Grazioso, pacato e ben ponderato remake dell'Odissea: un novello Odisseo cerca la strada per tornare alla sua Itaca attraverso mille difficoltà, tanti incontri di cui alcuni positivi ed altri negativi; mentre la novella Penelope si trova a dover ammaestrare dei proci fatti non tanto di carne ed ossa quanto di difficoltà psicologiche e materiali, retaggi del passato e bisogni impellenti del presente.
Un romanzo non esente da imperfezioni ma sempre intelligente: intelligenti le ricostruzioni storiche della guerra civile americana, intelligenti le parti di fiction, e altrettanto si può dire della costruzione psicologica di tutti i personaggi, protagonisti e non.I temi del sopravvivere alla guerra, sopravvivere alle difficoltà rendendosi il più autosufficienti possibile, il desiderio di allontanarsi dalla bolgia e dal disastro sono temi già ben espressi nel film (oltre che temi più che mai attuali). Quel che nel film manca segnatamente (ma come potrebbe essere altrimenti?) è il forte anelito dei protagonisti verso una vita altra, verso un altrove, l'insostenibile desiderio di un paradiso - sia esso celeste o terrestre - in cui vivere una vita migliore e lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e delle difficoltà. Agognare questo paradiso e perdersi nei celestiali paesaggi delle montagne, tra la fine dell'autunno e l'inizio dell'inverno, è un tutt'uno: le descrizioni delle vedute sono sempre splendide e coinvolgenti.
Tema un po' più storico: il rimpianto e la malinconia per il Sud, un tempo paradiso perduto e ora imploso e malconcio, questi sono sentimenti ed atmosfere espressi in qualche tratto anche meglio di quanto non riesca a fare la Mitchell, il che è tutto dire.
In qualche passo - non tanto spesso, per fortuna - la scrittura indugia su manierismi che vorrebbero stupire ma che invece lasciano il tempo che trovano. L'esempio più significativo, è questo vezzo di usare l'aggettivo "metallico" per qualsiasi cosa. A parte il metallo vero e proprio, può essere "metallico" un cielo grigio, o l'odore della terra o ancora il sapore del sangue. Ma scrivere "Evidentemente la finestra voleva soltanto fargli ricordare il passato. Il che gli stava bene, perché aveva scorto il volto metallico del suo tempo e ne era rimasto così sgomento che, quando pensava al futuro, non riusciva a vedere altro che un mondo dal quale tutto ciò che riteneva importante era stato bandito o se n'era andato spontaneamente" a mio avviso è un orpello inutile e anche un po' infantile.
In qualche passo - non tanto spesso, per fortuna - la scrittura indugia su manierismi che vorrebbero stupire ma che invece lasciano il tempo che trovano. L'esempio più significativo, è questo vezzo di usare l'aggettivo "metallico" per qualsiasi cosa. A parte il metallo vero e proprio, può essere "metallico" un cielo grigio, o l'odore della terra o ancora il sapore del sangue. Ma scrivere "Evidentemente la finestra voleva soltanto fargli ricordare il passato. Il che gli stava bene, perché aveva scorto il volto metallico del suo tempo e ne era rimasto così sgomento che, quando pensava al futuro, non riusciva a vedere altro che un mondo dal quale tutto ciò che riteneva importante era stato bandito o se n'era andato spontaneamente" a mio avviso è un orpello inutile e anche un po' infantile.
Ma come ho già scritto, gli scivoloni di questo tipo non sono numerosi rispetto il totale di quasi cinquecento pagine, e dunque accettabilissimi e digeribilissimi. L'incastro del tempo presente della narrazione con i vari flashback e con i rami "accessori" della storia è invece piuttosto sapiente e ben congegnato e fa in modo che ogni singola storia, sia essa relativa ai protagonisti o sia relativa a personaggi secondari, sa sempre spiegarsi e farsi apprezzare.
Reparto confronto libro/film: a mio giudizio il libro è superiore - seppur il film sia già di suo godibile - perché molto più "condito": molte più riflessioni, ricordi, sensazioni, molta più importanza data ai paesaggi, molte più storie collaterali, e come già dicevo sopra, esprime molto meglio il desiderio di un altrove che è qualcosa di più alto e sofferto del "solo" desiderio di veder finire la carneficina. Curiosità: nel libro Ada è mora e non bionda, quindi bisogna scordarsi Nicole Kidman o per lo meno con l'immaginazione mandarla dal parrucchiere a fare la tinta; Inman ci sta anche nei panni di Jude Law ma nel libro risulta più sgamato, è uno che sa il fatto suo mentre nel film può sembrare a tratti un po' timido e/o imbranato. Ma soprattutto, la differenza di maggior rilievo è che Ruby è mulatta, quindi scordarsi anche la pur ottima interpretazione di Renée Zellweger.
Nel 2021 gli esperimenti di confronto carta/celluloide avevano registrato l'esito di due batoste (miglio verde e pomodori verdi fritti) e una scoperta super-elettrizzante (Lagardère). Per il primo esperimento del 2022, l'esito non sarà altrettanto fulminante come quest'ultimo ma assolutamente positivo: libro consigliatissimo a tutti, sia chi ha già visto il film e sia chi è digiuno di tutto.
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