sabato 4 settembre 2021

Il cavaliere di Lagardère o il gobbo misterioso di Parigi - Paul Féval

 Questo feuilleton è tutto fuor che perfetto: la trama intricatissima e contorta si caratterizza per alcune ingenuità nonché formidabili coincidenze in perfetto stile Hugo, però nel contempo non vi è traccia dell'erudizione di Hugo. Per dirla tutta, Féval si cimenta forse forse in un tentativo di imitare un po' Hugo, inserendo qua e là qualche nozioncina di Storia, qualche accenno di arte o architettura quando ci si trova a Parigi, qualche altro accenno socio-politico-economico, qualche battuta vagamente sarcastica... ovviamente siamo ben lontani dagli approfondimenti cui ci ha abituati Hugo, ma comunque sia questi rapidi inserimenti di Féval non mi sono mai parsi stonati. Per concludere il discorso del paragone con Hugo, occorre notare che sono più di uno gli elementi che riprendono Notre-Dame: ovviamente la presenza di un gobbo; ovviamente Parigi; il rapporto madre-figlia riscoperto a distanza di tanti anni; la comunità di gitani/zingari/spagnoli. 

La scrittura non ha nulla di sensazionale o di fenomenale; a peggiorare le cose c'è una traduzione che si intuisce essere molto approssimativa insieme a una miriade di fastidiosissimi refusi in una edizione per nulla curata, anzi proprio trascurata. I personaggi sono per lo più abbozzati, non arrivo a definirli piatti e bidimensionali ma per essere aderente al vero devo riconoscere che si tratta di figure in bassorilievo. E allora, che cosa rimane per cui entusiasmarsi?

Rimane che questo bassorilievo, pur con tutti i suoi difetti, ha il fascino e l'eleganza di un bassorilievo etrusco; ha la piacevolezza e l'incedere delle fiabe antiche, raccontate in termini semplici e per questo universali. Il concetto di anti-eroe o la complessità di certe psicologie sono galassie lontane anni-luce, qui siamo ancora in quel mondo che vuole che gli eroi siano tutti giovani e belli. Ancor meglio, ancor di più, qui tutti i personaggi sono giovani e belli: il principale antagonista è bello e affascinante, ma l'eroe protagonista lo è ancora di più: biondissimo, bellissimo come Apollo, romanticissimo, perfettissimo, coerentissimo e infallibilissimo. L'amica della protagonista è molto bella, ma la protagonista è La Più Bella in assoluto, un angelo in confronto a lei sembrerebbe un ente vagamente diabolico. Anche l'epoca in sé: qui si descrive un diciottesimo secolo assolutamente idealizzato e cristallizzato più nelle sue bellezze e atmosfere che non nei suoi difetti, per non parlare del romanticismo delle ambientazioni in Spagna e poi tra i Pirenei con l'antico maniero di Caylus. In un altro momento e/o in un altro contesto, tutta questa sovrabbondanza di bellezza mi sarebbe risultata indigesta, ma qui è stata messa giù con la doverosa sincerità e semplicità e alla fine di tutto, il risultato è la sensazione di un abbraccio gentile da parte dell'autore nei confronti del lettore, e il cielo sa se non sia questo lo scopo ultimo di una bella favola (nonché feuilleton).

Prettamente ottocentesco è l'amore tra i due protagonisti: dapprima timoroso, poi tormentato, rimescolato, teatrale, ovviamente totalizzante, ma sa essere a suo modo coinvolgente e commovente. 

Questa volta l'esperimento è egregiamente riuscito: un film piacevole ha dato lo spunto per una lettura che si è rivelata molto più ricca, molto più ampia, molto più complessa, molto più tutto. Quindi, per coloro che hanno visto il film, il libro è consigliatissimo così come per tutti gli altri, perché vi si troverà tutt'un altro film. Scordatevi Daniel Auteuil e compagnia (di tutto il cast, l'unico riutilizzabile nel libro sarebbe forse Vicent Pérez); scordatevi anche la trama del film, perché dal libro sono stati presi solo alcuni passaggi e alcune idee che sono poi stati "rimontati" secondo uno schema molto molto differente. 

"La media matematica degli innegabili difetti del libro con il piacere della lettura e con il buon esito dell'esperimento dalla celluloide alla carta, forse non consente di arrivare a cinque stelle piene piene ma quattro e mezza non gliele toglie nessuno": così, politically correct, dicevano fin verso la metà del libro i miei trigliceridi, già appagati dalla scena della dichiarazione d'amore. Ma non avevo ancora visto tutto: da un certo momento in poi è iniziata una raffica di scene epiche, a mo' di esempio citerò soltanto quella in cui il Bel Lagardère sconfigge un rivale in amore in un duello, non all'ultimo colpo di spada bensì all'ultimo bicchiere di champagne (in pratica una gara a chi regge meglio l'alcool: perché nel film ci hanno privato di questa scena, eh? Perché?), e poi il colpo d'astuzia che ne consegue, insomma da quel momento in poi ho trovato una lettura degna delle migliori trovate di Dumas, e che dire del finale dalla pura ambientazione gotica, e allora al diavolo la media matematica, vada per le cinque stelle e mi sa che il film non lo vedrò più, aspetterò qualche mese e poi se ce ne sarà bisogno mi concederò il lusso di una rilettura.

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