Rilettura: di dove nasce l'esigenza addirittura impetuosa di rileggere per la seconda volta un libro che obiettivamente non è che sia quel gran capolavoro della letteratura mondiale al punto da doversi meritare una rilettura? Il bisogno nasce da un sogno che è un sogno antico; un sogno per metà a occhi chiusi e per metà a occhi aperti; per un po' è stato il sogno di un lupo-leone, ora è il sogno di un leopardo e a ben vedere, alla fin fine era pur sempre lo stesso animale. Il leopardo è invecchiatissimo, il che dovrebbe già precludere qualsiasi argomentazione interessante, accontentati di guardare vecchie foto e buonanotte suonatori. Tuttavia mi era parso di sentire come l'odore, o forse solo l'alone del suo passaggio: strani scherzi della mente, della fantasia? Mica tanto: scopro per caso quanto mi sia passato vicino, e per la mia mente malata è già una festa. E subito dopo scopro un'altra cosa mozzafiato, che la voce è sempre la stessa. Le voci io me le sento nel midollo, da lì in poi non ho più capito niente, la fantasia ha iniziato a remigare su ali con la forma di un albatro ma lunghe quanto quelle di un aliante. Ed è a questo punto che ho sentito il bisogno di un supporto concreto, non essendo all'altezza di scrivermela io, la mia storia, mi serviva qualcuno che ne avesse scritta una press'a poco simile: ed è la storia di Annie e Tucker.
Il tema del trascorrere del tempo è preponderante; e ancor più l'imbarazzo, il disagio di quando guardando alla propria vita si osserva la quantità di tempo sprecato.
Il finale aperto-apertissimo non mi soddisfa alla perfezione anche se riconosco che si tratta della soluzione meno banale. Resto a rimuginare se raccontarmi io, la mia storia.
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