti: un'essenza di ignoranza e superficialità, da cui discendono ovviamente la cattiveria e l'egoismo. Ma non è forse il ritratto perfetto dell'adolescente viziato medio (di oggi ancor più che di allora)? Dico questo non per difendere Rossella quanto per lodare la Mitchell: ha costruito un personaggio vero e ci gira e rigira intorno a 360°.
Mi ero impegnata alla rilettura già da novembre, in una sorta di fioretto di gruppo che potesse in qualche modo sostenere Biden verso la vittoria alle elezioni, nei giorni in cui proprio la Georgia risultava in bilico. Mai accostamento di idee fu più azzeccato, perché nel romanzo si dimostra e si spiega alla grande com'è che agli inizi del ventunesimo secolo gli Stati Uniti si tirano dietro questioni nate proprio durante gli anni raccontati dalla Mitchell (allo stesso modo in cui, nell'Italia unificata di oggi, ci tiriamo dietro problemi che sono ben antecedenti al 1861). E da qui deriva il secondo grande pregio del romanzo: racconta la guerra di secessione, con tutte le complicazioni e con tutte le derivazioni, come e forse meglio di un saggio storico. Ci sono situazioni crude, ci sono palesi espressioni di razzismo, come dicevo poc'anzi ci sono tutti quei problemi che siamo abituati a dover fronteggiare e discutere ancora oggi. Ma io non ci ho trovato una giustificazione del razzismo o dello schiavismo, il romanzo si limita a raccontare, l'autrice va ad esporre una situazione calandovisi con i piedi oltre che con la mente, esattamente allo stesso modo in cui un romanzo che raccontasse la Germania del primo dopoguerra non deve necessariamente essere un'apologia del nazismo. Provare a spiegare, sviscerare, calarsi nel punto di vista non significa scusare a priori. La traduzione antiquata non mi ha disturbato affatto, per me è un tutt'uno con l'essere antiquato anche il romanzo. Addolcire la parlata degli schiavi togliendo il "Sì, badrone" ed espressioni affini, non serve certo ad eliminare l'onta di tutto quel che è stato nella realtà, ma intanto toglie mordente alla narrazione, perché quella parlata è un tutt'uno con l'immagine, con i gesti, con gli atteggiamenti di quelli che purtroppo schiavi lo sono stati veramente. Ad esempio: Mammy, in quale altro modo potrebbe parlare, una volta che è stata descritta con il suo turbante bianco e con il suo broncio con il labbro pendulo? Alla fine quel che conta è il contenuto, e il contenuto mostrerà persone tonte oppure intelligenti, più o meno buone, tra i neri così some tra i bianchi.
Il contenuto mostrerà una quantità di frecciate e stoccate da parte della Mitchell verso l'arroganza e la presunzione e l'ignoranza non solo della giovinetta Rossella ma anche di tutta quella società perbene che già nel suo tempo migliore stava vivendo fuori del tempo. Per lo meno, questo è quello che ci ho letto io: a me è parso che la Mitchell volesse fare delle critiche ma invece di fare una tirata e spiattellare lì un pamphlet, la sua critica l'ha fatta in modo molto più sottile e femminile, e l'ha costruita tutta su frecciatine. Per fare la sua critica ricostruisce tutto il mondo dell'epoca e poi ci inserisce dentro due "schegge impazzite" quali sono Rossella O'Hara e Rhett Butler, per poi stare a guardare l'effetto che fa l'inoculazione di questi due corpi estranei. Anche la minuziosità nel descrivere tutti gli obblighi, tutte quelle regole non scritte che derivano dalle convenzioni sociali della società perbene: portare questa minuziosità così all'eccesso può avere una sola spiegazione, e cioè mostrare la follia di quest'ammasso di regole. Solo in un paio di casi si sbilancia e parla di "esagerata" galanteria verso le donne, per il resto non fa critiche aperte alle convenzioni dell'epoca e alle regole cui le donne erano soggette, ma come ho già detto, esporre il tutto con così grande abbondanza di dettagli, esponendosi al grande rischio di annoiare il lettore, può avere senso solo se vi si cerca un subdolo secondo fine.
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