lunedì 31 gennaio 2022

Belgravia - Julian Fellowes

 Va bene l'intrattenimento da soap-opera, vanno bene le affascinanti ambientazioni vittoriane, va bene anche costruire la trama attorno ad un figlio illegittimo con le due rispettive famiglie - materna e paterna - che devono decidere se rendere o meno pubblica la sua esistenza, ma come sempre a rovinare le cose ci si mette una quantità esagerata di stereotipi. All'inizio mi pareva una garbata telenovela con modesta scrittura (ed era quel che mi aspettavo, niente di più); ma poi le protagoniste femminili, con il procedere del racconto, si fanno tutte particolarmente emancipate, testarde, disposte a divenire aggressive nel linguaggio e riflessive sul ruolo della donna nella società nonché sul valore della monarchia e del suo carattere di ereditarietà (toh, che stranezza, queste donne vivono nel 1841 ma hanno in mente un po' di ragionamenti e punti di vista di una persona che vive nel ventunesimo secolo...); e ovviamente anche il protagonista buono non manca di doti di preveggenza quando dice che l'uso degli schiavi per la coltivazione del cotone in America non è destinato a durare per sempre (toh, la sfera di cristallo...). 

E che dire poi del fatto che se all'inizio del romanzo ogni personaggio è impettito e ristretto nel suo ruolo, nel giro di pochi mesi saranno tutti perfettamente amici e perfettamente condiscendenti nei confronti di tutti gli altri: nobili e commoners, arricchiti e poveracci, padroni e servi; roba che a paragone, il finale del Piccolo Lord Fauntleroy, con l'alano Dougal che fa amicizia con il bastardino a tre zampe, è più credibile. 

...la impareranno una buona volta, gli autori, a lasciar parlare la voce narrante e sostenere la maschera della finzione, e a smetterla di calare la maschera per fare l'occhiolino?



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