E dire che all'inizio non mi piaceva neanche tanto, mi seccava l'idea di provare a immedesimarmi co il protagonista. Ora che l'ho finito sono così tanto dispiaciuta perché ne vorrei ancora un po', vorrei stare ancora un po' con lui.
Per primi mi hanno colpita gli aspetti negativi del libro: anzitutto la lentezza esasperante, è ancor più lento di Lauro. La doppia linea temporale - il protagonista adulto in un presente del 2012-13-14, a fianco della storia della sua infanzia e giovinezza, dagli anni settanta in avanti - si intreccia mirabilmente e con ottimi accorgimenti, ma il racconto fornisce tanti di quei dettagli da dare, in un primo momento, un senso di stanchezza. Altro elemento negativo che per qualche istante mi ha indispettita - specialmente dopo la tremenda lettura del libro della Strano che doveva parlare di Paganini - è il fatto che anche questo autore ci è cascato, nel luogo comune (anzi nella super-banalità) della chitarra che ha forme femminili (e allora mi chiedo: io che suono proprio la chitarra, cosa devo sembrare? per forza una lesbica? Ché non ci sarebbe niente di male nell'omosessualità, ma certo non è informazione da desumere dallo strumento che uno/una suona).
Ma ho tenuto duro e pian piano hanno iniziato ad emergere ed a prevalere gli elementi positivi: a parte quella caduta di stile iniziale, il modo di raccontare la musica non è per nulla scontato né banale, e lo stesso dicasi nella descrizione della vita di un musicista, l'ho trovata sempre realistica e pertinente.
Altro tema svolto in maniera pertinente e mai da "furbetto" è quello della malattia e della morte.
Ancora un tema interessantissimo e attualissimissimissimo: il rapporto Russia-Ucraina, nonché rapporto russi-ucraini. Il libro è del 2018 e pubblicato per la prima volta nel 2019, quindi non fa il furbetto neanche su questo fronte, ha affrontato il tema in un momento in cui di questa questione non se ne parlava affatto, né sui quotidiani, né al tiggì, né al bar. E va detto che non pretende di affrontare la cosa in maniera esaustiva e definitiva, però offre un punto di vista molto interno e molto pacato. Il che è tutto il contrario degli sguaiati (imho) quotidiani e telegiornali.
Più in generale, una volta oltrepassata abbondantemente la metà del volume, emergono con forza la densità la qualità e la quantità dei temi trattati, e ancora la precisione e l'eleganza della scrittura, e insomma il tutto procede con uno studiatissimo crescendo che mi porta ad affezionarmi ai protagonisti e mi fa atterrare, a fine lettura, con opinioni diametralmente opposte a quelle che mi ero fatta sulle prime righe. E così mi ritrovo con lo stesso giudizio che avevo dato per Lauro: quattro stelle e mezza e tanto rammarico perché questo scrittore mi sembra essere meno popolare di quanto meriterebbe.
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