Indecisa tra una e due stelle, non che ci sia quella gran differenza. Anzi no, la differenza c'è, e gliene appioppo una singola per via della solita storia che un romanzo, se vuole comunicare il messaggio "quant'è bella la vita", deve comunicarlo in maniera implicita e non esplicita. Qui invece si finisce per esplicitare la solita filosofia spicciola da Baci Perugina.
Una esagerata carambola di personaggini, tutti minori e nessuno maggiore, in pressoché totale assenza di trama, assenza di climax, assenza di ambientazione, assenza di una formazione, di cui alla fine non ti resta nulla di nulla. Al termine di una pagina non mi ricordavo già più il nome del personaggio introdotto all'inizio della pagina stessa: figurarsi cosa può essermi rimasto, al termine del libro, di quel che si diceva all'inizio.
E poi c'è un'idea già sbagliata sin dal titolo. Se da un lato capisco il perché si dica che la protagonista ha un "karma pesante" - è una persona sofferente, quasi alcoolizzata, ha iniziato a drogarsi a diciotto anni di fronte all'imminente morte del padre - dall'altro trovo concettualmente scorretto parlare di "pesantezza" perché una protagonista che conosce gente con così tanta facilità, che cambia casa e lavoro e fidanzati con più facilità di quella con cui io posso cambiarmi maglietta nel corso della giornata, disordinata e disorganizzata, non è una persona con un karma troppo pesante. Che poi non le interessi di tenersi gli amici e i fidanzati e il lavoro è un altro discorso, e comunque fa parte anche quello della leggerezza: si cambia con frequenza perché si è sicuri di sé e si sa che si troverà presto qualcos'altro. Casomai è una persona con un karma troppo leggero e a quel punto si doveva parlare di insostenibile leggerezza dell'essere, ma - ooops - questo mi sa che l'abbia già scritto qualcun altro.
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