giovedì 5 settembre 2024

L'uomo sentimentale - Javier Marías

 Un librino che si poteva/doveva leggere in due giorni, me lo son tirato dietro per un mese: è blocco del lettore conclamato. Me lo sono tirato dietro per così tanto tempo che il volume ha finito per riempirsi di fiori come un erbario, e di etichette di candele fino a profumare in maniera spropositata come l'armadio di mia nonna. D'altro canto la scrittura di Marías è talmente densa che non rappresenta proprio l'ideale per il blocco del lettore. All'inizio risultava respingente, da tanto il periodare è ingarbugliato. Faticoso sotto tutti i punti di vista, eppure non mi decidevo a mollarlo. Una volta entrata in sintonia con questa scrittura logorroica, ha iniziato a piacermi per davvero e mi sono fortemente pentita di non aver prestato più attenzione alle prime pagine.

Anche l'ironia con cui l'autore si diverte a scherzare, qua e là, nei più disparati frangenti: non è facile, non è immediata, ma una volta che ci si è fatto l'orecchio non può non piacere.
Invero, la trama non è nulla di emozionante e nemmeno particolarmente significativa: tutto il piacere sta solo nel seguire il monologo del protagonista, oltre che nel crogiolarsi nell'ambientazione dell'hotel di lusso, con le sue moquettes e i suoi tendaggi e tappezzerie pesanti e i tramonti visti dalla camera e il servizio in camera e tutta la vita di una gran macchinone che è un mondo a parte rispetto il resto della città. La ciliegina sulla torta, poi, quella che mi fa accendere senza troppi dubbi la quinta stella, è la digressione che racconta il finale della storia dell'esimio Hörbiger: è un puro lampo di genio.



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