Non mi è piaciuto. La pagina di Wikipedia dedicata a Paganini sa essere più emozionante e meno didascalica e nel contempo dare meno informazioni per scontate. La storia vera di un uomo realmente vissuto aveva così tanto da dare e da dire, peccato che una scrittura pessima e una narrazione incespicante le abbiano letteralmente tarpato le ali. Scrittura pessima perché fatta di un fraseggio eccessivamente spezzettato, che troppo spesso omette verbo e soggetto nella ricerca di un supposto esito poetico. Altrettanto fastidioso l'uso improprio di verbi e altri vocaboli, ad esempio "riporre" più volte utilizzato laddove con ogni evidenza si intendeva "esporre" o "disporre". A fianco di rare trovate felici (ad esempio: graziosissimo quando si parla di un archetto che "zampetta" sulle corde), ve ne sono numerose infelici: "giunse su un affaccio che si propendeva verso la città. In lontananza c'era il mare, scuro e infinito come la notte. [...] Respirò a pieni polmoni, lasciando che il salgemma si implicasse con i peli della sua barba": tre castronerie in un solo passaggio. Quel "salgemma" con ogni probabilità voleva essere "salsedine"; una terrazza non "propende", non è che debba prendere una decisione, casomai si "protende" verso la città; ma il peggio è scrivere che la salsedine/salgemma si "implica" (?!?) con una barba... esiste "impregnare", esiste "intridere", esiste lo Zingarelli per cercare altri vocaboli, non lo so, ma a casa mia "implicare" è un'altra cosa... "il modo in cui questa scrittrice usa i vocaboli implica una riflessione seria su quello che ho letto". E ancora: in almeno un paio di situazioni distinte vi si parla di uno scialle di crinolina e di un abito con decorazioni di crinolina, scambiando ingenuamente la crinolina per un ricamo o merletto. Laddove l'autrice non ha voluto o saputo approfondire, l'editor non è nemmeno passato; più in generale si sente per tutto il libro una ricerca di altisonanza che risulta ben presto stancante. E sorvolo sulla immancabile montagna di refusi.
La struttura narrativa incespica perché un momento la voce narrante esterna pare volersi calare nella mente e nel punto di vista del protagonista della pagina, ma un momento dopo si fa didascalica, e ancora un momento dopo si fa poetica come dicevo sopra, e il tutto ottiene esiti alquanto incerti. Sin dall'inizio sono goffi i tentativi di descrivere a parole la musica e la sublime esecuzione; ancor più goffe le situazioni in cui si vuole intrecciare ad ogni costo musica e sensualità.Da un certo momento in avanti la narrazione si sintonizza sulla lunghezza d'onda del peggior chick-lit, con un erotismo da quattro soldi reso ancor più ridicolo dall'evidente intenzione di insistere a fare il parallelo tra musica e atto amoroso, la musica sempre descritta come uno stesso identico amplesso, le donne che tra le mani del musicista vibrano come il suo violino, e bla e bla e bleah. Magari questo si crede di essere un romanzo femminista solo perché presenta al lettore l'ennesima sfilza di personaggi femminili, (incluse la De Stael e Elisa e Paolina Bonaparte): tutte belle, tutte affascinanti, tutte di carattere, tutte egualmente volitive, tutte egualmente decise a non farsi mettere i piedi in testa da nessun uomo, tutte egualmente pronte a prendere in mano le redini della situazione, e poi alla fine della fiera tutte egualmente somiglianti a gatte in calore; ancor peggio ci prende il povero violinista che finisce per assomigliare al più banale dei gigolò. Eppure c'era così tanto da dire, così tanto da approfondire, così tanto da reinventare. La malattia durante l'infanzia: liquidata in due flashback di poche righe. La storia dei due violini gemelli: non pervenuta. La leggenda del patto col diavolo: da un certo momento in poi le insinuazioni del pubblico e dei detrattori vengono proposte come un dato di fatto. Il motivo - o anche solo il momento - per cui il violinista ha iniziato a chiamare "Cannone" il suo Guarneri: non pervenuto. E dunque, in mancanza di altro condimento, tutto questo gran indugiare sulle capacità amatorie del nostro, risulta a dir poco ridondante. È vero che la musica è fatta di amore; è vero che la musica ha spesso e volentieri una sensualità che si trasferisce sul musicista; ma identificare in maniera così esclusiva e univoca musica con erotismo è un errore grossolano, anzi madornale. Per chi volesse leggere una storia con un violino come protagonista, a partire dalla sua costruzione, anzi più indietro, a partire dalla nascita degli alberi da cui poi lo strumento sarà ricavato, e via in avanti attraverso i secoli fino ai giorni nostri, consiglio caldamente Io Confesso di Cabré. Per avere come protagonisti un violino e un fantasma, c'è anche Canone Inverso di Maurensig, più agile di Cabré ma comunque valido. E tengo a sottolineare che nessuno di questi due romanzi - né l'eccellente Cabré, né l'ottimo Maurensig - ha avuto alcun bisogno di cincischiare sulle scene di erotismo, eppure sono riusciti perfettamente nell'intento di parlare di musica, descrivere la musica, lo strumento, il musicista.
Epilogo
Il mausoleo di Paganini, alla Villetta, si trova in una posizione quanto mai appropriata: è circondato dalle sepolture di celebri maestri liutai parmensi. Chissà, di notte, come se la contano: ciascun maestro vanterà i pregi della sua produzione, l'indiscussa superiorità sui concorrenti, e cercherà l'approvazione del celebre genovese magari anche adulandolo un poco. Non lontano da lì c'è la tomba di un mio zio; mia mamma, avendo occasione di passarci alcune volte all'anno, mi dice che da Paganini ci sono sempre fiori freschi. Ma la prossima volta che scendo in città, un fiore extra glielo voglio portare anch'io, questo romanzo non gli rende nessuna giustizia, io almeno posso rendergli le scuse.
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