giovedì 24 aprile 2025

Dasvidania - Nicolai Prestia

 Ci sono libri per i quali è opportuno ricordare che semplice non vuol dire facile. Qui siamo sul versante opposto: libro semplice perché facile, praticamente elementare.

Però il tema affrontato non è banale e ci sono buoni spunti e buoni personaggi - poco importa se sono più reali o più di fiction.
Ad esempio: il direttore dell'istituto (orfanotrofio) che è l'esatto contrario di quello che si trova sempre in ogni film e romanzo, lontanissimo da ogni cliché, un uomo che sa capire i ragazzi, sa ascoltarli, sa parlargli, sa mettersi nei loro panni, e per difenderli giunge persino a dare agli assistenti sociali un cicchetto da levargli il pelo. Ecco, se questo personaggio è inventato vuol dire che l'autore ha avuto un lampo di genio. Se è reale, allora il mezzo genio è il direttore stesso. E merito dell'autore averlo messo in evidenza.

Anche gli altri temi non sono banali. Adozione (internazionale e non): come vive e come si sente un bambino che aspetta di essere adottato? Ospedale: come vive e come si sente un bambino ricoverato in ospedale?
Rapporti di amicizia tra ragazzini raccontati in maniera molto semplice, ma meglio questa semplicità piuttosto che certe melensaggini.
In generale, tutta la scrittura è più che semplice, è letteralmente elementare, e se da un lato ammetto che mi aspettavo qualcosa di più, dall'altro riconosco che è una scelta stilistica coerente con il contenuto.
Last but not least: ha il merito di saper raccontare in maniera implicita - show, don't tell - il fatto che le cose belle accadono non necessariamente perché te le sei sudate e/o meritate e/o hai patito chissà quale sofferenza e allora un qualche dio in cielo ti degna di una ricompensa. A volte succedono e basta.

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