Della categoria di quelli che "mi è piaciuto anche se non mi è piaciuto".
Protagonisti francamente insopportabili: non fanno che deprecare lo squallore delle loro vite e al tempo stesso non fanno altro che crigiolarvisi dentro come suidi nel fango. È una contraddizione urticante. Ma suppongo che, se questa contraddizione la si trova così spesso nei romanzi, deve esistere realmente nel mondo reale, per tante persone.In questo romanzo c'è tutto il lato un po' squallido delle periferie d'America: ma è innegabile che tale squallore possa anche arrivare ad avere un suo fascino. E sì, in questo romanzo ci arriva. È la stessa America raccontata nelle canzoni dei Pearl Jam, quindi non posso non ritrovarmici almeno un po', sebbene poi viva in un contesto e con un metodo completamente diversi. Ed anche la psicologia dei due, certe loro trovate e riflessioni, non sono per nulla scontate.
Ad un certo punto il racconto inizia a mostrare un aspetto inedito di tutta quanta la faccenda, si rivela un romanzo molto religioso, quasi mistico. La cosa non è molto nelle mie corde, a tratti ho perso un poco l'attenzione ma poi ci sono arrivata in fondo volentieri. Del resto, per intuire che potessero esserci riferimenti religiosi nel racconto, bastava fare caso al titolo. Sono io che sono tarda. C'è una fede fatta più che altro di illuminazioni improvvise ed estemporanee, pentimenti e ripensamenti.
Aspetto non di poco conto: è scritto bene. Dopo di che, poco importa sapere se veramente è stato scritto da un attore famoso o da un ghost-writer.
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