Storia di un adolescente che a furia di scelte sbagliate - vuoi per colpa, vuoi per perfetta incoscienza/ingenuità - si ritrova perso nel gorgo di un ambiente neofascista e poi sempre peggio fino al desiderio di violenza e poi più giù ancora fino a metterla in pratica, la violenza.
Inizio traballante/tentennante: ci sono periodi ingarbugliati di dubbia comprensione e frasi (pensieri) difficilmente attribuibili a dei quattordicenni. Poi però sembra riuscire ad imboccare la sua via, inizia ad esprimersi nei giusti termini e a centrare il bersaglio del "cosa pensa, cosa sente un quattordicenne".A raccontare l'adolescenza ci si provano in molti (anzi, tutti) ma pochi riescono a farlo davvero, con ragionamenti semplici, e senza ricoprirla di una patina rosa, oppure una patina oltremodo angosciosa. Dunque questo è un libro che racconta di un'adolescenza; di come una situazione perfettamente nella media possa essere portata ad estreme posizioni ed estreme conseguenze; e anche di come si coltiva l'odio, quasi fosse un orticello nella pecca dietro casa.
Uno potrebbe obiettare: "ma ti è piaciuto il libro che parla di fascisti?" Beh, si può apprezzare un romanzo dove c'è gente che si droga e si ubriaca senza per questo essere tossici e alcolizzati; bisogna saper leggere un romanzo che racconta le guerre più feroci senza per questo essere o diventare guerrafondai. Poteva essere un libro che parlava di un ragazzo che finisce per militare nelle BR, e anche in questo caso la storia non sarebbe stata una cosa a lieto fine.
Il punto non è tanto il fascismo quanto mostrare una strada, un'evoluzione. In altri casi si parlerebbe di "formazione", qui bisogna specificare che è una formazione in negativo, ma tant'è, sempre di percorso si tratta. Ma non è una roba splatter, non ci sono odio e violenze fini a sé stessi o al compiacimento dell'autore nel crogiolarsi in qualcosa di estremo, non c'è niente di inutile rispetto all'economia del racconto.
Io me ne sono accorta bene perché il ragazzino protagonista della prima parte sono io come ero allora (a quell'età) e la voglia di far parte di qualcosa, la voglia di comunità e di complicità è la stessa identica che avevo io. E siccome mi conosco e so che sono una da tutto o niente (ma è poi mai esistito un adolescente che non prenda le cose alla "tutto o niente"?) nelle stesse condizioni avrei potuto benissimo anche io cacciarmi in chissà quale guaio, è solo che non ho mai incontrato nessun Alessandro che non mi ha mai presentato nessun Giulio, né di questa né di quell'altra parte. Che poi a ben vedere (col senno di poi e anche con una logica borghesuccia) le parti sono tutte sbagliate se sono agli estremi. Questa è la conclusione cui sono giunta io e cui sembra voler tendere infine anche l'autore con il libro.
Un'altra cosa che riconosco e ricordo di quegli anni, e che ancora non mi sono scollata di dosso, è lo scandire le stagioni al ritmo dell'anno scolastico e viceversa, scandire l'anno scolastico al ritmo delle stagioni, proprio come fossero pane e burro incollati insieme.
Il libro non è esente da difetti: qualche metafora troppo ardita; alcuni periodi talmente ingarbugliati da sembrar scritti in un'altra lingua; la scena del litigio con la madre è descritta (anzi non-descritta, è sottointesa) in modo pessimo. Le figure dei genitori rimangono un po' dubbie: non sono menefreghisti ma non sono nemmeno attenti. Forse vorrebbero rappresentare due figure arrese all'evidenza dei fatti? È probabile: ne conosco due molto simili (sigh).
Quindi, in generale: scrittura non sempre impeccabile, vi si trovano pagine brillanti ed altre più opache, però c'è una sostanza invitante, fatta di attenzione per i passaggi e le evoluzioni psicologiche, quel rollercoaster che è l'adolescenza - quando nel corso di pochi minuti uno passa da una sensazione di assoluto benessere alle delusioni e ai pianti più cocenti - ed allora si va avanti volentieri con la lettura perdonandogli agevolmente i difetti di cui sopra. Ha un'ottima capacità di ricostruire, ricreare l'emozionalità e l'emotività ad andamento sinusoidale che è propria dell'adolescente, direi che in questo è ad un livello raro e superiore alla media.
Libro piaciuto e "quasi quasi" amato, perché non posso non riconoscere che a pagina 226, quando si parla di "un mondo di scoperte e conquiste e invenzioni lasciate indietro per seguire sofferenza e solitudine; felicità e spensieratezza sempre sognate e mai vissute davvero" l'autore sta parlando di me e non c'entrano più niente la destra o la sinistra, è solo una lapide: "niente di tutto questo sarebbe tornato". E dire che se avessi dovuto sceglierlo di mia iniziativa, non ci sarei mai arrivata, non mi ci sarei mai provata.
Nessun commento:
Posta un commento